Il Sardegna l'anti G8 si fa in due: a Sassari dal 6 all'8 luglio c'è il Cuntra G8, mentre nel Sulcis è già cominciato il GsOtto, come raccontiamo in questo articolo, e si conclude dal 4 al 7 luglio a Genova a Palazzo Ducale.
Ci sono zone geografiche che spesso sono qualcosa di più che un semplice punto su una cartina. Sono veri e propri luoghi dell’anima che parlano di un territorio in cui sviluppo insostenibile, lotte sociali e rinascita necessaria si sono legati per decenni in un intreccio inestricabile. Ma possono essere anche laboratori sociali, se si riesce ad ascoltarne le esigenze mettendosi in gioco e in collegamento con chi queste esigenze rappresenta. Sono oltre cento gli ospiti internazionali del GsOtto, il Forum alternativo al G8 ufficiale che pochi giorni prima dell’inizio del vertice all’Aquila ha deciso di mettere radici nel profondo sud della Sardegna.
Cinque giorni di eventi e iniziative e tre giorni di seminari sulla crisi ecologica, sulla crisi sociale e alimentare e sulla crisi di civilizzazione, ma anche sulle proposte concrete e alternative per un pianeta oramai in bilico. La rete che ha promosso il Forum è vasta e internazionale, va da Mais all’equosolidale Fair, dall’Arci a Crbm/Mani tese passando per Fiom, Legambiente e le Domus Amigas. Affiancati agli internazionali del World Development Movement, con la Xarxa del Consumo solidario, Friends of the earth e molti altri. L’obiettivo è ripartire dal percorso dei forum, partito da Porto Alegre e arrivato a Belem, ma che ha compreso al suo interno anche quel Public Forum organizzammo a Punta Vagno a Genova proprio nel luglio di otto anni fa, e che fu cancellato dalla repressione più pesante della storia della recente Repubblica.
L’obiettivo è riprendere quei temi che già parlavano delle contraddizioni di un sistema economico finanziario che già mostrava le sue crepe nel 2001 e che solamente i movimenti sociali hanno avuto il coraggio di mettere alla luce del sole. Le stesse crepe che hanno determinato il crollo di quest’anno, e che sono state alimentate dalle ricette predatorie che le organizzazioni internazionali formali e informali, primi fra tutti i vertici del G8, hanno colpevolmente rifilato a mezzo mondo.
Il GsOtto difficilmente avrà qualcosa da chiedere al G8 ufficiale, organismo che ha avuto l’acume di delegittimarsi da solo, scoprendosi incapace di prevenire e di gestire le crisi, oltre che di propagandare un sistema a vantaggio di pochi. Ma ha qualcosa da dire a tutti coloro che nella società hanno intenzione di riattivarsi. Perché parla con la lingua delle reti orizzontali e locali, partendo dalle analisi e dalle esperienze concrete. Come quella di Pablo Guerra, sociologo del lavoro e professore all’Università dell’Uruguay, venuto in Italia per raccontare come i movimenti sociali dell’America latina stiano costruendo reti solidali alternative al paradigma neoliberista. Si tratta di centinaia di esperienze che collegano le fabbriche autogestite con le filiere della lana o del cotone gestite dalle comunità locali, secondo criteri equosolidali. O come quella di Trina Tocco, leader del movimento degli studenti statunitensi contro le firme della moda e lo sfruttamento subito da chi queste firme confeziona, e una delle animatrici del movimento di denuncia delle politiche del lavoro di Wal-Mart.
Ma non è necessario venire nel Sulcis per seguire i lavori e attivarsi di conseguenza. Su www.gsotto.org è possibile non solo scaricare documenti e approfondimenti, ma anche seguire in diretta in lavori con la trasmissione in streaming.
Le iniziative sarde hanno eventi collegati. Nella Genova del G8 2001, il 4 luglio ad Oregina, nella periferia genovese, e il 7 luglio a Palazzo Ducale, nella sede di quel vertice maledetto. Perché le mobilitazioni di oggi possono crescere solamente se mantengono le radici nel passato, negli altri luoghi simbolici del movimento che ha saputo far cambiare le agende di chi pensava che la storia fosse finita.
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