Vince Zapatero

«Ho chiamato il candidato del Partito Socialista e gli ho augurato buona fortuna per il bene della Spagna». Così, dalla sede nazionale del Partito Popolare il leader conservatore, Mariano Rajoy, ha salutato la vittoria di José Luis Rodriguez Zapatero.
I socialisti hanno conseguito una «chiara vittoria», come ha rivendicato il premier Zapatero, fermandosi però a un passo dal conquistare la maggioranza assoluta in elezioni che hanno anche visto la forte crescita dei popolari e la conferma del consolidamento del bipartitismo spagnolo a scapito delle formazioni minori. Con il 98 per cento delle schede scrutinate il Psoe è dato al 43,71 per cento pari a 169 seggi su 350 [la maggioranza era a quota 176], 5 in più del 2004, mentre i popolari hanno raccolto il 40,13 per cento, pari a 154 deputati, 6 in più delle ultime elezioni. Dura perdita per l’Izquierda Unida che ottiene solo il 3,82 per cento e 2 parlamentari contro i 5 della precedente legislatura.
Di seguito un reportage di Angelo Miotto.

Governerò. Per aiutare i più deboli, per realizzare le aspirazione delle donne, per il futuro dei giovani, per assicurare dignità alla vita di chi ha lavorato per tanti anni. Le prime parole di José Luis Rodriguez Zapatero dal podio di Calle Ferraz di Madrid sono un programma di governo. Il leader socialista fatica a parlare, la folla di militanti davanti alla sede del Psoe canta slogan, euforica, per la vittoria sui popolari. E alla vittoria che apre la porta della continuità socialista, bisogna aggiungere la maggiornaza assoluta in Andalusia e un buon risultato nel Paese basco, ai danni dei democristiani del Partido nacionalista vasco [Pnv].
Zapatero è raggiante, fra i fischi della platea annuncia che Mariano Rajoy, il leader della destra, lo ha già chiamato per congratularsi. Poi gioca con i suoi militanti, sorride. Un solo passo non viene applaudito con forza, quando il premier dice: «Governarè con mano firme y con mano tendida..». Un messaggio sibillino, che viene sommerso in pochi minuti da altre parole e altri festeggiamenti.
Zapatero aveva aperto il suo discorso con il ricordo delle vittime del terrorismo, prima fra tutte la più recente Isaias Carrasco, ucciso venerdì a pistolettate a Mondragon.

Senza scontri frontali. Zapatero ha avuto una speciale attenzione nello scegliere i primi argomenti nel discorso da vincitore. Dati alla mano, le elezioni spagnole dicono che socialisti e popolari sono cresciuti di numero di votanti, che i socialisti hanno poco più di un milione di voti in più e 15 seggi di vantaggio. Ma non hanno raggiunto la maggioranza assoluta, fatto che li obbligherà a cercare appoggi per alcuni temi di governo. Il premier socialista ha sottolineato che si apre una nuova tappa, una nuova era, senza scontri frontali, riferendosi a quattro anni di governo in cui i toni e le relazioni con il Partido popular sono stati pessimi e dove la politica sul terrorismo è diventata un terreno di campagna elettorale e di divisione istituzionale.

l bipolarismo. I socialisti, con il 43,7 percento e il Partido popular con il 40,13 si sono «mangiati» il grosso del voto. Izquierda Unida perde e male: da 5 a 2 seggi e il suo leader, Gaspar Llamazares, ha già annunciato che non sarà lui a guidare la federazione fuori dalla crisi. Erc, Esquerra republicana de Catalunya perde cinque seggi di colpo, da 8 a 3. un disastro legato al momento particolare del successo di quattro anni fa che aveva gonfiato i consensi a favore di Josep Carod Rovira, che aveva patteggiato una tregua territoriale con Eta. Il Pnv, partito nazionalista basco, perde un seggio a favore dei socialisti e però potrà costituire gruppo parlamentare.

La partecipazione. È stata inferiore a quella del 2004, ma solo dello 0,3 per cento. Il dato è stato sottolineato da Zapatero, che ha così scacciato un incubo, quello dell’astensionismo. L’appello al voto era stato rinnovato con forza dopo l’omicidio dell’ex consigliere comunale di Momndragon, nelle fila socialiste, per mano di Eta

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