Contadini dell'altra economia. Aiab a congresso

«Il biologico, con il lavoro dei contadini e la crescente sensibilità dei cittadini consumatori, è arrivato sugli scaffali dei supermercati, ora occorre riaffermare la nostra volontà di cambiare il modello di sviluppo». Arrivati al secondo giorno del congresso nazionale, nella splendida cornice dell’isola di San Servolo a Venezia, Andrea Ferrante, presidente nazionale dell’Associazione per l’agricoltura biologica [Aiab], così riassume la fase politica che sta vivendo il mondo del biologico. La crescente attenzione alla qualità dei consumi e all’ambiente e, insieme, l’evidenziarsi dei pesanti limiti della produzione agro-industriale, sta regalando alle produzioni biologiche un’attenzione importante tra i consumatori, ma il mondo del biologico non ha nessuna intenzione di omologarsi al mercato e di rinunciare alla sua potenzialità critica. E per questo cerca nuove alleanze.
Non a caso, la giornata di ieri, giovedì, il primo giorno del congresso, è stata dedicata all’«altra economia» perché «la sfida è di stringere alleanze con tutto il mondo dell’economia alternativa–riflette Ferrante – e fare rete per riuscire a incidere nelle politiche e nei consumi delle persone». E il bilancio di questi due primi giorni di congresso sembrano confortare l’obiettivo di Aiab visto la presenza di realtà economiche e di amministrazioni pubbliche sia durante la sessione plenaria, sia nei workshop paralleli che hanno riguardato temi come la filiera corta, gli «acquisti verdi» degli enti locali e i gruppi organizzati per l’acquisto di energia rinnovabile.
«Occorre far capire–ha detto Paolo Cacciari intervenuto nella mattinata di ieri- che tutte le esperienze economiche di produzioni pulite ed eque non rappresentano sperimentazioni di nicchia ma sono l’unica alternativa politica ragionevole alla catastrofe che si sta aprendo davanti a noi» e le sue parole hanno avuto eco negli interventi successi. Tra le iniziative promosse da Aiab in quest’ultimo periodo una in particolare ha trovato molto spazio durante i lavori congressuali ed è quella di «Qualità lavoro», il nuovo marchio promosso da Aiab in collaborazione il settore agricoltura della Uil che certifica prodotti frutto di lavoro regolare. «Il lavoro nero è una realtà fortissima e complessa nell’agricoltura–racconta Ferrante–Con questa iniziativa abbiamo voluto dimostrare che agricoltura biologica non vuol dire solo assenza di pesticidi, ma un preciso universo di valori».
La giornata di oggi è invece caratterizzata dal tema della biodiversità con l’intervento di esperti, ricercatori e operatori del settore. «A fare la fortuna dei prodotti della Valnerina, le lenticchie e il farro, è stato lo scambio, che i contadini hanno sempre praticato, dei semi – racconta Vincenzo Vizioli, presidente della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica–, una pratica che ha fatto sì che si sia sviluppata una ricchissima biodiversità in quei prodotti». La legislazione vigente vieta lo scambio dei semi tra contadini impoverendo così la biodiversità dei prodotti e favorendo l’omologazione; per questo Aiab sta lavorando alla promozione una ricerca proprio per «scoprire il tesoro nascosto» e quindi per quantificare la biodiversità custodita e consolidata dalle pratiche di agricoltura bio e cercare così strumenti, normativi e scientifici, per permettere di consolidare la biodiversità in agricoltura. «D’altronde sempre di più vengono richiesti prodotti tipici legati al territorio d’origine – aggiunge Vizioli–, ma la tipicità è possibile solo se è l’omologazione delle sementi, altrimenti se ci sono solo fagioli borlotti, tanto vale acquistarli al supermercato sotto casa». Il congresso – titolato «Vivere bio. Agricoltura, cibo, paesaggio, servizi al territorio»–proseguirà nella giornata di domani che sarà dedicata al dibattito interno all’associazione e all’elezione degli organismi dirigenti.

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