La nuova normativa cinese sui contenuti video e audio sul web, che ufficialmente punta a promuovere un «sano sviluppo di internet, una trasmissione di programmi positivi, e un beneficio allo sviluppo della cultura della rete con caratteristiche cinesi, conformi ad un codice morale socialista», non è che l’ennesima condanna della libertà di espressionbe in Cina. Con la scusa d vietare la diffusione di materiale violento, pornografico e contraffatto, le autorità cinesi hanno annunciato che solo società statali e controllate dallo stato possono presentare domanda di licenza per le trasmissioni on line in broadcasting o streaming video. Spaventato dalla crescente popolarità dei video-sharing, dove vengono spesso trasmesse immagini di manifestazioni e di materiale indipendente, il governo cercherebbe così di insabbiare le crescenti tensioni nel paese. Intanto il cyberdissidente Lü Gengsong è stato condannato il quattro febbraio scorso, a quattro anni di reclusione per incitazione alla sovversione, nonostante nel processo non sia stata fatta manzione delle sue pubblicazioni sediziose.






