Dal governo federale indiano non è partito al ordine di mobilitazione per l’esercito, né ci sono movimenti di truppe dal lato indiano del confine con il Pakistan. Lo scrive il quotidiano indiano The Hindu, citando fonti dell’esercito. Una notizia che conferma che l’India non sembra avere intenzione di reagire «a caldo» agli attacchi terroristici avvenuti a Mumbai.
La resa dei conti, per ora, è tutta all’interno del governo del Maharashtra, lo stato di cui Mumbai è la capitale. Alle dimissioni del numero due del governo statale, R. R. Patil, potrebbero presto aggiungersi quelle del primo ministro statale Vilasrao Deshmukh, che ha detto, lunedì di mattina, di essere in attesa di un’indicazione in questo senso dal suo partito, il Partito del Congresso, principale forza della coalizione di governo anche a livello federale. E mentre i partiti della destra hindu incalzano, sia a New Delhi che a Mumbai, e accusano governo, servizi di sicurezza, polizia ed esercito di aver abbassato la guardia rispetto alla minaccia del terrorismo di matrice jihadista, i vertici del governo federale fanno di nuovo appello al Pakistan perché collabori alle indagini, nell’interesse del processo di pace tra i due paesi. Un appello alla collaborazione è arrivato anche da Washington, attraverso le parole di Condoleezza Rice, segretario di stato uscente. E a Delhi è atteso l’arrivo di un alto funzionario dell’Isi, il servizio segreto pakistano, per cercare di coordinare le indagini. Per ora, la pista più calda è quella che porta in Kashmir, ai separatisti di Lashkar e-Toiba, anche se i vertici del braccio politico dell’organizzazione armata continuano a negare ogni coinvolgimento diretto. Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha nel frattempo presentato una proposta che era in agenda già da tempo: la creazione di un’unica agenzia per la lotta al terrorismo. La Federal investigation agency [Fia] dovrà coordinare le politiche di sicurezza e le indagini, ma saranno anche emanate nuove norme per far fronte alle crescenti minacce interne ed esterne, così come saranno aumentati gli organici dei reparti speciali entrati in azione a Mumbai negli ultimi giorni. Tutte misure necessarie, secondo Singh, per adeguare la risposta indiana alle minacce ed evitare così che attacchi come quello subito da Mumbai possano poi innescare la reazione isterica che i terroristi probabilmente vorrebbero per far saltare il processo di pace tra India e Pakistan. Come contropartita per il proprio sangue freddo, il governo indiano si attende ora che Islamabad faccia un passo e collabori alle indagini per individuare i responsabili degli attacchi. Solo a queste condizioni, lascia intendere Singh, la pace si può salvare.






