Barack Obama e l'America latina

Cosa ci si può attendere dal nuovo presidente statunitense in fatto di relazioni con l'America del sud? Alcuni segnali sono positivi, ma resta una sostanziale continuità con le politiche delle amministrazioni precedenti, soprattutto in fatto di sicurezza e lotta al «narcotraffico».

Mentre il mondo festeggia l’elezione del primo afroamericano alla presidenza degli Stati uniti d’America, c’è già chi si chiede quali saranno realmente i cambiamenti nella politica estera e commerciale di Washington. Uno dei punti controversi, sui quali la corte di analisti si divide in Obama-euforici e Obama-scettici, è l’impatto che il cambio di timone avrà sulle politiche statunitensi in America Latina.
Concordi nell’affermare che una drastica inversione di rotta nell’amministrazione Obama è piuttosto improbabile, i primi tuttavia confidano che Obama possa rappresentare almeno l’inizio di una nuova fase nelle relazioni tra America del nord e del sud; mentre i secondi diffidano dal clima di ottimismo generalizzato e prevedono politiche di sostanziale continuità con le passate amministrazioni. A ben guardare, se è vero che le proposte avanzate dai democratici per l’America latina contengono alcuni punti di novità, è anche vero che alcuni aspetti – come le politiche di sicurezza e di lotta al narcotraffico – sembrano essere all’insegna della totale continuità.
Le linee guida della politica di Obama per l’America latina sono racchiuse nel documento «Una nuova alleanza per le Americhe» e riprendono le «quattro libertà» di Franklin Delano Roosevelt. I quattro pilastri della proposta riguardano rispettivamente: libertà politica, democrazia, sicurezza e lotta alla povertà.
Nel discorso tenuto in campagna elettorale a Miami il 23 maggio scorso, davanti alla Fondazione nazionale cubano-americana, Obama ha affermato: «C’è bisogno di un cambiamento nella politica verso l’America latina. È ora di costruire una nuova alleanza per le Americhe. Dopo le ultime due amministrazioni fallimentari, abbiamo bisogno di rafforzare la leadership per il futuro. Dopo decenni di pressione dall’alto abbiamo bisogno di una agenda che promuova democrazia, sicurezza e pari opportunità. La mia politica per il continente sarà guidata dal semplice principio secondo cui ciò che è buono per i popoli delle Americhe è buono per gli Stati Uniti». Nonostante queste parole, pare – secondo le precisazioni seguite sull’argomento – che alla «nuova alleanza» potrebbero non essere invitati i governi «scomodi» per Washington, e cioè Venezuela, Cuba, Nicaragua, Bolivia ed Ecuador.
Per elaborare la sua strategia latinoamericana, Obama si è affidato a Frank Sanchez, consulente d’impresa di Tampa di origini spagnole, nominato consigliere per le relazioni con l’America del sud. In un’intervista rilasciata poche ore prima della vittoria di Obama, Sanchez affermava che «l’America Latina diventerà una priorità nell’agenda degli Stati uniti se sarà eletto Obama. Le amministrazioni Bush si sono occupate del subcontinente solo per coordinare azioni contro il narcotraffico e per l’implementazione di Trattati di libero commercio. Il vuoto lasciato nelle relazioni politiche ha permesso l’ascesa di un demagogo come Chavez. Siamo intenzionati a riprendere relazioni dirette e costanti con i paesi latinoamericani». In realtà in diverse occasioni Obama ha lasciato intendere che è disposto a riprendere il dialogo anche con il pari grado venezuelano, a patto che cessino i toni antistatunitensi di quest’ultimo.
Altro punto spinoso è rappresentato dalla questione delle relazioni con Cuba: Obama ha annunciato di voler eliminare molte delle restrizioni sui viaggi verso l’isola e sulle rimesse monetarie, e di voler chiudere al più presto e in via definitiva il carcere di massima sicurezza di Guantanamo. Il neo eletto presidente ha anche affermato di voler riprendere relazioni diplomatiche dirette con Cuba anche se sembra ancora lontana la decisione di interrompere definitivamente l’embargo contro l’isola caraibica.
Dal punto di vista delle politiche commerciali, nel programma democratico si aprono spiragli per una revisione dei Trattati di libero commercio con l’America Latina: Obama si è dichiarato contrario alla firma di un Tlc con la Colombia e si è detto disponibile a rivedere le condizioni del Nafta e di altri accordi commerciali bilaterali.
Molto conservatrici appaiono al contrario le posizioni sulle politiche di sicurezza e la lotta al narcotraffico. Obama ha garantito la continuazione del controverso Plan Colombia e del Plan México, ambedue programmi che non hanno significato alcun progresso nella lotta al narcotraffico [che è anzi aumentato], ma che garantiscono all’esercito statunitense il controllo di punti strategici dal punto di vista geopolitico ed economico.
Appena avuta notizie dell’elezione di Obama i presidenti di Bolivia, Cile, Argentina, Brasile hanno lanciato un immediato appello per un cambiamento nelle relazioni tra nord e sud America e per la cessazione dell’embargo con Cuba, mentre freddine sono state le reazioni di Messico, Colombia e Perù – i tre bastioni latinoamericani rimasti fedeli a Washington – che hanno chiesto immediate rassicurazioni sulla continuazione delle politiche bilaterali commerciali e di sicurezza in corso con la Casa Bianca.

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