Il direttivo dell’Associazione degli operatori del mercato di Porta Portese ha consegnato mercoledì 30 gennaio al Sindaco di Roma Walter Veltroni una lettera aperta dove viene chiesta l’immediata costituzione di un tavolo operativo sulle sorti del mercato storico della Capitale.
Caro Sindaco,
Lei conosce bene i problemi della nostra città, e conoscerà anche quelli del suo mercato storico, Porta Portese. Lei saprà che il mercato caro a Fellini e Pasolini, quello dei «ladri di biciclette» e di Claudio Baglioni è diventato nel tempo un rompicapo amministrativo, e ha covato in sé degrado e contraddizioni, almeno tanto quanto rimane un luogo di espressione autentica del modo di essere dei romani. Lei lo sa, e ha dato mandato affinché siano sanati degrado e contraddizioni, affinché la legalità, che da tanto tempo latita dal plateatico del mercato, finalmente vi faccia ritorno.
Non creda che la cosa faccia dispiacere agli operatori storici del mercato: se abbiamo vissuto per decenni [l’ultima delibera attuativa, Le ricordiamo, risale al lontano 1959] nella mancanza di regole è per uno stato di necessità, e perché quella latitanza dell’amministrazione era, per così dire, lo stato di natura del mercato. Esser privi della legge non è mai coinciso per noi con un privilegio, ma con una mancanza: per noi operatori storici del mercato quello stato di natura era sinonimo di uno stato di minorità.
Noi conosciamo bene i problemi del nostro mercato, e i problemi che il mercato arreca a quanti abitano nelle zone su cui Porta Portese insiste. Come operatori storici del mercato esprimiamo massimo convincimento sul fatto che il ripristino della legalità, e la sottrazione di un soffocante assedio dai portoni delle abitazioni siano due punti cardine da cui partire per ricostruire il futuro mercato storico della città di Roma. Due condizioni necessarie, va detto, ma non sufficienti: senza un’idea forte e condivisa del futuro assetto del mercato si rischia di fare di Porta Portese un mercato asettico e addomesticato, privo di quella vivacità da tutti riconosciuta e a tutti cara.
Lei saprà, caro Sindaco, che nel tempo quella caratteristica di vivacità, che è propria dei settori dell’usato e dell’antiquariato, si è trasferita nella componente non regolamentata del mercato, e lì il tratto specifico di Porta Portese è stato custodito. Lì sono cresciuti i saperi pratici e le reti di relazioni che hanno fatto il mercato, lì si sono stabilizzate quelle economie, spesso informali, che sono fonte stabile di reddito per tante persone, e funzionano come reti di salvataggio e forme di inclusione sociale per i soggetti più deboli. A oggi noi sappiamo che il diritto, e i diritti degli abitanti, saranno di casa nel mercato: non sappiamo se e come saranno di casa nel mercato gli operatori storici di Porta Portese. E questo equivale a dire che a tutt’oggi non sappiamo se ci sarà più Porta Portese così come l’abbiamo tutti conosciuta, frequentata, amata.
Non lo sappiamo perché l’intervento dell’amministrazione sul mercato finora si è svolto all’insegna dell’emergenza, del «compattamento», dei sequestri e della cronaca nera: noi oggi vogliamo cambiare passo, e uscire dall’emergenza. Crediamo che questo cambio di passo stia nell’interesse generale, e che possa essere compiuto solo attraverso il metodo del dialogo. Abbiamo tutti un’occasione: quella di costruire una Porta Portese sicura, vivace, aperta e riqualificata, e di condividere assieme questo progetto. Noi pensiamo che sia possibile far convergere gli interessi degli operatori storici, degli operatori autorizzati, degli abitanti, dell’amministrazione, dei cittadini e dei turisti che sempre più affollano la nostra città su un punto alto di progetto, evitando sia la decisione unilaterale, che la mediazione al ribasso. C’è bisogno di una cura particolare per rinnovare la tradizione del mercato storico della città di Roma.
Per questo Le chiediamo la costituzione di un tavolo di progetto, dove fare assieme il futuro di Porta Portese. In tutti questi anni qualcosa abbiamo imparato, noi operatori, su come fare mercato, e non c’è occasione migliore di questa per condividerlo: Le assicuriamo che non avrà a pentirsene, e con Lei tutti i cittadini romani.
Il direttivo dell’Associazione degli operatori del mercato di Porta Portese
Numerosi i personaggi della politica, della scienza e della cultura firmatari del «Manifesto del Riuso», un documento redatto dall’Associazione degli operatori di Porta Portese e dall’Associazione Occhio del Riciclone. Il Manifesto sottolinea il valore ecologico dell’attività degli operatori dell’usato e chiede per questi ultimi in primo luogo la regolarizzazione, in secondo luogo l’emersione strutturale delle loro filiere introducendo il riuso su scala nei piani ufficiali di gestione dei rifiuti.
