Se anche non dovesse andare da nessuna parte (al momento nessuno è in grado di dirlo con certezza) questa Sinistra un risultato, ancorché parziale, lo ha ottenuto. Mai come in questi giorni, infatti, si assiste a tentativi seri e non formali di riflesione e di iniziativa per valutare quali, quante e di che tipo debbano essere le caratteristiche di questa sinistra unita, plurale, ambientalista, sociale, pacifista, radicale ma anche un po’ riformista. A Roma con l’assemblea del 3 dicembre scorso e a Milano qualche giorno prima ma anche a Lamezia con la bella assemblea di Sinistra europea e in molti municipi romani, in molti piccoli comuni e in alcune grandi città le prove generali degli Stati generali stanno segnalando un comune desiderio (che è un elemento importante della nuova, possiible, politica). Quello di mettere assieme aspirazioni ideali con un comune sentire, di un concreto agre per cambiare. E di sottoporre questa nuova possibilità a una verifica inesorabile: la partecipazione, cioè la relazione stretta tra rappresentati e rappresentanti.
E’ troppo presto (o troppo tardi) per invocare grandi strategie, meglio vivere alla giornata. E, per dirla con l’articolo di Sansonetti oggi su Liberazione, “non bastano i partiti esistenti, non basta sommarli, mediare tra loro: perché non hanno al loro interno gli strumenti culturali di conoscenza, sufficienti ad affrontare il problema”. O come scrive oggi Paolo Cacciari sul manifesto delineando una strada tanto retta quanto complicata, essendo la politica (non quella di sinistra, di centro o di destra) uno strumento ormai obsoleto, quasi inservibile di fronte alle domande, alle esigenze e alle spinte, alle urgenze e alle impelleze che premono in modo inesorabile attraverso le azioni dei cittadini, delle comunità.
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