Sarà il presidente della repubblica Giorgio Napolitano che dovrà sciogliere il nodo istituzionale che si è creato con il dissolvimento della maggioranza dell’Unione. Il capo dello stato ha due possibilità. Può affidare l’incarico a una personalità che formi un governo di larghe intese e che porti alla riforma elettorale. Si fanno i nomi di Mario Draghi, presidente della Banca d’Italia, del presidente del senato, Franco Marini o di Giuliano Amato, ministro dell’interno uscente. Fino a ieri si faceva anche il nome di Romano Prodi, che però non sarebbe gradito in primis alla maggioranza del Partito democratico. L’alternativa a un governo «a termine» per le riforme è lo scioglimento delle camere e il voto ad aprile, prima che la spada di Damocle del referendum elettorale cada sul proporzionale e definisca un sistema maggioritario con alte soglie di sbarramento. Le consultazioni di Napolitano iniziano oggi con i presidenti di senato e camera poi continueranno fino a martedì, quando chiuderanno gli incontri il Partto democratico, Forza Italia e gli presidenti della repubblica.
Si discute a sinistra. «Non credo si possa immaginare un governo istituzionale di larga coalizione e lunga durata – ha detto il leader di Sinistra democratica Fabio Mussi subito dopo il responso del senato–E’ altamente improbabile, le altre subordinate le vedremo nei prossimi giorni».
Domani si riunisce la direzione di Rifondazione comunista, che discuterà le prossime mosse. «Credo che debba essere fatto ogni sforzo per modificare, in tempi brevissimi, una legge elettorale universalmente considerata controproducente per la stabilità politica, che condanna il paese ad un bipolarismo coatto che non può che essere fallimentare – afferma presidente dei senatori Prc Giovanni Russo Spena–Una nuova legge non potrebbe che ricalcare il proporzionalismo del modello tedesco. Credo anche che il testo Bianco sia un obiettivo perseguibile ma è ovvio che a realizzare questo obiettivo non può essere un governo frutto di alleanze innaturali».
Quali sono le «alleanze innaturali»? Lo chiediamo a Ramon Mantovani, deputato di Rifondazione. «Non credo sia utile discutere di scenari. E’ inutile esercitarsi in ipotesi o prefigurazioni. Domani abbiamo la riunione della direzione del partito e in quella sede capiremo che cosa fare e prenderò posizione. Temevo che il governo sarebbe caduto così e con questa tempistica. Per questo avrei preferito che la verifica si fosse fatta in autunno, cioè in tempo utile». Mantovani è poi molto critico verso le ultime vicissitudini della sinistra unita. «Ma di quale sinistra unita parliamo? Lo dico con grande dispiacere: ognuno ha posizioni diverse. E in questre condizioni a parlare di unità si finisce solo per alimentare chiacchiere e pericolose illusioni».
È allarmato anche il segretario generale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini: «Questo è un paese che io considero in una situazione inquietante. Non si può non vedere quello che sta accadendo. Ci sono pezzi di Italia, come la Campania e Napoli, che ormai sono militarizzati, abbiamo la Sicilia con un presidente che ritiene un successo aver preso una condanna a cinque anni e Formigoni che interviene su questioni come l’aborto. Uno si domanda: che cosa sta succedendo?. Per Rinaldini, «lo spettacolo del senato, ieri, al di là del voto, è stato indecente. A questo punto credo che se il presidente della Repubblica intasca una riforma elettorale, ci può essere un brevissimo periodo di passaggio per fare la riforma, ma le elezioni a questo punto sono un passaggio ineludibile, perché sta crescendo la sfiducia della gente».
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