Il consiglio comunale di Barbarano Romano [meno di mille abitanti in provincia di Viterbo] ha approvato, lo scorso 5 ottobre, una bozza di convenzione per la realizzazione di una centrale alimentata da biomasse con produzione di dieci megawatt di elettricità. Una decisione che non è piaciuta ai comuni confinanti di Villa San Giovanni in Tuscia, Blera, Capranica, Oriolo Romano e Vejano, che in questi giorni hanno chiesto al sindaco di Barbarano «l’immediata sospensione delle decisioni in merito alla realizzazione della centrale in quanto una scelta così impattante non può essere assunta senza il coinvolgimento degli altri comuni e delle istituzioni sovraordinate». Sono infatti convinti che il progetto avrà ripercussioni sull’intero comprensorio, come sostiene anche il comitato per la tutela e lo sviluppo sostenibile della Tuscia barbaranese. Che avanza anche un’altra preoccupazione: «A questo tipo di centrali elettriche – dice il comitato – la legge consente di bruciare oltre alle cosiddette biomasse, tra cui legnami e scarti della lavorazione di legnami trattati con sostanze tossico-nocive, anche qualunque altro tipo di rifiuti. La conseguenza è che il processo di combustione libera diossina, polveri sottili, nanopolveri e altre sostanze nocive alla salute». Con gravi rischi sanitari, ambientali e per le stesse economie del comprensorio.
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