Massacri di civili in Sri Lanka, l'offensiva governativa continua

In Sri Lanka è un atto un «bagno di sangue» denuncia l'Onu. Circa mille civili tamil sarebbero stati uccisi il 10 maggio e i bombardamenti vanno avanti nella zona di sicurezza. Il governo vuole annientare le tigri tamil e rifiuta la tregua umanitaria richiesta dalla comunità internazionale.

Almeno mille civili sarebbero stati uccisi nello Sri Lanka in due giorni di combattimenti tra l’esercito di Colombo e le Tigri Tamil [Ltte]: lo hanno riferito fonti mediche locali, spiegando che le vittime accertate sono 430 ma potrebbero arrivare al migliaio. Un sito vicino ai ribelli ha denunciato le operazioni dell’esercito nelle aree di guerra, accusando i militari cingalesi di avere massacrato centinaia di civili – «Più di 1200 corpi sono stati contati e 257 cadaveri sono stati portati verso l’obitorio di un ospedale improvisato in zona ribelle, mirata da sabato sera da tiri di artiglieria dell’esercito di Colombo», annuncia il Ltte, che precisava domenica che «più di duemila civili innocenti sono stati uccisi nelle ultime 24 ore» dai bombardamenti dell’esercito governativo. Secondo tamilnet, anche il portavoce militare dei separatisti, Ilanthirayan, è rimasto gravemente ferito ieri nei combattimenti.
Non si è fatta aspettare la smentita dell’esercito governativo: «Non abbiamo usato alcuna arma pesante nella zona in cui tamilnet afferma che sono stati uccisi civili», ha dichiarato il portavoce dell’esercito, il generale Udaya Nanayakkara. I militari accusano anche le tigri di aver sparato sui civili colpi di mortaio, per intaccare l’immagine dell’esercito governativo sul piano nazionale e internazionale.

Le stime delle Nazioni unite del mese scorso riferiscono di circa 6.500 civili morti in tre mesi di scontri, 14 mila feriti da gennaio mentre gli sfollati sarebbero più di 200 mila e avrebbero quasi tutti raggiunti campi nel nord del paese. L’Onu denuncia il «bagno di sangue» in corso nella parte settentrionale dello Sri Lanka, in cui almeno cento bambini sono morti. «Consideriamo attendibili le informazioni che giungono dal dottor Shanmugaraj, che questa mattina ha aggiornato a 430 il numero dei civili arrivati tra ieri e oggi nell’ospedale da campo di Mullavaikkal, dichiarando che il bilancio potrebbe raggiungere addirittura i mille morti – ha dichiarato il portavoce dell’Onu in Sri Lanka, Gordon Weiss – Molti cadaveri non sono ancora stati recuperati, molti feriti non ce la faranno e i bombardamenti continuano. E’ il bagno di sangue che noi delle Nazioni unite avevamo previsto, chiedendo alle due parti di consentire l’accesso all’area dei combattimenti dove sono ancora intrappolati tra i 50 e i 100 mila civili. Abbiamo chiesto ai guerriglieri dell’Ltte di lasciar fuggire i civili, ma non lo hanno permesso. Abbiamo chiesto al governo di fermare i bombardamenti sui civili, ma non lo hanno fatto, nonostante la telefonata del nostro segretario generale al presidente Rajapakse».

A proposito del massiccio bombardamento compiuto dall’esercito dello Sri Lanka tra la notte di sabato e di domenica nella «zona di sicurezza» di Mullaiththeevu, una stretta fascia di terra in cui si trovano arroccati gli ultimi uomini della ribellione delle Tigri per la liberazione della Patria Tamil [ltte] e decine di migliaia di civili, si parla di «massacro del 10 maggio». Il sito Tamilnet, il primo ad aver denunciato il massacro, sostiene che i cadaveri contati siano oltre 1200. E l’offensiva non si è fermata ieri. Fonti sanitarie del governo hanno riferito oggi di nuovi pesanti bombardamenti nella regione settentrionale dello Sri Lanka, per la seconda notte consecutiva, che avrebbero provocate nuove e numerose vittime tra i civili.

La zona dei combattimenti è chiusa e solo pochi membri del Comitato internazionale della Croce rossa vi hanno ancora accesso. E’ impossibile sapere se l’esercito governativo ha effettivamente smesso di usare armi pesanti contro la zona di sicurezza dove sono intrappolate decine di migliaia di civili.La Croce rossa Internazionale, che disponde di trenta medici locali nell’ospedale da campo di Mullavaikkal, tace. «Non confermiamo né smentiamo le notizie apparse nelle ultime ore – dichiara Sarasi Wijeratne, portavoce dell’Icrc in Sri Lanka, sul sito di Peacereporter – Il nostro personale sul posto è troppo impegnato per darci conto di quello che succede, per contare il numero dei morti. Possiamo solo dire che le vite di migliaia di civili continuano ad essere messe a rischio a causa dei combattimenti, ribadendo la necessità di proteggerli come previsto dal diritto umanitario internazionale. Per ora, l’unica cosa che possiamo fare e continuare a evacuare i feriti e a portare cibo e medicinali via mare: da quando abbiamo attivato il ponte navale, lo scorso 10 febbraio, abbiamo portato in salvo quasi 14 mila civili feriti e ammalati».

Intanto il presidente, il nazionalista Mahinda Rajapakse, non intende cedere alle pressioni della comunità internazionale e dell’Onu che chiedono un cessate-il-fuoco umanitario. Per il governo, convinto di aver vinto una guerra lunga 37 anni, la tregua permeterebbe solo alle tigri – che nel 2006 controllavano un terzo dei 65 mila chilometri quadrati dell’isola mentre ora sono costretti in una striscia costiera di quattro chilometri quadrati – di riarmarsi e riorganizzarsi.

Tags assegnati a questo articolo: Tamil

Mail_long