Il made in Italy si esporta anche in Etiopia

La Campagna per la riforma della banca mondiale e altre Ong che compongono la coalizione europea Counter Balance hanno chiedono alla Banca europea per gli investimenti [Bei] di non fornire prestiti per la costruzione della diga di Gilgel Gibe III, in Etiopia. Nonostante la Banca mondiale e l’agenzia italiana di credito all’export, la Sace, abbiano deciso di non sostenere né Gibe II né Gibe III, la Bei nel 2004 ha garantito un prestito di 50 milioni per la realizzazione della diga di Gibe II e al momento sta valutando se entrare nel progetto di Gibe III, i cui impatti socio-ambientali, come raccontato in un rapporto diffuso dalla rete Counter Balance, sono devastanti. Decisivo finora è stato il ruolo giocato dall’Italia nella realizzazione delle opere. Nel 2004 il nostro ministero degli Esteri ha elargito 220 milioni di euro per Gibe II [più alta somma della storia del fondo rotativo per la cooperazione], mentre è l’impresa Salini ad essersi aggiudicata l’appalto – senza gara internazionale, come peraltro previsto dalla normative etiopica – per Gibe II e Gibe III. Una volta realizzata, la diga di Gilgel Gibe III sul fiume Omo sarà il più grande impianto idroelettrico della storia dell’Etiopia. Gibe III sarà alta ben 240 metri e avrà una potenza stimata in 1.870 mw. Lungo le sponde dell’Omo risiedono 15 comunità.

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