L'11 settembre della finanza mondiale

L’approvazione del piano Paulson da parte del congresso Usa non rassicura gli investitori, e i timori per il settore bancario europeo spingono giù i titoli del comparto creditizio, affondando i listini internazionali. I mercati del vecchio continente hanno registrato perdite superiori al 5 per cento. Le perdite più rilevanti hanno colpito la borsa di Londra, con l’indice Ftse-100 che lascia sul terreno oltre il 6 per cento. Hypo Re, la banca soccorsa dal governo tedesco, ha perso il 44 per cento, mentre Commerzbank è arretrata di oltre il 15 per cento. L’ad di Unicredit, Alessandro Profumo, ha dichiarato che è «impossibile» prevedere se potrà essere rispettato l’obiettivo di utili per azione nel 2010. Intanto, Bnp Paribas ha annunciato l’acquisto di asset belgi e lussemburghesi di Fortis per 14,5 miliardi di euro, un’operazione che renderà l’istituto di credito francese la prima banca europea per depositi. Le borse asiatiche hanno chiuso in profondo rosso, con il Nikkei di Tokyo che ha registrato un calo del 4,25 per cento, scendendo ai minimi di quattro anni e mezzo. Perdite oltre il 4 per cento anche a Taipei, Seul e Hong Kong. La borsa russa è stata costretta a sospendere le contrattazioni per un’ora che dopo che l’indice Micex aveva registrato un crollo del 15,5 per cento. La preoccupazione per la tenuta del sistema bancario europeo ha spinto giù le quotazioni della moneta unica, che ha toccato un minimo di tre mesi sul biglietto verde, a quota 1,3595 dollari, e il livello più basso di due anni e mezzo sullo yen, a 139,96. In netto calo anche le quotazioni del petrolio.

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