C’è una crisi politica e una crisi di governo. La prima avviene nei palazzi istituzionali, tra Quirinale, palazzo Chigi, Montecitorio, palazzo Madama e le segreterie dei partiti, secondo le regole e le procedure fissate dalla Costituzione. La seconda avviene lontano dalle camere e dalle telecamere, senza regole, tra i blocchi di Gianturco e Marigliano e la caserma dove ha installato il proprio quartier generale il supercommissario Gianni De Gennaro. La vera crisi di governo è la seconda. Per diversi buoni motivi. Innanzi tutto perché riguarda la spazzatura, cioè lo scarto [o la risorsa ultima, secondo i punti di vista] della civiltà dell’iperconsumo e della capacità organizzare la sua fisiologia. Secondo, perché questa crisi evidenzia l’incapacità di pensiero, ancora prima che di azione, di un certo tipo di classe politica, non più dirigente. Terzo, perché i cittadini napoletani, almeno una parte di essi, più coraggiosa e creativa, hanno iniziato ad auto-organizzare la raccolta differenziata che quattordici anni di commissari straordinari non sono riusciti ad avviare se non in percentuali irrisorie. Quarto, perché il fallimento della classe politica non più dirigente ha prodotto il suo irrigidimento, verso i cittadini e le loro organizzazioni, con la delega all’uomo forte di turno, il «mister Wolf» che risolve problemi. L’importante è il risultato, si dirà. Anche se il «modo» un po’ ci offende. Se funziona a Napoli, perché non applicarlo ad altre emergenze? Un supercommissario per gli ospedali in Calabria; uno per la vigilanza sui confini o per contrastare gli omicidi sul lavoro. E perché non un supercommissario per risolvere la crisi politica? Con un mandato limitato, certo.
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