La stretta creditizia continua a far soffrire le imprese e dunque anche ai lavoratori: il 20,7 per cento delle aziende ha infatti avuto difficoltà nell’accesso al credito bancario negli ultimi sei mesi. E’ quanto emerge da una nuova indagine di Unioncamere effettuata a giugno. Altri dati sulla crisi giungono oggi dalle associazioni dei consumatori a proposito della stagione dei saldi: secondo i calcoli dell’osservatorio Federconsumatori soltanto il 48 per cento delle famiglie [pari a 11,5 milioni] approfitterà nelle prossime settimane dei saldi, con una spesa totale, ben inferiore a quella dello scorso anno, di 1,75 miliardi di euro, pari a 150 euro a famiglia. Ma, come noto, la crisi precipita anche sui media per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari, con grande gioia per i movimenti antiutilitaristi: per la fine del 2009 il calo complessivo degli investimenti pubblicitari in Italia, nelle previsioni dell’Upa [Utenti pubblicità associati], sarà pari al 12 per cento. Nel primo semestre 2009 il calo era stato più drastico [meno 18 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2008, che era stato a sua volta nettamente migliore del secondo semestre dell’anno], a fronte del meno 13,5 per cento del Regno Unito, del meno 12 per cento degli Stati uniti e del meno 19 per cento della Spagna.
Preoccupazione per la crisi globale, tutt’altro che conclusa, giungono infine oggi dal primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, in un’intervista rilasciata al Financial Times in occasione dell’assunzione della presidenza di turno dell’Unione europea. Il settore finanziario dell’Ue, secondo il capo del governo del paese scandinavo, potrebbe andare incontro a nuove, ingenti perdite. «Non abbiamo ancora superato la crisi – ha detto Reinfeldt – e per questo dobbiamo domandarci a quale tipo di perdite possiamo andare incontro ora». La conclusione, secondo Reinfeldt, è che «non bisogna andare avanti con pacchetti di stimolo all’economia, proprio in previsione di possibili ulteriori problemi nel settore finanziario». Secondo un rapporto pubblicato nelle scorse settimane dalla Banca centrale europea, le banche delle 16 nazioni che adottano la moneta unica potrebbero far registrare entro la fine del 2010 perdite per 202 miliardi di euro.
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