L'Ecuador dichiara illegittimo il debito estero

Si conclude il lavoro della Commissione voluta dal presidente Rafael Correa per indagare sulle origini e sulla struttura del debito estero del paese. Il governo dovrà ora decidere se continuare a pagare il debito o aprire una procedura per chiederne l'abolizione.

Il 20 novembre si è riunita a Quito la Commissione sul debito estero dell’Ecuador [Caic], alla presenza del presidente Rafael Correa, per presentare ufficialmente il rapporto finale di un lungo lavoro di indagine sulla composizione del debito estero ecuadoriano. La Caic ha definito il debito contratto dal paese andino non solo «illegittimo» ma anche «corrotto e illegale». Si tratta di una dichiarazione senza precedenti, che mette in dubbio per la prima volta a livello istituzionale la legittimità del sistema del debito contestando le imposizioni di pagamento provenienti dai paesi ricchi e dalle istituzioni finanziarie internazionali.
La Caic era stata costituita proprio da Correa nel 2007 alcuni mesi dopo il suo insediamento. La Commissione, la prima di questo tipo ha lavorato assieme ai rappresentanti della società civile, e ha avuto il compito di analizzare l’evoluzione del debito estero contratto dall’Ecuador tra il 1976 e il 2006.
Secondo la relazione finale, per redigere la quale la Commissione ha esaminato oltre 350 contratti di prestito, l’Ecuador avrebbe ricevuto nell’ultimo trentennio 30 miliardi di dollari in prestito e ne avrebbe restituiti [interessi inclusi] oltre 100 miliardi. Ciò dimostrerebbe che il paese ha già pagato molto più del dovuto. Inoltre, quasi il 90 per cento dei soldi usati per i pagamenti sono provenuti da nuovi prestiti contratti ad hoc, a dimostrazione delle distorsioni provocate dal sistema.
Oltre a essere un rapporto ufficiale che apre il cammino a scenari nuovi di giustizia economica e sociale, quello della Caic è un pronunciamento storico per la lotta dei movimenti sociali che in questi anni si sono battuti contro il debito estero, considerandolo un ulteriore strumento di dominio usato dai paesi ricchi e dalle istituzioni finanziarie internazionali per creare o mantenere vincoli di dipendenza in capo ai paesi del Sud del mondo.
Durante la presentazione Correa ha dichiarato che «il governo ecuadoriano non pagherà il debito estero perché considera che tale onere debba essere diviso in parti uguali tra coloro su cui ricade la responsabilità della sua creazione, e che hanno agito con mala fede, corruzione e tradimento».
La dichiarazione segue quella rilasciata il 14 novembre dal ministro delle finanze, Maria Elsa Viteri, che aveva dichiarato di voler usare il periodo di 30 giorni previsto dall’Accordo di emissione dei bonus globali 2012 attendendo l’esito della relazione della Caic prima di decidere se pagare o meno i 30 milioni di dollari di interessi sul debito in scadenza. Nella trasmissione radiofonica di sabato Correa ha aggiunto che il governo «ha tempo fino al 15 dicembre per prendere una decisione sulla base del risultato delle indagini della Commissione.»
Il primo passo sarà verificare se è possibile promuovere un giudizio internazionale che acclari l’illegittimità del debito. Altro compito che il governo intende assumere è identificare e provare le responsabilità di coloro – ecuadoriani e stranieri – che hanno contribuito all’indebitamento dell’Ecuador, facendo in modo che paghino per le loro responsabilità.
Grazie al risultato raggiunto dalla Commissione ed alla posizione assunta dal governo dell’Ecuador si aprono ora importanti prospettive per i paesi del Sud, in particolare in questa fase di profonda crisi non solo di economia e finanza, ma del modello neoliberista nel suo complesso.
Una nuova fase che solleva con forza la questione della legittimità del debito estero dei Paesi più poveri e che potrebbe portare alla richiesta di sospensione dei pagamenti da parte di numerosi paesi non solo latinoamericani e aprire la strada a indagini tecniche allargate che determinino una volta per tutte l’illegittimità del sistema di debiti esteri e la riparazione per quanto ingiustamente versato finora.

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