Il governo del presidente Rafael Correa ha deciso di avviare l'esproprio delle terre agricole improduttive. Intanto, con l'ultimo volo di un aereo Usa, chiude la base statunitense di Manta. E l'Ecuador esce dalla trattativa per l'accordo di associazione con l'Unione europea.
Nell’ultima settimana ben tre buone notizie arrivano dall’Ecuador. Il 13 luglio il Ministro dell’Agricoltura dell’esecutivo di Correa, Walter Poveda, ha annunciato che, a partire dal 2010, inizierà un processo di espropriazione delle terre non coltivate. L’obiettivo, secondo le sue parole è «una più equa redistribuzione delle terre incolte, per garantire sussistenza ai contadini e tutelare la sovranità alimentare delle comunità rurali del paese». Un comitato formato dal Ministero dell’Agricoltura, il Ministero dell’Ambiente e le Segreteria de Pueblos analizzerà la situazione delle proprietà agricole di tutto il paese per procedere alle espropriazioni.
Poveda, chiarendo la differenza tra espropriazione e confisca, ha anche annunciato che «le terre saranno espropriate a fronte del pagamento di un giusto indennizzo». Uno degli obiettivi sarà rendere produttive le terre per garantire un sufficiente livello di produzione agricola interno che emancipi il più possibile il paese dalla dipendenza dalle importazioni di alimenti.
Il comitato avrà sei mesi di tempo per presentare lo studio sulla proprietà delle terre ed il loro uso. «La terra non è una merce» hanno dichiarato durante la conferenza stampa i rappresentanti del governo ecuadoriano.
Sempre la scorsa settimana il governo di Correa ha annunciato che i militari statunitensi abbandoneranno la base militare Eloy Alfaro, nella città portuale di Manta, il prossimo 18 di settembre. La decisione arriva a seguito delle dichiarazioni di un anno fa del Presidente che aveva deciso di non rinnovare il contratto della base militare straniera nel paese.
Il 17 di luglio un aereo P3 Orion della Marina statunitense ha completato l’ultimo volo operativo atterrando a Manta alla presenza di autorità ecuadoriane e statunitensi. Da allora nessun militare straniero potrà più operare in territorio ecuadoriano in osservanza dei principi sanciti dalla nuova Costituzione del paese andino che sta disegnando per Manta un futuro demilitarizzato: la cittadina ecuadoriana potrebbe diventare l’hub dei voli tra l’Asia e l’America latina.
L’istallazione della base era stata autorizzata nel novembre del 1999 durante il governo di Jamil Mahuad. La nuova Costituzione Ecuadoriana, approvata nel settembre dell’anno passato all’articolo 5 recita che «Non sarà permesso l’insediamento di basi militari straniere con finalità militari. È proibito cedere basi militari nazionali a forze armate o di sicurezza straniere». Le strutture presenti rimarranno allo stato ecuadoriano a titolo gratuito.
Il network No Basi in un comunicato reso pubblico il 13 luglio saluta in maniera positiva la conferma della chiusura della base di Manta e allo stesso tempo denuncia le atrocità che i militari hanno commesso nel paese ad esempio portando avanti la contestata pratica delle fumigazioni aree sulle coltivazioni illecite.
Risale al maggio scorso invece la notizia che il Pentagono ha già individuato la base aerea che sostituirà l’installazione di Manta nella gestione delle operazioni militari statunitensi contro i produttori di coca delle regioni andine ed amazzoniche e le organizzazioni guerrigliere colombiane. Secondo il quotidiano di Bogotà El Tiempo, si tratta dell’aeroporto «Germán Olano» di Palanquero, Puerto Salgar, dipartimento di Cundinamarca, 120 miglia a nord della capitale della Colombia.
La rivelazione del quotidiano sul futuro a stelle e strisce della base che ospita attualmente il Comando di Guerra «Cacom 1» della Fac [Forza aerea colombiana], trova conferma nella richiesta presentata al Congresso per l’assegnazione con il bilancio 2010 di 46 milioni di dollari da destinare alla realizzazione a Palanquero di una «infrastruttura operativa avanzata» nell’ambito dell’International Narcotics Control and Law Enforcement [Incle].
L’ultima notizia arrivata da oltreoceano riguarda invece la decisione di Correa di sospendere nuovamente i negoziati con l’Unione Europea per l’Accordo di Associazione, dopo una sessione di analisi tecnica delle bozze di accordo celebrata assieme a ministri e funzionari ecuadoriani. La decisione è stata resa nota la notte del 17 luglio, in una conferenza stampa tenuta dal Ministro per le Relazioni con l’Estero, il Commercio e l’Integrazione, Fander Falconí.
L’Ecuador aveva ripreso le negoziazioni alcuni mesi fa [dopo aver rifiutato di parteciparvi in un primo momento – assieme alla Bolivia che però ha espresso un secco rifiuto verso l’Accordo]. La decisione di rientrare nelle trattative sottintendeva – secondo il governo – la necessità di cercare un compromesso tra le condizioni poste dall’UE e quelle portate al tavolo di trattativa dai negoziatori ecuadoriani.
«L’Ecuador ha preso questa decisione in attesa che si trovi una giusta soluzione alla questione dell’esportazione di prodotti agricoli, in particolare le banane. Il governo dell’Ecuador si dichiara disposto a negoziare ma solo in un contesto nel quale vengano rispettate il diritto alla sovranità nelle decisioni economiche e commerciali del paese e le norme internazionali», ha concluso Falconi.
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