L'esercito dei furbi. Ecco come evadere le tasse

Dopo il calcio, lo sport nazionale degli italiani è quello di evadere le tasse. Chi può farlo [senza trattenute alla fonte], lo pratica assiduamente e con grande soddisfazione. Gli altri cercano di impararne le nozioni elementari per poi poterle usare nel caso sperato in cui diventeranno più autonomi e più ricchi, e comunque, nonostante i rimbrotti moralistici, spesso e volentieri mostrano complicità con gli evasori evitando ad esempio di pretendere una ricevuta fiscale o la registrazione di un contratto.
Lo sfratto dormiente, il notaio e le tre scimmiette, i contratti «fantasia», la madonnina che salva dall’Ici, l’acqua cardinalizia, gli occhiali di Capello, le scatole cinesi, il lavoro in grigio, le aziende fantasma, le società nel cassetto, sono soltanto alcune delle voci che compongono il mosaico dei «110 modi per evadere le tasse», un volumetto a cura dell’Ares, e con prefazione di Galapagos ed edito da Malatempora, che cerca di raccogliere e catalogare le tecniche, le furbizie, le scappatoie e gli stratagemmi degli italiani per aggirare il fisco.

L’infinita varietà delle furbizie è d’altra parte l’interfaccia dell’esosità del fisco evidente nella burocratica e variegata proliferazione di norme e regolamenti tributari che spesso rasentano una pedanteria che esaspera i cittadini [tasse sull’occupazione del suolo pubblico, sull’uso della birra, sui cani e così via]. Quanto ai soggetti e alle tipologie catalogate, si passa dai commercianti ai titolari di esercizi pubblici, dagli agenti immobiliari ai professionisti, dai campioni sportivi ai vip, dagli ambienti ecclesiastici alle aziende in nero, dalla telefonia alle banche,dai politici corrotti alla malavita.
Ad esempio alcune pagine del libro sono dedicate agli assi professionisti delle due ruote [i motociclisti Valentino Rossi e Capirossi ed il ciclista Cipollini]. I casi dei campionissimi in velocità ed evasione pescati con le dita nel barattolo della marmellata, che equivale a frodi più o meno vistose ai danni dell’erario, sono soltanto la punta di un enorme iceberg che naviga nei nostri mari da troppo tempo e con flotte di yatch abitati da possidenti, imprenditori, professionisti e commercianti che non sopportano l’idea di dover partecipare alla distribuzione di ricchezza dando a Cesare quel che è di Cesare, insomma al fisco il suo.
Quando è beccato, l’evasore cade sempre dalle nuvole e con una graziosa piroetta, nega l’evidenza, dichiarandosi nullatenente o quasi. Un attimo dopo getta sfiducia e discredito sul disattento consulente personale per le questioni fiscali, il commercialista di fiducia, accusato di avergli nascosto la verità tributaria e soprattutto di aver lasciato che lo sorprendessero con le mani nel sacco. Poi patteggiano e confermano di aver truffato.
Naturalmente la raccolta non è esaustiva, perché il tasso di evasione in Italia, secondo l’Ares sarebbe molto più alto rispetto alle stime ufficiali, raggiungendo il tetto del 45 per cento del Pil. La cifra è comprensiva, contrariamente alle stime Istat, del sommerso relativo alla criminalità organizzata e del costo per lo Stato italiano derivato dagli incomprensibili privilegi fiscali concessi alla Chiesa, anche nei casi in cui quest’ultima svolga una normale attività di tipo commerciale.
Un italiano su quattro dichiara di guadagnare 500 euro al mese, i gioiellieri ostentano un imponibile annuo di 16.664 euro, i ristoratori si fermano a quota 13.446, più in generale soltanto lo 0,8 per cento delle denunce dei redditi supera i 100.000 euro. Patrimoni, rendite finanziarie e profitti delle imprese possono contare sulla difesa agguerrita di più di cinquantamila commercialisti, e sulla complicità dello Stato.

Certo, ai ricchi superevasori i cosiddetti paradisi fiscali possono dare una mano. Come dimostra la nota lista ancora tenuta in naftalina dei politici e degli imprenditori italiani con depositi in Liechtenstein. Notoriamente quasi il 50 per cento delle società italiane quotate in borsa e il 25 per cento dei gruppi bancari hanno partecipazioni, quasi sempre di controllo, in società residenti in paradisi fiscali. Ma in fondo la stessa Italia potrebbe rientrare in certa misura nelle caratteristiche di un paradiso fiscale, magari tra quelli che hanno accettato di cooperare con l’Ocse per diventare più trasparenti.
Il nostro paese può infatti vantare la più alta evasione fiscale d’Europa, la più bassa tassazione d’Europa in fatto di rendite finanziarie, una percentuale altissima di evasori totali ed anche una diffusa pratica di condoni.
Naturalmente il contrasto all’evasione esiste. Esistono le Fiamme Gialle. Esiste od è esistito un viceministro dell’economia chiamato Vincenzo Visco che recentemente, nell’incompreso governo Prodi, si è inventato 55 contromosse per recuperare parte del gettito evaso e far emergere una quota di sommerso. Le misure, contenute nella finanziaria e in due decreti collegati, vanno dal rafforzamento dell’anagrafe tributaria alla tracciabilità dei compensi dei professionisti, dalla revisione degli studi di settore alla obbligatorietà della trasmissione telematica dei contratti dei calciatori e degli altri atleti professionisti. Tra le misure manca però una mossa concreta volutamente dimenticata per attaccare i grandi capitali, le banche e le imprese multinazionali che da sempre si avvalgono di strutture offshore. I superprofitti del capitale finanziario riestano al riparo. La tassazione delle rendite rimane al minimo rispetto agli altri paesi europei.
Ma qualche risultato è stato raggiunto. I maggiori controlli e l’annunciata caccia all’evasore senza più concessioni di condoni, hanno portato a un recupero del gettito nella misura di circa undici miliardi di euro, l’ormai famoso tesoretto sempre negato dalla destra. Si tratta certamente di una inversione di tendenza . E di una disponibilità di risorse da utilizzare in favore di chi [i lavoratori dipendenti] da anni sta perdendo potere di acquisto.
Anche le categorie che in questi anni – secondo Bankitalia – hanno fatto il pieno [come commercianti e artigiani] sembrano ora favorevoli a una redistribuzione del reddito a favore dei lavoratori dipendenti. Non c’è da meravigliarsi: la domanda sta scendendo e i consumi rischiano di scendere ancora di più con il rallentamento del ciclo economico e una spinta all’economia potrebbe arrivare proprio dai consumi di chi da anni stringe la cinghia.
Naturalmente, in agguato contro tale soluzione distributiva vi è invece una restaurazione moderata, un nuovo blocco storico dove il potere del denaro si ricompatta, un riflusso dove, come osserva Giorgio Bocca, giornali e televisioni si mettono a celebrare i grandi ladri, li assolvono dei loro errori politici, scoprono in loro, Dio sa come, grandi qualità di statisti. E col riflusso può tornare anche la stagione dei condoni, e riemergere il dna di gran parte degli italiani non certo dominato dal senso di legalità.

Tags assegnati a questo articolo: welfare

Mail_long
dello stesso autore
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia