Dopo due anni di lotta, cinquanta lavoratori dell’azienda A-One in Bangladesh hanno ricevuto una compensazione dall’unico cliente rimasto, l’impresa italiana Tessival, grazie alla campagna di pressione e boicottaggio promossa dalle reti di consumo critico, tra cui Abiti puliti. I lavoratori di A-One, che hanno ricevuto la somma di 5.000 Taka ciascuno [poco più di cinquanta euro], erano stati licenziati nell’ottobre 2005, per aver partecipato alle elezioni di un Comitato interno di rappresentanza alla A-One [cioè un consiglio di fabbrica di quindici persone], fabbrica situata nella Zona franca per l’esportazione di Dhaka. La fabbrica lo scorso anno era stata messa a ferro e fuoco più volte da alcuni operai esasperati per incidenti, vessazioni e licenziamenti. Sebbene i lavoratori avessero chiesto il reintegro in fabbrica, sono stati alla fine costretti ad accettare il risarcimento per fare fronte ai bisogni delle loro famiglie.
La A-One era fornitore di diverse imprese internazionali, incluse le italiane Tessival e Coin. I lavoratori della A-One e i loro difensori, in un messaggio diffuso in rete, hanno ringraziato quanti hanno dato il loro contributo e supporto in questi due anni; di certo il sostegno della campagna ha consentito il raggiungimento di un accordo importante, seppur parziale. La campagna Abiti puliti è dunque riusciti a ottenere due sorprendenti risulati in pochi giorni: la scorsa settimana l’azienda Ffi indiana [con cui ha lavorato, tra gli altri, Armani] ha ritirato le denunce contro i rappresentanti di Abiti puliti che avevano denunciato lo sfruttamento dei lavoratori della Ffi.
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