Il barile brucia?» titolava il quotidiano Libération il 16 maggio 2004. Quel giorno, il prezzo del barile di petrolio toccava 41,5 dollari alla borsa di New York.
Il barile brucia? Il primo agosto scorso, il prezzo del barile ha superato un nuovo record a 78,77 dollari. La domanda diventa seria, ma questa volta i media sono rimasti silenti. Il diniego della problematica del pico del petrolio è abbastanza comprensibile: i media sono finanziati dalla pubblicità e i gruppi capitalisti. Essi sostengono un’ideologia che rende impossibile la conclusione che s’impone: proseguire la crescita è un suicidio.
Dopo l’estate mediatica dei Sarkozy, la sinistra decomposta e la destra disinibita si rimettono al lavoro per trovare la soluzione miracolo alla disoccupazione con il rilancio della crescita.
Nel frattempo, il barile brucia. Il 16 e il 17 settembre, in Irlanda, si riunirà su questo tema la sesta conferenza internazionale dell’Associazione per lo studio del picco di petrolio [Aspo]. Quest’organizzazione, composta di ex petrolieri e geologi pensionati, osserva la scomparsa dei campi petroliferi del mondo intero. Si riuniscono ogni anno per suonare il campanello di allarme: presto, è certo, la domanda di petrolio sarà superiore all’offerta. Poi l’estrazione del petrolio declinerà. Il prezzo del barile lieviterà fino a toccare centinaia di dollari. L’economia mondiale sarà travolta dalla sua entrata nell’«era del caro-petrolio». Alcuni paesi soffrono già, è il caso dell’Iran, quarto estrattore mondiale di petrolio, dove sommosse di automobilisti sono scoppiate di fronte al razionamento della benzina alle pompe. Le difficoltà di raffinazione con le quali si confronta il paese non spiegano del tutto la crisi che conosce. La competizione selvaggia per appropriarsi degli ultimi pozzi di petrolio è al colmo sul pianetà.
Abbiamo già superato il picco del petrolio nel 2006? Stiamo entrando nella prima fase di declino? è molto difficile rispondere a questa domanda. Come del resto a Costantinopoli, nel 1453, nessuno ha esclamato: «Ecco la fine del medioevo».
Il barile bruccia? Sì. Intanto Nicolas Sarkozy attua una politica opposta a quello che bisognerebbe fare per affrontare nel meno peggio possibile lo shok del «peak oil».
* La Décroissance
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