A Roma si producono ogni anno quasi due milioni di tonnellate di Rifiuti Solidi Urbani. Una massa di scarti che per la stragrande maggioranza continua a finire in discarica, la quale incrementa l’effetto serra con l’emissione di metano, inquina le falde acquifere con la percolazione, ed esala odori e tossine che rendono indegna la vita di chi ha la sfortuna di abitare nei quartieri limitrofi all’impianto. All’obbrobrio della discarica viene spesso proposta l’alternativa dell’incenerimento: un sistema economicamente sconveniente che libera diossine nell’aria (anche gli impianti più moderni ne producono quantità ridotte) e produce fanghi tossici per i quali occorrono discariche speciali. Per non continuare a imboccare percorsi dannosi e insostenibili da ogni punto di vista occorre sviluppare alternative di sistema, e occorre farlo secondo le priorità stabilite dall’Europa per la destinazione de i rifiuti: Riuso e Riciclaggio. Mentre l’offerta di materiali riciclabili è assorbita (nel caso romano ancora troppo poco) dagli industriali riuniti nei consorzi, l’offerta di materiali riusabili può essere facilmente recepita dal grande arcipelago degli operatori dell’usato.
In realtà la microimpresa dell’usato già garantisce un notevole sgravio ambientale ed economico alla città, recuperando sistematicamente migliaia e migliaia di tonnellate di “rifiuti” o potenziali “rifiuti”. Gli operatori dell’usato romani, sommati tra loro, realizzano un fatturato annuo di quasi 50 milioni di euro e spendono ogni anno circa 17 milioni di euro per approvvigionarsi delle loro merci. Denaro che sarebbero felici di destinare all’acquisto delle merci riusabili che impropriamente vengono conferite tra i rifiuti, e che rappresentano il 34% del totale di quelle consegnate ai centri di smistamento intermedi. Il riuso potrebbe agevolmente garantire alla cittadinanza l’impiego di importanti risorse a favore della raccolta differenziata. Ma a Roma l’usato anziché essere incentivato, come dovrebbe, è penalizzato: la mancanza di regolamentazione del settore rende la vita di migliaia di operatori dell’usato drammatica e precaria. L’abusivismo cui sono costretti rende il loro mestiere privo delle garanzie necessarie a farne un progetto di vita, danneggiando non solo una filiera storica e consolidata che dà reddito a tantissime famiglie dalle città, ma anche le prospettive di sviluppo di un enorme potenziale ambientale ed economico a servizio del benessere dell’intera cittadinanza.
Crediamo quindi siano necessarie le seguenti misure:
1)Un coinvolgimento strutturale e sistemico del settore dell’usato nella gestione dei rifiuti. Gli scarti riusabili devono essere venduti all’ingrosso ai rigattieri che poi si occuperanno di distribuirli al dettaglio nel territorio romano. [Attuando l’Odg 45 del 12-5-2005 del Cons. comunale di Roma].
2)Politiche sui rifiuti realmente fondate sulla riduzione, sulla raccolta differenziata, sul riuso e sul riciclaggio. Incrementare esponenzialmente la differenziata applicando il «porta a porta spinto» e pianificando a medio-lungo termine la totale scomparsa dei residui attraverso politiche di riduzione.
3)La regolamentazione e la qualificazione del settore dell’usato attraverso l’assegnazione di posteggi e mercati specifici per i mercati dell’usato. A partire dall’esemplarità di Porta Portese [che dal 1959 permane in una situazione di abusivismo che penalizza operatori e residenti] fino ad arrivare ai mercatini di periferia e agli operatori che lavorano a fianco dei mercati rionali, occorre dare opportuna regolarizzazione agli operatori dell’usato attualmente in attività.
4)La salvaguardia e la valorizzazione, attraverso politiche di incentivo, delle culture urbane che contrastano il feticismo del nuovo, attraverso differenti forme di riuso. Ne sono un esempio la produzione artigianale e artistica fondata sul recupero di elementi inutilizzati, chi ripara e ricrea partendo da elementi di scarto, chi salva la memoria attribuendo valore a oggetti che creano legame tra le generazioni attraverso l’attività del collezionismo amatoriale.
Associazione Porta Portese, Occhio del Riciclone
Primi firmatari:
Serge Latouche [Economista]
Guido Viale [Economista]
Marinella Correggia [Giornalista e scrittrice]
Paolo Cento [Sottosegretario all’economia]
Dario Esposito [Assessore all’ambiente del comune di Roma]
Franco Figurelli [Consigliere del comune di Roma; Verdi]
Ivana Della Portella [Presidente Zètema]
Peppe Mariani [presidente della Commissione lavoro della Regione Lazio]
Gianluca Peciola [Assessore al lavoro Municipio Roma XI]
Paolo Carrazza [Sinistra europea]
Paolo Cacciari [parlamentare di Rifondazione comunista]
Pietro Folena [presidente Commissione cultura della camera dei deputati]
Roberto Mastroianni [presidente Altera]
Enrico Fontana [capogruppo Verdi del consiglio regionale del Lazio]
Anna Pizzo [consigliera indipendente della Regione Lazio per il Prc
WWF Lazio
Comitato Malagrotta
Rete romana consumo critico
Forum ambientalista
Cantieri sociali/Carta
Prc-Lazio
Federazione romana PRC
Associazione onlus Amici dell’inviolata
Associazione Italiana esposti amianto
Tags assegnati a questo articolo: decrescita, ambiente, energia






