La situazione si degrada ogni giorno di più in Sri Lanka. I combattimenti in corso nel nord del paese avrebbero causato in questi giorni centinaia di vittime civili nella zona di guerra: lo hanno reso noto fonti della ribellione delle Tigri tamil, secondo le quali le forze regolari cingalesi continuano ad attaccare con l’aviazione e l’artiglieria nonostante l’impegno a non utilizzare armi pesanti.
Almeno nove persone sarebbero morte di fame e molti civili avrebbero un disperato bisogno di cibo: i ribelli hanno lanciato un appello perché le Nazioni unite chiedano al governo cingalese di permettere alla comunità tamil all’estero di inviare aiuti umanitari nella zona.
Secondo il Comitato Internazionale della Croce Rossa [Cicr] migliaia di civili sarebbero rimasti intrappolati nella fascia costiera che il governo ha definito «zona di sicurezza», e si trovano in condizioni assai vulnerabili: il Cicr ha invitato le autorità cingalesi a garantirne la protezione e a permettere l’afflusso di maggiori quantità di cibo e medicinali, come anche il segreatrio generale dell’Onu Ban Ki-Moon.
Il ministro per i diritti umani Mahinda Samarasinghe ha detto che il governo ha inviato aiuti sufficienti, ma secondo il Cicr l’ultimo convoglio di aiuti risale al 2 aprile. Finora sarebbero state distribuite 2200 tonnellate cubiche di aiuti, una quantità di molto iinferiore alle necessità sul campo.
Il premier Ratnasiri Wickremanayake, ha dichiarato il 5 maggio che il leader ribelle dei tamil, Velupillai Prabhakaran, è intrappolato in una piccola striscia di terra circondato dai soldati del governo. Il premier ha detto al parlamento che Prabhakaran, 54 anni, sta ancora guidando i combattenti delle Tigri per la liberazione tamil eelam [Ltte] nella loro disperata battaglia per la sopravvivenza contro l’avanzata militare delle truppe governative. Prabhakaran aveva fatto perdere le proprie tracce da oltre 18 mesi e in molti credevano che fosse morto o scappato da tempo dall’isola. Il presidente Mahinda Rajapakse ha sottolineato di volere il leader delle Tigri vivo.
Intanto sarebbero circa 200 mila i civili tamil sotto assedio in un’area di 10 chilometri quadrati. Nei primi tre mesi del 2009, le vittime tamil dei bombardamenti governativi sarebbero almeno 3500 mentre ci sarebbero 10 mila. E’ impossibile aver fonti indipendenti su quello che sta succedendo perché nel settembre 2008, il governo dello Sri Lanka ha espulso tutte le organizzazioni umanitarie dalla regione controllata di Tamil, imponendo severe restrizioni sull’invio degli aiuti umanitari ai civili.
Lo Sri Lanka conta venti milioni di abitanti, il 74 per cento di loro sono cingalesi e il 12,5 per cento sono tamil. Dal 1972 è in corso sull’isola un conflitto separitista tra l’esercito governativo cingalese e la ribellione delle tigri tamil. I dirigenti politici tamil che non fanno parte della ribellione armata temono che la loro richiesta di più autonomia politica non venga ascoltata dal regime nazionalista del presidente Rajapakse. «Molti tamil temono che queste rivendicazioni legittime non siano soddisfate, ma credo che una soluzione politica ragionevole e accettabile sarà trovata» dichiara il capo del Fronte democratico di liberazione del popolo [Dlpf], Dharmalingam Sithadthan. Cofondatore del Ltte, di cui si è poi allontanato, Sithadthan chiede che venga applicato il tredicesimo articolo della Costituzione che prevede la decentralizione dei poteri verso le nove province del paese e in particolare quelle del nord e dell’est dove sono concentrati i tamil.
Il presidente del Fronte unito tamil di liberazione [Tulf], Anandasangaree, alleato con il governo, propone dal canto suo di «seguire il modello dell’India» con una federazione di Stati.
Il presidente Rajapakse, eletto nel 2005, e che guida l’offensiva contro le tigri, ha sempre promesso un «regolamento politico» per la minoranza tamil. Ma per ora queste promesse non sono state seguite dai fatti. Eppure, come ricorda Sithadthan, «dobbiamo vivere insieme. Negare i diritti dei tamil distrugerebbe il paese».
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