La nuova polizia di Buenos Aires

Il capo del governo porteño, Mauricio Macri, ha annunciato a inizio novembre la nascita della Policía de la Ciudada Autónoma [Pca], la nuova forza di polizia metropolitana che dovrà agire nella capitale argentina a partire dalla fine del prossimo anno. L’istituzione di tale polizia metropolitana andrà di pari passo con la fondazione di un’accademia formativa creata all’uopo; il fine è istruire la nuova forza dell’ordine che opererà esclusivamente nel territorio della capitale rioplatense.
La legge concernente la nascita della polizia metropolitana, votata in seno al governo porteño, prevede uno stanziamento di 200 milioni di pesos per il prossimo anno e prevede la presenza di circa 600 agenti nella capitale.
Secondo le prime indiscrezioni, riportate dal quotidiano nazionale «Pagina 12», a capo della forza di polizia potrebbe esserci Victor Sarnaglia, ex commissario operante nella provincia di Santa Fe, che venne sospeso dal suo incarico nel 2006 a seguito della tranquilla e sospetta fuga di un narcotrafficante paraguaiano, King Kong Cardozo. L’ex commissario fu inoltre implicato, senza però mai essere stato condannato, in strane irregolarità riguardanti appalti pubblici nella provincia di Santa Fe, proprio quando era a capo della Oficina Técnica de Verificación, l’ufficio preposto al controllo delle gare d’appalto nella provincia santafesina.
Luis Edgardo Matute, che operò a Parigi per conto della Secretaría de Inteligencia de Estado [Side] durante la presidenza Menem, invece è stato contattato per essere aggiunto agli istruttori della nuova polizia. Il futuro dirigente della polizia metropolitana intratteneva, negli anni di presidenza menemista, una stretta relazione con l’avvocato Juan José Galeano, sospeso dalla carica di magistrato nel 2005, per le frodi perpetrate durante il processo riguardante l’attentato all’Amia [Asociación mutual Israel argentina] del luglio del ’94. In più Matute è figlio di un colonnello che fu commilitone di Jorge Rafael Videla e, soprattutto, camerata di Carlos Martínez dirigente della Side durante l’ultimo periodo della dittatura delle giunte.
Un altro che potrebbe essere assunto per operare ai vertici della Pca sarebbe il francese Serge Leteur, esperto in spionaggio della polizia francese. E’ specializzato nella liberazione di sequestrati e ostaggi, la sua filosofia manifesta è quella della «mano dura» e della «tolleranza zero».
L’idea dell’amministrazione porteña è dunque quella di creare una forza di polizia autoritaria; una polizia creata ad arte, da una parte, per reprimere le manifestazioni di piazza che tanto hanno indispettito Macri sin dal giorno dell’assunzione della carica di primo cittadino, e dall’altra per perseguire i reati di semplice criminalità urbana che naturalmente sono minoritari in una città come Buenos Aires intrisa dal malaffare dei «colletti bianchi». La volontà dell’esecutivo cittadino è quella di andare verso una vera e propria zona a sé stante nel paese, creare quella che a rigor di termini è già un’entità autonoma [Ciudad autónoma de Buenos Aires, Caba, così si chiama Buenos Aires secondo la nova dicitura che ha sostituito la tradizionale Capital Federal], svincolata dai problemi del cono urbano e dedita interamente agli affari finanziari e commerciali.
La martellante campagna mediatica incentrata sul presunto aumento dell’insicurezza e della criminalità, che da tempo affolla i mass-media argentini, ha consentito di ridurre al minimo la discussione sulla reale necessità di tale corpo e sui tempi in cui lo stesso sarebbe pronto ad operare: si parla, infatti, della fine del prossimo anno, termine alquanto prossimo per la realizzazione e messa in opera di una forza di polizia da creare ex novo, sempre secondo le parole del capo del governo porteño.
Un’ulteriore analisi riguardo a tale mossa propagandistica, come molti definiscono l’ultima trovata di Macri, mette in mostra come non ci sia nessun piano di prevenzione riguardo alla criminalità, nessuna volontà di migliorare lo stato d’emarginazione in cui verte gran parte degli autori dei crimini semplici perpetrati nella capitale [per la maggior parte gli autori sono residenti nel Gran Buenos Aires, l’enorme conglomerato periferico che circonda la capitale.
L’insicurezza è cavalcata quale mezzo mediatico per fare propaganda, la sola risposta è quella repressiva, così viene ancora lasciata al margine una vera opera preventiva e di integrazione, senza la quale l’operare dell’amministrazione gioca su un’emergenza posticcia senza voler combattere realmente alla radice le cause della situazione, anzi tentando di accaparrare consensi combattendo soltanto i sintomi di una situazione di difficile risoluzione.

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