Elezioni anticipate e vittoria dell'opposizione non cancellano i problemi di fondo di uno dei paesi chiave della transizione dell'Europa orientale. Il distacco dei cittadini dalle istituzioni aumenta e alimenta la preoccupazione sullo stato di salute della democrazia.
La Polonia è tornata ieri al voto dopo appena due anni di governo dei gemelli Kaczinsky. In questi due anni il paese era diventato il brutto anatroccolo d’Europa grazie alle posizioni sconcertanti della coalizione al potere: un giorno si attaccavano i gay, un altro giorno si voleva costringere tutti i dipendenti pubblici a una autodenuncia dei loro «crimini» durante il periodo comunista; un giorno si arrivava alla crisi diplomatica con la Russia, un altro si attaccava la Germania. Diciamolo francamente, il governo polacco era quantomeno fascisteggiante, legato a doppio filo a quella Radio Maria che è il megafono dell’oltranzismo cattolico, anche con venature anti-semite.
Nella coalizione al potere si faceva gara a chi la sparava più grossa, riuscendo a ricompattare l’opposizione demoralizzata, tanto che ex-esponenti di Solidarnosh si sono addirittura schierati contro l’anti-comunismo dei gemelli e dei loro alleati.
Ora la coalizione si è spezzata e i gemelli hanno perso le elezioni, anche se uno dei due rimane presidente della repubblica fino al 2010. Ma qualche considerazione va fatta. In primo luogo, dal punto di vista della politica internazionale, anche se i polacchi erano impresentabili, si sono dimostrati alleati preziosi di Blair e di tutti gli anti-europei. Le loro obiezioni a tutto e a tutti in Europa – compreso, vergognosamente, alle lotte contro la pena di morte – sono riuscite a svuotare ancora di più le possibilità di integrazione europea. L’Unione Europea rimarrà, anche grazie ai gemelli polacchi, una entità monetaria e finanziaria, in cui la volontà dei cittadini conterà nulla. Non nascerà una vera entità politica da fare a contraltare alla crisi egemonica degli Stati Uniti. Ed infatti, a fianco della Polonia si sono sempre schierati i super-atlantici inglesi, mentre l’amministrazione Bush era sempre pronta a spalleggiare i gemelli. Imbarazzanti sì, ma pur sempre utili.
Dal punto di vista della politica interna polacca la situazione è anche peggiore. I vincitori di quest’ultima tornata elettorale sono i liberali di ultra destra, già pronti ad imporre una flat tax sui redditi, del tipo di quella messa da Putin per i suoi amici oligarchi e sempre sognata dagli economisti liberisti anche nel nostro paese. Addio proporzionalità della tassazione, stessa percentuale di prelievo fiscale su pensionati e miliardari. Il problema è che sono stati proprio i drammi del neo-liberismo applicato a creare il brodo di coltura per la nascita del fenomeno Kaczinsky. La transizione economica guidata dal Fondo Monetario e da liberisti arrabbiati tipo Jeffrey Sachs e Anders Aslund ha rimesso bene o male in piedi i fondamentali macroeconomici del paese, ma ha ridotto sul lastrico milioni di famiglie e polarizzato la distribuzione del reddito. I polacchi, elezione dopo elezione, hanno sempre premiato i partiti di opposizione, nella speranza di essere ascoltati e di poter contare qualcosa nel processo di decisione delle politiche economica – suona familiare anche da noi, non credete? Ed invece, socialisti o liberali o ex-uomini di Solidarnosh, la natura neo-liberista della politica economica non è mai mutata. Il risultato è stato che due anni fa ad eleggere i gemelli era andato appena il 40 per cento della popolazione avente diritto e oggi, in una situazione drammatica e di aperto scontro politico, appena il 55 per cento della popolazione è andata a votare. Di questi il 40 per cento ha votato per i liberali, circa il 20 per cento dei cittadini, quindi. Non esattamente un grande risultato per la democrazia polacca. La gente è stanca di votare, tanto che votino a destra o a sinistra nulla cambia. I Kaczinsky, in realtà, erano riusciti a coagulare il voto di protesta contro il neo-liberismo selvaggio. Il fascismo, d’altronde, ha sempre avuto vita facile ad attecchire nelle macerie lasciate dal liberismo. Purtroppo, l’unica vera alternativa, la creazione di una vera forza di massa della sinistra, appare lontana, in Polonia come in tutto l’Est Europa. I Kaczinsky se ne sono andati, i rigurgiti di fascismo polacco sono per il momento sopiti, ma la democrazia nei paesi post-comunisti è ormai alle corde.
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