Missione Onu per gli indigeni colombiani

Dal 23 al 27 luglio, James Anaya, relatore speciale delle Nazioni unite per le questioni indigene, è stato in visita in Colombia, dove 34 popoli sono a rischio di estinzione.

Dal 23 al 27 di luglio, su sollecitazione dell’Autorità di Governo Nazionale Indigeno – ONIC, è stato in visita in Colombia James Anaya, Relatore Speciale delle Nazioni Unite per le questioni indigene, per una Missione di monitoraggio sulla grave situazione di violazione dei diritti umani che le popolazioni originarie subiscono nel paese andino.. La missione è arrivata a 5 anni di distanza dalla precedente, realizzata nel 2004 dal precedente relatore Rodolfo Stavenhagen, che aveva parlato di 18 etnie a rischio di estinzione.
Oggi secondo la Corte Costituzionale colombiana – e a testimonianza della scarsa ottemperanza alle raccomandazioni derivate da quella missione – le etnie a rischio sarebbero almeno 34.
Uno degli obiettivi della missione, che ha incontrato a Bogotà le delegazioni di numerosi popoli indigeni e si è spostata poi in varie regioni del paese per visitare le comunità più vulnerate, era oroprio quello di verificare l’attuazione delle raccomandazioni emanate nel 2004 da Stavenaughen.
Secondo il Consigliere Maggiore della ONIC, Luis Evelis Andrade, delle raccomandazioni derivate dalla precedente missione “nulla nella pratica è stato fatto. Il governo colombiano ha disatteso in toto le richieste contenute nel documento del 2004, violandole per azioni o omissioni che hanno reso a tutt’oggi ancor più vulnerati i diritti dei popoli indigeni che soffrono un numero crescente di violazioni e subiscono continui tentativi di sfollamento e di sfruttamento dei propri territori ancestrali”,
Una delle raccomandazioni emesse dal relatore Stavenaughen nel 2004 riguardava il mancato rispetto dei meccanismi di consenso preventivo ed informato previste da diverse convenzioni internazionali sottoscritte dalla Colombia, come la Convenzione 169 dell’ILO.
“Anche su questo punto – secondo Andrade – le misure di garanzia richieste in favore dei popoli nativi sono rimaste lettera morta. Anzi, in 5 anni sono aumentati i casi di sfollamento, e di uccisione selettiva di leader sociali per mano dei gruppi armati”.
Negli ultimi mesi la Corte Costituzionale ha emanato varie misure giuridiche a tutela dei popoli originari; una di essa riguarda specificamente i 34 popoli a rischio di estinzione e per i quali si chiedono Piani di Protezione specifici, mentre per tutti i popoli indigeni si raccomanda la formulazione di un Programma di Garanzia. Secondo la ONIC ciò dimostrerebbe chiaramente che la situazione dei popoli indigeni invece che migliorare sia peggiorata..
Nell’ultimo anno molti accadimenti hanno concorso a dimostare l’altro grado di vulnerabilità e lo stato di continua violazione dei diritti umani in cui vivono i popoli indigeni colombiani: la repressione delle mobilitazioni nel Cauca lo scorso ottobre, l’uccisione del marito della dirigente indigena del CRIC Aida Quilque, le uccisioni di 17 indigeni Awà a febbraio, le continue intimidazioni e minacce, l’aumento di sfollamenti e sparizioni.
Alcune organizzazioni internazionali – tra cui A Sud, hanno accompagnato in qualità di osservatori la missione della Nazioni Unite. Dopo Bogotà – che ha ospitato per due giorni delegazioni di popoli provenienti da tutto il paese, dalla zona caraibica come dalle Ande, dal pacifico e dalla selva – la missione si è spostata in Narino, dove il relatore ha incontrato il popolo Awa, dopodichè si è recata nella regione del Cauca, dove il movimento indigeno è nato, focolaio della Minga nazionale di resistenza che ha percorso la Colombia a partire dall’ottobre 2008.
Al termine del viaggio si è tenuta a Bogotà la conferenza stampa finale che ha diffuso i risultati della missione: secondo il relatore è possibile parlare di “un drammatico aumento dei crimini contro le popolazioni originarie, come omicidi, sfollamenti, mancato rispetto dei diritti alla terra, alla salute e all’educazione”. Secondo Anaya, la situazione è “grave e preoccupante, e occorre al più tardi entro la fine del 2009 mettere in atto precise misure di garanzia per migliorare la situazione che vivono 1,2 milioni di indigeni”. “Solo nell’anno in corso – ha affermato nel pomeriggio di ieri a Bogotà, davanti alla stampa riunita – sono stati assassinati in Colombia 59 indigeni”.
La ONIC, da parte sua, in concerto con le organizzazioni internazionali presenti al suo fianco, ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinchè tenga d’occhio nei prossimi mesi il compimento delle azioni auspicate dal relatore (che saranno meglio specificate quando la relazione completa sulla missione sarà pubblicata) e ha dichiarato che “è senz’altro importante tenere alta la soglia di attenzione attorno alle violazioni dei diritti commesse a danno dei popoli indigeni”, ma auspicando che questa missione non si risolva – come le precedenti – in una passerella istituzionale che culmina in raccomandazioni non vincolanti e alle quali il governo colombiano non ha alcuna intenzione di adempiere.
Quello che ci si augura è, al contrario, che qualcosa di concreto venga fatto per tutelare la sopravvivenza dei 102 popoli indigeni colombiani, che rappresentano una ricchezza inestimabile per l’umanità tutta, in termini culturali, politici, linguistici, biologici ed etnici.

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