La Cina aprirà un’inchiesta sulla morte di almeno dieci operai impegnati nella costruzione dello stadio olimpico di Pechino, cuore pulsante delle prossime olimpiadi. O meglio, l’inchiesta sarà sull’articolo pubblicato dal Sunday Times che denunciava quelle morti, mettendo il governo cinese sotto accusa. Li Yizhong, ministro della sicurezza cinese, ha dichiarato di aver appreso dal settimanale inglese della notizia, e che chiederà «ai responsabili della sicurezza di Pechino di
indagare e di verificare se queste affermazioni rispondano a verità». Senco il Sunday Times, che ha appreso delle morti dai racconti di altri operai, le famiglie delle vittime avrebbero ricevuto forti indennizzi in cambio del loro silenzio. Il comitato organizzatore olimpico ha negato l’intera vicenda; ma ufficiali sanitari del comune di Pechino hanno dichiarato che indagheranno sulla concessione delle autorizzazioni per i cantieri, per verificare il rispetto delle norme di sicurezza. Nubi nere si addensano dunque sul cielo olimpico di Pechino, anche perché l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas nocivi nella capitale cinese non è stato raggiunto: il Guo Jinlong ha gettato la spugna, dichiarando che si tratta di un obiettivo impossibile, nonostante la Cina aveva assicurato che per l’inizio dei giochi la pulizia dell’aria sarebbe stata a norma con gli standard dell’Organizzazione sanitaria mondiale.
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