Forse possiamo tornare ad acquistare la pasta Buitoni

A vent’anni dall’acquisto di Buitoni per 1.600 miliardi di vecchie lire dalla Cir di Carlo De Benedetti, la multinazionale svizzera Nestlé ha deciso di mettere in vendita la storica fabbrica Buitoni di San Sepolcro [Arezzo] e il la licenza per l’utilizzo del marchio fondato del 1827. Come spiegano i giornalisti che si occupano di economia, il «brand» della Buitoni, resterà di proprietà del più grande produttore di cibo mondiale, che manterrà anche il controllo della produzione e della commercializzazione dei surgelati, dei prodotti rifrigerati come i sughi, della pasta ripiena e delle salse. Quelle che vengono cedute dalla Nestlè – azienda contro la quale è in piedi una delle più grandi campagna di boicottaggio internazionale [per i suoi comportamenti nel sud del mondo, www.ribn.it] – sono le attività riguardanti la pasta secca e le biscottate a marchio Buitoni. Il motivo principale della vendita è che il business della pasta in Italia è nelle mani di Barilla che controlla il 43 per cento del mercato, seguita da De Cecco [9,6 per cento] e Divella [6,7 per cento], mentre Buitoni è rimasta negli ultimi anni poco sopra l’1 per cento. Attualmente fanno parte del gruppo Nestlé, tra gli altri, marchi come Nescafè, Motta, Acqua Vera, Acqua San Pellegrino, Levissima, Perugina e molti altri.

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