Dopo il voto favorevole della camera dei deputati di due settimane fa, anche il senato ha approvato dopo 11 ore di discussioni la legge che prevede il ritorno a un sistema pensionistico unico gestito dallo stato; la proposta del governo di Cristina Fernández Kirchner ha ottenuto 46 voti favorevoli e 18 contrari. In base ai nuovi criteri, lo stato assorbirà adesso una decina di fondi pensione privati creati a partire dal 1993, anno della liberalizzazione della previdenza attuata dall’allora presidente Carlos Menem.
I fondi privati che saranno assorbiti avevano investito parte dei versamenti dei lavoratori in istituzioni finanziarie statunitensi che l’attuale crisi socio-economica internazionale ha messo a rischio: questa è stata la principale motivazione addotta da Kirchner quando ha presentato l’iniziativa. La nazionalizzazione dei fondi era necessaria «anche perché in 15 anni di vita non si erano ottenuti i risultati prefissati» ha detto il vicepresidente della commissione lavoro al senato, Julio Miranda. Il provvedimento è invece secondo l’opposizione un colpo di mano: di «una vera e propria confisca» ha parlato Ernesto Sánz, dell’Unione civica radicale (Ucr), facendo riferimento anche agli ingenti capitali di cui ora potrà disporre il governo.






