Il 16 novembre 2008 la Mutua per l’autogestione di Reggio Emilia [Mag 6], una delle prime e più intraprendenti esperienze di finanza critica promosse in Italia, compie vent’anni. Non solo, il 2008 è anche l’anno nel quale la libreria Infoshop Mag 6 compie dieci anni e la rivista Pollicino Gnus ne compie quindici. Per questo a Reggio Emilia ha deciso di promuovere incontri, dibattiti e feste da novembre a dicembre: il programma completo è nel sito www.mag6.it. Qui di seguito, invece, trovate un articolo scritto da Giovanna Panigadi, socia fondatrice e componente del Consiglio di amministrazione di Mag 6, che ricostruisce la storia di questa bella esperienza di altra finanza. Un breve ma intenso viaggio tra ragioni, sogni e pratiche fuori quelle logiche che hanno provocato la crisi finanziaria globale.
Come nasce la Mag di Reggio Emilia?
La nascita di Mag 6, è scaturita dall’incontro di soggetti veramente molto diverse tra loro e tutte coinvolte in vari ambiti della politica e dell’impegno sociale. Questa origine ha segnato in modo indelebile la sua genesi che porta in sé alcuni aspetti caratterizzanti e preponderanti: una forte esigenza di confronto e di riflessione, la ricerca della costruzione di un consenso partecipato, l’attenzione ai processi prima che ai prodotti, la scelta della lentezza e della profondità prima che dell’efficienza e il desiderio di valorizzare le differenze. Sostanzialmente l’incontro che avvenne circa un anno prima della costituzione della cooperativa, nel 1988, tra soggetti così differenti tra loro, offriva un denominatore comune che abitava e abita questa convinzione: l’economia e la finanza sono sempre state escluse dai luoghi e dai tempi dell’ideale e delle pratiche politiche, considerate ‘panni sporchi’ da lasciar gestire al sistema, è ora di riprendersele e maneggiarle diversamente, osando processi diversi e immaginando una relazione altra con il denaro. All’inizio la componente di obiezione monetaria rispetto al sistema bancario era molto più forte di altre, oggi il puzzle degli elementi che compongono le motivazioni per entrare a far parte di questa esperienza, pensiamo sia composto da un numero decisamente maggiore di frammenti.
Qual è la sua origine sociale economica, politica? Chi ha azzardato?
È difficile individuare ‘una’ origine vera e propria perché sin dalla primissima fase di costruzione dello Statuto, processo che ha richiesto circa un anno di tempo, è più vicino alla realtà parlare di origini differenziate, di soggettività molto motivate e determinate a non sottostare alle logiche di gruppo, di rappresentanza, di appartenenza nel senso deteriore del termine, andando al cuore di un confronto, appassionato, anche molto conflittuale e profondo che aveva la testardaggine necessaria ad arrivare alla costituzione della cooperativa, alla ricerca del primo progetto da finanziare sul territorio, alla raccolta reale del denaro necessario e finalmente all’inizio dell’operatività. Le origini mescolavano insieme persone cattoliche, cristiane, libertarie, anarchiche, comuniste e provenienti dalle pratiche politiche degli anni ’70 e…chissà che altro!
Certo, qualcuno ha azzardato più di altre, scorgendo nell’esperienza della Mag2 di Milano che ci è stata poi messa a disposizione, la possibilità di costruire una pratica possibile, qualcuno più di altri vedeva più lontano e concentrava nella nascita di questo progetto interessi personali e professionali che aveva sempre dovuto giocarsi all’interno del “sistema”, mettendo in questo percorso un forte desiderio di poter praticare le proprie competenze, idee e desideri di cambiamento anche in un ambito così ostico come quello del denaro.
Che significato ha nell’oggi, per il territorio di Reggio, l’azione e la presenza della Mag? Come si concretizza?
In un progetto di creazione di tessuto sociale e di rete relazionale, Mag 6 si è riconosciuta e ha scelto una funzione di agevolatrice delle relazioni. Il territorio di riferimento per la nostra attività è più definibile come un ‘territorio affettivo’ nel quale ciò che è in grado di superare le distanze geografiche e costituisce vicinanza sono le relazioni significative e profonde. Il territorio circostante è comunque sicuramente un luogo nel quale, attraverso le pratiche le iniziative e una presenza che ogni qualvolta lo si sia ritenuto significativo ha esplicitato chiaramente dissenso o richieste di senso, abbiamo costruito una nostra presenza riconosciuta, non solo relativamente all’attività finanziaria ma anche e soprattutto attraverso altri ambiti, alcuni interni alla vita della cooperativa, altri racchiusi nell’esperienza dell’associazione Mag6. Avendo sempre cercato di utilizzare la finanza come strumento e non come fine, a fianco del circuito finanziario sono nati altri strumenti di ricerca e azione, tutti comunque riconducibili a un orizzonte culturale comune e creativi rispetto alla presenza nel territorio. Le attività extrafinanziarie che agiscono all’interno della cooperativa sono Gruppi di lavoro che gestiscono i propri percorsi di ricerche, scelte e pratiche, in modo autonomo seppur compartecipato da tutto il cda: Consulenza e Formazione; Energie; Monete Sociali e Partecipazione. All’interno dell’associazione, le realtà presenti sono: la rivista mensile Pollicino Gnus; la libreria Infoshop; il Gruppo di acquisto collettivo; il Laboratorio per la nonviolenza; la Compagnia Teatrale Istarion.
