La giornata mondiale di lotta all’Aids tra sfide e progressi

Oggi, primo dicembre, è la giornata internazionale di lotta all'Aids. Di seguito, un articolo pubblicato da Misna che riassume la lotta alla malattia nel mondo e che riporta l'appello di Elizabeth Mataka, inviato speciale del segretario generale dell'Onu per l'Aids in Africa

La giornata mondiale per la lotta all’Aids «non è solo l’occasione per ricordare l’orribile situazione che la malattia ha creato nel mondo e in particolare in Africa subsahariana, ma anche il giorno in cui si riconoscono progressi fatti»: Elizabeth Mataka, inviato speciale del segretario generale dell’Onu per l’Aids in Africa, ha invitato, nel ventesimo anniversario del World Aids day, ad avere uno sguardo complessivo sul problema senza per questo dimenticare che la battaglia è ancora lontana dall’essere vinta.
Sono 33 milioni nel mondo le persone che vivono affette dal virus da immunodeficienza umana [viu/hiv] di cui 22 milioni, pari al 67 per cento, nell’Africa subsahariana e in particolare in Africa australe; l’Asia meridionale e il Sudest asiatico è la seconda regione colpita con 4,2 milioni di persone affette da viu/hiv, segue l’America Latina [1,7 milioni], l’Europa dell’Est e l’Asia centrale [1,5 milioni] e l’America del nord [1,2 milioni], mentre l’Europa occidentale [730.000] e il Medio Oriente e il Nord Africa [380.000] vengono dopo nella lista chiusa da Carabi [230.000] e Oceania [74.000].
Ma se è vero che negli ultimi venti anni il numero di persone contagiate è triplicato, i decessi sono in diminuzione e sempre più persone vivono a lungo grazie alle terapie antiretrovirali. Inoltre «i dati più recenti dimostrano finalmente la buona notizia che l’epidemia si sta stabilizzando nella maggioranza dei paesi africani, e in alcuni sta diminuendo – continua Mataka nel suo messaggio diffuso per la giornata di sensibilizzazione – Comunque, tra le persone affette da Aids solo il 30 per cento ha accesso agli antiretrovirali. Per questo è necessario continuare a combattere perché le terapie siano accessibili al 100 per cento dei malati entro il 2010».
Tra i paesi africani che hanno visto stabilizzarsi la diffusione della malattia ci sono il Malawi, il Sudafrica – che è anche il paese più colpito nel mondo – e lo Zambia; in altre nazioni i dati indicano un declino dei contagi come nel caso del Burkina Faso, della Costa d’Avorio, del Mali, della Nigeria e dell’Uganda. Rallentamenti nell’epidemia sono stati registrati anche in Zimbabwe e in Botswana. Mentre la ricerca scientifica ancora non ha trovato il vaccino che potrebbe accelerare sensibilmente la lotta alla malattia, la prevenzione e le terapie antiretrovirali si confermano gli strumenti più efficaci, per i quali però è necessario un maggiore impegno delle leadership. «Faccio appello a tutti i capi delle nostre comunità – prosegue Mataka, dando enfasi al tema scelto per l’edizione 2008, cioè proprio il ruolo delle leadership e la responsabilità individuale – che siano rappresentanti politici, religiosi locali, capi tradizionali o capofamiglia, affinché uniamo le nostre forze per affrontare e intervenire in tutte le dinamiche coinvolte nell’epidemia».
L’inviata speciale dell’Onu è stata poi più precisa affermando che è essenziale che tutti coloro che hanno una responsabilità nelle politiche e hanno potere nella vita quotidiana delle persone capiscano che patologie sociali come i conflitti, la povertà, pratiche culturali sbagliate e l’ineguaglianza tra uomo e donna, che impedisce a quest’ultime di tutelarsi, sono tutti elementi contribuiscono al diffondersi della malattia. «Sollecito i governi africani a mantenere gli impegni espressi nella dichiarazione di Abuja del 2001 – ha aggiunto la rappresentante dell’Onu – e destinare il 15 per cento del loro budget alle spese sanitarie. I governi devono onorare l’impegno di raggiungere l’obiettivo del Millennio contro l’Aids e di assicurare un equa distribuzione dei medicinali e delle diagnosi». Mataka, ha allo stesso modo chiesto ai governi dei paesi ricchi di continuare a sostenere e rafforzare, finanziariamente e con ogni altro mezzo, la lotta all’epidemia in Africa.

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