Le immagini di Napoli, sommersa da tonnellate di rifiuti, hanno fatto il giro del mondo. Tutti i giornali e le televisioni hanno ospitato infiniti dibattiti sulla «questione rifiuti», quasi sempre centrati sul problema dello smaltimento e mai sui procedimenti utili alla riduzione della «munnezza».
Bisogna partire, invece, dalla riduzione degli imballaggi, cresciuti vertiginosamente negli ultimi anni in Italia e nel resto dei paesi occidentali. Un esempio: per realizzare un singolo contenitore per detersivi del peso di 75 grammi si utilizzano 239 litri d’acqua, 1,46 kWh d’energia e si emettono 133,9 grammi di anidride carbonica. Da alcuni mesi, in diverse città italiane, è stata introdotta la distribuzione di detersivi senza scatola o flacone, portando da casa il contenitore o comprando solamente il vuoto. Una pratica di civiltà giunta finalmente anche nella capitale, in un grande ipermercato romano di via Tiburtina. «Con questa iniziativa–ha commentato Alberto Zaratti, assessore regionale all’ambiente–iniziamo un percorso virtuoso, per utilizzare meno energia, meno acqua e meno risorse ambientali». La distribuzione dei detersivi alla spina permetterà una riduzione dei costi fino al 30 per cento.
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