L'ultimo giorno di «contestazione diffusa» al G8. Migliaia al corteo

Erano circa 10 mila i partecipanti alla manifestazione nazionale contro il G8 indetta dal Patto di base oggi a L'Aquila. Ed è continuata, ieri e oggi, la «contestazione diffusa» al vertice, con le azioni nei porti di Ancona e Venezia.

Anche l’ultimo giorno del G8 è stato segnato dalle mobilitazioni «decentrate» e dalla manifestazione nazionale, a l’Aquila, indetta dal Patto di base e della rete No G8. Migliaia di manifestanti, arrivati in pullman e in auto da tutta Italia, hanno percorso la strada [nove chilometri] tra la stazione di Paganica e la Villa comunale, a ridosso del centro della città. La «marcia» è stata serena, ha aderito Rifondazione, Epicentro solidale, c’erano delegazioni dell’Onda e dei No Dal Molin. Tutto è andato per il meglio, anche al passaggio del corteo davanti ai cantieri delle C.a.s.e. di Bruzzano, difesi da un imponente schieramento di polizia che è risultato inutile. Solo una volta arrivati in città c’è stato qualche tafferuglio, risolto rapidamente dal servizio d’ordine organizzato dai manifestanti, che è intervenuto in due casi: una volta allontanando un gruppetto da un cordone della polizia e un’altra facendo togliere i passamontagna a un altro gruppetto di ragazzini.
Ieri era stata, ad Ancona, la «Giornata senza frontiere», che ha avuto il suo culmine in serata, nel porto. Già dalla mattinata la città si era svegliata assediata da uomini e mezzi delle forze dell’ordine anche nell’area portuale, con la polizia a presidiare ogni varco di accesso. Nel pomeriggio, intorno alle cinque, gli attivisti marchigiani delle Comunità resistenti, dell’Ambasciata dei diritti e di YaBasta! hanno bloccato, «contro i respingimenti ma dentro il percorso di contestazione diffusa al G8», una delle navi utilizzate per i rimpatri dei migranti: alcuni di loro avevano fatto in modo di trovarsi già all’interno della «security zone» del porto, e hanno organizzato un volantinaggio durante le operazioni di imbarco della nave Superfast, diretta in Grecia. Mentre sulla banchina proseguiva il volantinaggio, un altro gruppo di manifestanti è entrato in porto via mare, su due gommoni, issando striscioni con scritto «No border! Stop deportation», «Apriamo il porto alla libertà e ai diritti», «Stop G8! Basta respingimenti». Arrivati sulla banchina, i manifestanti si sono riuniti e sono riusciti a interrompere le operazioni di trasbordo. Gli attivisti sono saliti sui portelloni in fase di chiusura: da lì, dai portelloni «occupati», è stata convocata una conferenza stampa che ha denunciato come ogni giorno nel porto di Ancona vengano violati i più elementari diritti umani, centinaia di richiedenti asilo vengano fermati e respinti nell’assoluta violazione delle minime garanzie del diritto di asilo.
I manifestanti hanno richiesto che tutto il corteo cittadino, in partenza dopo pochi minuti da piazza Roma, potesse liberare collettivamente la «zona rossa» del porto: il blocco della nave è continuato per un’ora, poi gli attivisti si sono mossi per raggiungere la manifestazione. Ad attenderli oltre 2 mila persone. L’intera manifestazione ha fatto ingresso nell’area portuale violando «la zona rossa».
La stessa iniziativa si è ripetuta, oggi, nel porto di Venezia: un centinaio di attivisti sono riusciti a bloccare le operazioni di carico di una delle navi dirette verso la Grecia. Sono entrati nel porto gridando «Siamo tutti clandestini», sugli striscioni le scritte «Diritto di asilo. Stop respingimenti» e «Stop global war No G8! Support refugees». Anche a Venezia, da un anno le associazioni denunciano quanto avviene al porto [come del resto in tutti i porti dell’Adriatico] ai danni dei profughi afghani, curdi e africani che si nascondono sulle navi di linea cercando di arrivare in un luogo dove chiedere asilo. Dopo aver bloccato le operazioni di carico per circa due ore, anche a Venezia si è svolto un corteo nel porto.
Infine, non sono stati convalidati gli arresti effettuati a Roma martedì. Gli otto ragazzi sono stati scarcerati, ma per cinque di loro il giudice ha deciso «l’obbligo di firma».

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