I dati del rapporto Factbook 2008 presentanto dall’Ocse sono piuttosti chiari: in Italia le imprese multinazionali contano meno di quanto sembri e la loro presenza è in forte riduzione. Sono soltanto dodici su cento infatti gli occupati alle dirette dipendenze di aziende straniere, mentre in Francia la percentuale cresce al 15,7 per cento, in Belgio arriva al 32 per cento e in Germania al 26,2 per cento [in Irlanda tocca addirittura il 48 per cento]. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo europea anche i fatturati di investimento delle imprese transnazionali sono in calo e comunque molto inferiori a quelli di tanti altri paesi europei. Dati che preoccupano gli analisti liberisti [a cominciare dal Sole 24 ore], ma che invece secondo molti, confermano come il sistema industriale, commerciale e dei servizi italiano sia più di altri pronto a sperimentare nuove forme di economie locali e regionali e solo in misura marginale nazionali e internazionali. Insomma, filiere corte per proteggere meglio i territori, ma anche per tutelare sul serio i diritti di tutti i lavoratori.
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