Steven Spielberg ha deciso di rinunciare all’incarico di consigliere artistico per i giochi olimpici di Pechino 2008. E’ una decisione politica dovuta–ufficialmente–al ruolo che la Cina avrebbe nell’alimentare la crisi umanitaria e la guerra in Darfur. Il governo di Pechino infatti è stato finora il più saldo sostenitore del Sudan, a causa dei rilevanti interessi economici che la Cina ha in quel paese, legati soprattutto all’estrazione di petrolio nelle regioni del Sud Sudan. La Cina non ha ancora commentato ufficialmente la decisione di Spielberg, ma le agenzie di stampa internazionali dicono che una «risposta adeguata è in corso di elaborazione al massimo livello». La defezione di Spielberg è la prima seria sconfitta della micidiale campagna di marketing globale che la Cina ha montato per le Olimpiadi. E rischia di essere l’inizio di una più vasta reazione politica. I timori, del governo cinese, ma anche del comitato olimpico internazionale [preoccupato soprattutto degli sponsor] è che le Olimpiadi possano diventare un megafono per le accuse contro la Cina: dal sostegno alla dittatura birmana, fino alle violazioni dei diritti umani contro i cittadini cinesi la lista è molto lunga. Alcuni comitati olimpici, come quello belga e quello britannico, hanno già fatto firmare agli atleti un impegno a non fare affermazioni «politicamente sensibili» durante il periodo dei giochi.






