Il supremo organo della Repubblica islamica ha invitato i candidati «sconfitti» da Ahmadinejad a un incontro fissato per sabato. E intanto ha annunciato che saranno esaminati 646 ricorsi contro i brogli elettorali. A Teheran le proteste continuano.
Non sono ancora segnali certi, ma sono le prime avvisaglie che qualcosa nelle alte gerarchie della Repubblica islamica d’Iran si sta muovendo. Dopo cinque giorni di proteste continue, andate avanti anche oggi, il Consiglio dei Guardiani della rivoluzione, supremo organo collegiale della Repubblica, ha accettato di esaminare 646 ricorsi sui presunti brogli commessi a favore di Mahmoud Ahmadinejad. Il Consiglio ha anche inviato i tre candidati «sconfitti», Mir Hossein Moussavi, Mehdi Karroubi e Mohsen Rezai a un incontro, fissato per sabato. Non è ancora chiaro se i tre candidati abbiano accettato l’invito che, secondo il presidente del Consiglio dei guardiani, «servirà a esporre le loro rimostranze contro l’esito del voto».
Intanto, anche oggi a Teheran è stata una giornata di proteste dei sostenitori di Moussavi. Il leader dell’opposizione ad Ahmadinejad aveva invitato i suoi sostenitori a manifestare davanti alle moschee o comunque in modo pacifico per un «giorno di lutto» per ricordare i «nostri concittadini feriti o martirizzati» durante le proteste di questi giorni. I sostenitori, ancora una volta, sono scesi in strada a decine di migliaia per mostrare il loro cordoglio per le vittime della repressione, ma soprattutto la loro rabbia contro Ahmadinejad. Moussavi ha anche chiesto che siano immediatamente scarcerati i manifestanti, i giornalisti e gli attivisti dell’opposizione arrestati in questi giorni. Il numero esatto degli arresti non è noto, ma sicuramente sono diverse centinaia, forse 500. Un centinaio di persone ha manifestato anche davanti alla sede dell’Onu a Teheran, per chiedere l’intervento internazionale nelle operazioni di verifica dei voti delle elezioni del 12 giugno.
Nel complicato sistema istituzionale della Repubblica islamica, è un’altra entità a risollevare un po’ le speranze dei manifestanti. L’Assemblea degli esperti, il massimo organo del clero sciita, incaricato di eleggere la Guida suprema, ha diffuso un comunicato in cui si congratula con il popolo iraniano per l’altissima partecipazione al voto. Nel comunicato non c’è traccia di auguri al nuovo presidente. Un segnale, secondo gli esperti, del fatto che l’Assemblea non dà ancora per acquisito l’esito delle urne. A presiedere l’Assemblea è Hashemi Rafsanjani, ex presidente e acerrimo rivale di Ahmadinejad, che lo ha accusato di corruzione durante la campagna elettorale. La protesta di piazza, insomma, si è rapidamente trasformata in uno scontro che attraversa le istituzioni iraniane, fino alla Guida suprema Ali Khamenei, che dopo aver sostenuto la legittimità del voto ha fatto una parziale marcia indietro negli ultimi giorni. E la tv di stato, così come alcuni giornali istituzionali, è stata costretta a dare rilievo alle proteste.
Le manifestazioni quindi andranno avanti. Dopo i cortei di oggi, Moussavi ha convocato un’altra manifestazione sabato, davanti all’università di Teheran, che è uno dei capisaldi del movimento di opposizione. Domani, invece, a una settimana dal voto, la Guida suprema Ali Khamenei condurrà nello stesso campus universitario la grande preghiera del venerdì. Ci si attende un sermone che inviti alla calma e alla difesa delle istituzioni della Repubblica islamica, ma con il passare dei giorni è sempre più lo stesso Khamenei ad essere oggetto di dubbi e contestazioni, anche se ancora non espresse apertamente. E mentre le Guardie rivoluzionarie [i Pasdaran] e le milizie filogovernative Basiji cercano di stringere le maglie della censura – andando oltre il loro «compito istituzionale» – i sostenitori di Moussavi usano ogni mezzo possibile per fare circolare nel paese e nel mondo notizie sulle manifestazioni. Secondo alcune testimonianze apparse nella blogosfera iraniana, le donne hanno iniziato a nascondere sotto i chador telecamere e macchine fotografiche, da usare per fare i video da lanciare su YouTube.






