Le migliaia di voci che si sono alzate per le strade di Bogotà il 4 febbraio, contro i sequestri delle Farc, apre una sulla situazione della Colombia. Esaltata dal governo di Alvaro Uribe e dai media, rifiutata dai familiari dei sequestrati, dall’ex presidente Alfonso Lopez Michelsen e dal Polo democratico alternativo, la manifestazione si presta a interpretazioni contraddittorie.
Tra i manifestanti sono apparse posizioni molto differenti. Alcuni sostenevano che «Tutta la Colombia è con il suo presidente Alvaro Uribe». Alcuni studenti sostenevano «No alle Farc, no ai paramilitari, no al terrorismo di stato». C’era poi chi non risparmiava le critiche alle mediazioni esterne, come «Chavez go home». Secondo Vittorio Agnoletto, parlamentare europeo del Prc, in questi giorni la Colombia, sé in balia delle scelte demagogiche da parte del presidente Uribe. L’intera propaganda della manifestazione è stata finanziata dalla multinazionale della birra «Bavaria», fortemente legata al presidente. Nato da un appello per la liberazione di tutti gli ostaggi in Colombia, il messaggio del corteo è stato trasformato completamente e in senso univoco contro le Farc, e a favore del presidente. «Non si è minimamente fatto presente–spiega Agnoletto–che delle tremila persone prese in ostaggio, solo settecento sono nelle mani delle Farc. Il resto, invece. sono prigioniere di altri gruppi guerriglieri e paramilitari. A vedere questa manifestazione, pare che l’unico problema della Colombia siano le Farc. Ma le ultime stime contano 2500 sindacalisti uccisi e decine e decine di esecuzioni extra-giudiziarie ogni giorno, compiute per le strade dalla forza pubblica. Ieri abbiamo incontrato diverse associazioni locali. Mi hanno raccontato che qui si vive in un clima di costante pressione ed intimidazione. E le Farc sono solo una delle cause.
Attribuendo loro ogni responsabilità, si evita ogni tipo di soluzione umanitaria e civile». Lo stesso vicepresidente Francisco Santos, in una
conferenza contro il narcotraffico, ha citato solo i gruppi di guerriglia come causa del problema, senza tenere in considerazione che più di quaranta parlamentari sono stati eletti dai gruppi paramilitari, e di questi il 95 percento sostengono Uribe. «Il sentimento popolare di sdegno nei confronti dei sequestri è stato usato per creare un sostegno di massa nei confronti della politica di Uribe–continua Agnoletto–Vuole proporre un referendum per modificare la costituzione colombiana e candidarsi per la terza volta alle prossime elezioni, come lo stesso ministro della difesa ha ammesso in conferenza stampa al termine della manifestazione. Ha inoltre dichiarato che l’unica soluzione al problema dei sequestri è la risposta militare, senza interventi esterni».
In concomitanza alla manifestazione ufficiale, il Polo democratico alternativo ha organizzato un corteo parallelo davanti al municipio di Bogotà. Una manifestazione passata totalmente sotto il silenzio dei media locali e internazionali. «Proponendo un’iniziativa per la pace e contro i rapimenti–spiega Agnoletto–il Polo ha voluto mettere in evidenza anche gli altri problemi della Colombia, e ha parlato di un vero e proprio conflitto, la cui unica soluzione è quella dell’accordo umanitario e del dialogo. Preoccupati per un peggioramento della situazione colombiana, quelli del Polo denunciano «senza attenuanti né margini di valutazione, l’esistenza di un conflitto armato che sta martoriando il paese da oltre quarant’anni. Un conflitto negato maliziosamente da un governo che si ostina a camuffarlo per giustificare
il ricorso alla forza militare, sotto bandiere discutibili come il contributo colombiano alla presunta ‘lotta globale contro il terrorismo’»
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