La caduta del liberismo economico apre nuove prospettive, scenari e responsabilità per la vostra Mag e per eventuali altre Mag d’Italia?
La percezione è che ciò che può offire l’esperienza delle Mag sia oggi raro e prezioso, perciò tanto più essenziale in un tempo in cui le maschere di quello che potremmo definire ‘sogno liberista’, stanno miseramente cadendo, provocando un fragore che forse, anche chi non ha sinora prestato particolare attenzione alle scelleratezze quotidiane che da sempre pratica il mercato dominante, oggi riesce a vedere. Sostanzialmente le Mag offrono quelli che potremmo scorgere come antidoti possibili alle illusioni tutt’altro che innocenti del mercato liberista, proponendo pratiche di gestione del denaro che, oltre alle idealità che sottendono sono anche più eque, trasparenti, a disposizione di tutti, sostengono progetti importanti per la collettività e non sono soggette a bizzarri andamenti della finanza virtuale; il baratro nel quale crollano i castelli di sabbia e le promesse di ricchezze avulse da qualsiasi limite etico, è ormai evidente e innegabile. La giustizia non è solo più giusta, è necessaria ad un benessere reale e diffuso.
Come vedi il collegamento tra Mag in Italia? Che frutti sta dando per l’economia sociale e per la finanza etica?
Il percorso di questi anni ha visto le Mag, forse più ricche di un’esperienza consolidata da percorsi di autoriconoscimento e costruzione d’identità necessari ad un più sereno confronto tra differenze, creare spazi di amicizia, solidarietà, circolazione di saperi e di esperienze, che hanno arricchito molto le reciproche realtà. Certo, essendo tra l’altro già molto impegnativa la pratica in ognuno di questi luoghi che sono le diverse Mag, è necessario prendere atto che, ancora una volta la lentezza si pone come amica di percorsi significativi. I frutti che produce questo percorso forse sono soprattutto quelli di confronto, messa a disposizione di competenze, saperi riflessioni e scelte, che fanno di un’esperienza un luogo più ricco e creativo e di una pratica politica un’azione più profonda e condivisa.
Hai dell’altro che vuoi comunicare dell’esperienza Mag?
L’idea non basta: è una consapevolezza che ha curato e fatto crescere il nostro bisogno e desiderio di interrogarci su uno dei nodi fondamentali che sta alla radice di ogni pratica politica: le relazioni. Forse non è un caso che la finanza critica, perciò sostanzialmente, una pratica che ruota intorno al rapporto con il denaro, restituisca questo nodo con ancor più cruda ed essenziale precisione.
Il denaro, il rapporto con esso e il suo uso, pongono interrogativi tanto destabilizzanti quanto determinanti al nostro mondo di idee, letture del mondo, impegni sociali e politici; pongono ancor più inesorabilmente interrogativi sul nostro modo di stare alle relazioni interpersonali, dipanandosi nei ruoli e nei meccanismi relativi a concetti come: responsabilità, rischio, potere, fiducia, delega, trasparenza, partecipazione, circolazione dei saperi.
Continuare a ragionare intorno ad alcuni nodi – ogni esperienza di aggregazione, quando cresce, rischia di perder di vista i punti di partenza; l’agire non può che abbracciarsi al pensare anche se ciò richiede tempo e rallenta i tempi; i conflitti e le critiche vanno affrontati e non rimossi; nessuno si può sentire, a priori, esente dai più nefasti dispositivi relazionali; i processi segnano indelebilmente i prodotti e quelli bisogna mutare strutturalmente; è necessario guardarsi da dentro e farsi guardare da occhi esterni, perciò non ‘inebriati dal mito’, per incidere sulle fibre strutturali e quindi sulle pratiche; la qualità della propria vita deve cambiare e dimostrare che davvero è possibile vivere ‘altro’ e non solo perché lo si speri o lo si attenda; il rapporto con il denaro è, ancora e sempre di più, un nodo sul quale è necessario interrogarsi intimamente, prima che spingere gli altri a farlo; non tutto quello che si comunica di sé è esplicito e dichiarato; non si è immuni da una errata gestione del potere solo perché si lavora per fini buoni; – è stato e continua ad essere tanto difficoltoso quanto determinante per la crescita “interiore” della nostra esperienza.
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