Chissà cosa ne pensa Silvio Berlusconi, sfilato a Napoli col suo carico di annunci la settimana scorsa. La «fine dell’emergenza rifiuti», sbandierata come successo numero uno del suo quarto governo, è celebrata da giornali e tv come un autentico miracolo, e il suo proclama napoletano conta di spegnere di fatto i riflettori sull’intera questione. Ma a sapere come stanno le cose sono i napoletani solo in parte sgravati dalla monnezza, sottratta soprattutto al centro storico, e presente invece in periferia.
Senza contare che perché il «successo» sia effettivo toccherà aspettare del tempo, per capire se e come funzionerà lo smaltimento ordinario, e soprattutto capire se e quanto la camorra è ancora presente nella filiera. Paradossalmente, al governo vengono a dare una mano quelli di ManiTese, riuniti a Napoli, da sabato 19 luglio, in uno dei loro campi annuali. Soprattutto nell’ottica di un cambio di atteggiamento, di una nuova educazione ambientale e sociale dei consumi.
È una sfida culturale quella dell’associazione, che organizza in varie località italiane campi di volontariato aperti tutti per promuovere la sobrietà attraverso stili di vita alternativi e sostenere i suoi progetti di cooperazione nel sud del mondo. Il gruppo di Napoli si è annidato nel cuore della città, nelle strade del centro storico e del Rione Sanità. «Chi ci indica i colori, tra la spazzatura e i fiori…» è lo slogan evocativo che i ragazzi hanno fatto proprio, patrocinato dalla II Municipalità e sottoscritto da Alex Zanotelli. «È importante mantenere viva la tradizione dei campi estivi di lavoro, superando la difficoltà del lavorare insieme in gruppo, in una società in cui si guarda solo al proprio ‘orticello’ – dice Alex Zanotelli, che vive nel cuore del quartiere Sanità – , per dare dignità a ciò che ognuno di noi può offrire da protagonista di un progetto comune».
Un’iniziativa che si inserisce nelle numerose attività svolte dalla Ong nata a Milano nel 1964, attiva a Napoli dal 1994, e impegnata sui problemi di squilibrio tra i paesi del Sud e del Nord del mondo [nel numero di Carta in edicola da domani si racconta l’esperienza del gruppo di Finale Emilia che ha appena inaugurato un caponnone autocostruito dell’altra economia ]. Da alcuni giorni, a Napoli avanno avanti dibattiti e incontri di formazione con esperti del mondo della scuola e dell’associazionismo, dedicato soprattutto alla valorizzazione dei ragazzi minorenni, possibili motori di cambiamento nella città. Protagonisti del campo sono infatti i ragazzi del Rione Sanità, con i quali il Gruppo Mani Tese di Napoli lavora in modo continuativo dal gennaio 2008, nel progetto di recupero scolastico «Sane Stelle», finanziato dalla Fondazione Cannavaro – Ferrara. Ma il campo va oltre. «La cultura del riciclo scavalca la questione rifiuti, e l’educazione dei bambini scavalca tutto», raccontano i volontari protagonisti, quasi infastiditi che il loro lavoro sembri una risposta alla recente emergenza, quando al contrario è la continuazione di un vecchio percorso, a braccetto con nuove sfide formative e sociali.
L’incursione nel cuore della città va di pari passo con l’informazione in campo ambientale e sociale, con la quale si punta a informare ed educare la cittadinanza sull’adozione di uno stile di vita sostenibile e anti-consumistico, un’iniezione di sobrietà che ha trovato terreno fertile e sorrisi spiegati nei commercianti del centro, aperti alla novità, e pronti a guardare con simpatia l’iniziativa. Da loro dovevano arrivare prodotti in esubero e invece giungono doni di ogni genere, in perfetto stile napoletano. E se non è una vera e propria adesione, è comunque un abbraccio al nuovo e una legittimazione di un lavoro che dura nel tempo, e che è anche testimonianza di vita comunitaria, di solidarietà, di accoglienza.
Il riciclo, di certo, viene visto come una risorsa importante, a maggior ragione nei mesi del caos rifiuti. I venticinque volontari iscritti al campo e provenienti da tutta Italia raccolgono, dopo aver fatto una campagna informativa porta a porta, materiale usato di varia natura nella zona del centro storico e del rione Sanità, che poi viene venduto sotto la tenda del mercatino dell’usato a piazzetta Nilo, a due passi dall’università, intercettando studenti distratti e professori perplessi. Gli stessi che potranno incontrare il magistrato Alfonso Guardiano e don Tonino Palmese dell’associazione Libera [giovedi 24 nella sede di piazza Cavour], o che si troveranno giovedì nel bel mezzo di una caccia al tesoro organizzata per i vicoli. Mercoledì invece i ragazzi del Rione Sanità hanno sfilato indossando abiti usati, al parco San Gennaro. Alla sfilata è seguita la proiezione del video «Lost in la Sanità», prodotto dal Laboratorio dei ragazzi del Rione e già proiettato durante l’ultima edizione del Napolifilmfestival. E venerdi 25, concerto finale in piazza San Domenico. Per qualche giorno il centro di Napoli annusa uno spirito nuovo, che mette sottosopra le solite priorità di atteggiamento, divertimento, abitudini e stili di vita. La raccolta dei materiali aiuterà il finanziamento dei lavori di cooperazione che Mani Tese realizza nel sud del mondo: il ricavato del campo sarà destinato, infatti, a un progetto di microcredito alle donne in Benin.






