Perché nelle carceri italiane non è possibile rendere obbligatoria la presenza di contenitori per la raccolta differenziata? Se lo chiedono quelli de L’Arcano, redazione nata nel carcere di Larino [Cb], in un articolo pubblicato dal mensile dell’«altro Molise», Il Ponte [diretto da Giancarlo Mammarella] che potete leggere qui di seguito.
È indubbio che negli ultimi anni le questioni ambientali sono diventate temi centrali. Tanto centrali da mettere in discussione quelle che un tempo apparivano certezze assolute riferite allo sviluppo e alla crescita. Oggi, nonostante le forti resistenze di chi ha grandi interessi da difendere, è sempre più difficile contestare che questo sviluppo, questa crescita, avviene a discapito della natura, della sopravvivenza stessa del pianeta e di chi lo vive. Non è un caso che tra gli indicatori della crescita mentre c’è chi guarda al Pil e agli indici di borsa, c’è anche chi al primo posto mette la qualità della vita e non il mercato, il denaro, la merce. Un dato è comunque difficile contestare: anche se l’indice Mibtel cresce sempre più si sta abbassando la qualità dell’aria, del cibo, dell’acqua.
All’interno di tali tematiche un posto centrale, un nodo non più eludibile, è occupato dalla questione rifiuti; ed è così in assoluto, al di là di quelle immagini scioccanti provenienti dalla Campania che in questi mesi hanno fatto il giro del mondo. E anche su questo le posizioni, e le proposte, si divaricano in maniera eclatante. Da un lato c’è chi pensa che gli inceneritori siano la soluzione del problema (gli stessi, imprenditori interessati a far profitto anche sulla monnezza, tacciono o tendono a sottovalutare i rischi per la salute umana e le ricadute sull’ambiente), dall’altra c’è chi è convinto che bisogna intervenire sulla riduzione dei rifiuti–ad iniziare dagli imballaggi–e che la vera scommessa va giocata sulla raccolta differenziata, sul rendere protagonista ogni cittadino. Ma… se si ha la volontà di differenziare e non si ha la possibilità di poterlo fare a cosa servono le (apparenti) buone intenzioni?
E veniamo allo specifico delle carceri.
Nelle realtà urbane, un cittadino ha l’opportunità–se vuole e se li trova–di utilizzare gli appositi contenitori per la raccolta differenziata, perché questa possibilità non viene offerta anche ai detenuti? Perché in tutte le carceri italiane non è possibile rendere obbligatorio la presenza di contenitori adeguati per la raccolta differenziata? Perché non si disciplina il tutto con apposita legge? E se la politica è distratta, perché le associazioni ambientaliste non se ne fanno promotrici?
Eppure, è un dato acclarato che le carceri sono delle vere e proprie “mini società” all’interno (o, se si vuole, all’esterno) della società stessa, luoghi dove si vive in migliaia, si consuma quotidianamente e si producono significative quantità di rifiuti. Secondo il SAPPE, uno dei sindacati della polizia penitenziaria, al 7 gennaio 2008 la popolazione detenuta era pari a ben 48.788 unità.
Nel carcere di Larino, ma fortunatamente non solo in esso, la buona volontà di tanti detenuti e la disponibilità della direzione ha già permesso di sperimentare tale iniziativa che, a nostro avviso, assume uno straordinario valore proprio in quel percorso di rieducazione al quale il carcere deve tendere. Certo, nulla è facile, anche nelle carceri va sostenuta e promossa una campagna di sensibilizzazione tra i detenuti. Ma è sufficiente la buona volontà? Come si fa se non si hanno mezzi, organizzazione, metodica?
Affiancato a questo vi è un aspetto che giudichiamo assolutamente non insignificante: quello delle garanzie. Noi crediamo che ai detenuti (ma siamo convinti che su questo l’interesse sia generale) deve essere assicurata la possibilità di controllare l’intero ciclo del rifiuto, avere, in sostanza, l’assoluta certezza che le varie tipologie di rifiuti vengano destinati agli impianti di riciclaggio. Troppo spesso, e in più parti d’Italia, si sono registrati episodi di pura speculazione, con rifiuti depositati in discariche indifferenziate, vanificando in questo modo l’impegno e la testimonianza concreta di chi crede che un altro mondo è possibile ed è pronto a fare la propria parte.
- La redazione de l’Arcano è nata all’interno del carcere di Larino, ne fanno parte Alberto, Alessandro, Fabio, Filippo, Francesco, Luigi D. M., Luigi A., Vincenzo D. M., Vincenzo S.
Tags assegnati a questo articolo: decrescita, detenuti, rifiuti






