A Madrid, il 26 e 27 giugno scorso, c’erano 23 organizzazioni contadine di 15 aesi d’Europa [Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Spagna, Francia, Grecia, Italia, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Svizzera, Turchìa, Svezia], quattro grandi organizzazioni contadine di Spagna [la Coag – Coordinamento di organizzazioni di agricoltori e allevatori], del Portogallo [la Cna – Confederazione nazionale agricola], di Francia [la Confederazione nazionale dei sindacati delle aziende familiari e la Confederazione paysanne] con diecine di migliaia di iscritti ognuna, oltre Aiab e Ari per l’Italia.
A questo evento Europeo storico non poteva mancare, invitata quale membro osservatore ai lavori della costituente contadina Europea, l’associazione Michele Mancino che da anni collabora con La Via campesina e che ha tra i suoi obiettivi statutari temi quali l’agricoltura, la sicurezza e la sovranità alimentare, l’ambiente, i beni comuni.
Con queste basi solide è stato dato vita ad una delle più grandi organizzazioni contadine Europee: il Coordinamento europeo di Via campesina [Cevc] che ha rapporti con la maggior parte dei movimenti contadini nel mondo.
E’ stato un atto fondativo di grande importanza e concretezza mai verificatosi in Europa, che si realizza in un momento di particolare, grave crisi alimentare che investe non solo i paesi europei, ma il mondo intero.
La crisi agricola profonda che investe migliaia d’aziende contadine di ogni dimensione, che dà il senso del fallimento del modello produttivo planetario imposto dai grandi gruppi mondiali dell’agro-busines, ha imposto l’esigenza che per farvi fronte, è ineludibile realizzare l’esortazione rivolta ai lavoratori del mondo oltre un secolo fa: «Proletari di tutti i paesi unitevi!»
Più di un secolo, appunto, è occorso perché la coscienza della necessità dell’unità si radicasse nella testa di milioni di lavoratori della terra.
Tantissimi i tentativi di internazionalizzazione delle lotte di emancipazione da condizioni bestiali di vita subalterna, quasi sempre brutalmente repressi nel sangue da governi delle borghesie rampanti, colonizzatrici e predatorie. Metodi che ancora imperano in molti paesi dell’America Latina, come in Brasile, dove si continua a compiere eccidi di contadini senza terra e a riempire le galere di quanti scampano alla morte.
In Europa è toccato proprio ai reietti della terra, ai contadini poveri, le cui aziende chiudono a diecine al giorno, ai braccianti senza terra facili prede di caporali venali senza scrupoli, come in Italia, ai senza diritti, da quello primario a vivere una vita dignitosa a quello del riconoscimento del valore del proprio lavoro, al diritto di decidere modelli produttivi, di gestione e distribuzione equa del cibo; a questo popolo laborioso e tenace è toccato costruire una grand’organizzazione internazionale quale, appunto, il Coordinamento europeo Via campesina, quale strumento di lotta più efficace ed incisivo sulle Politiche agricole comunitarie, che, dall’Europa, influenzano le politiche agricole di tutti gli altri continenti.
Madrid dunque, punto di partenza per obiettivi più alti, all’altezza dei tempi, per vincere chi affama indecentemente l’intera umanità, depredando prima i contadini e poi il resto del mondo dei lavori salariati.
A fronte della globalizzazione di modelli produttivi e di gestione dei prodotti alimentari organizzata dal Wto si rende necessario perseguire l’obiettivo della globalizzazione della lotta, quale condizione per conseguire «una agricoltura per vivere» come abbiamo confermato ad Annecy a settembre, in occasione della riunione dei ministri dell’agricoltutura dell’Unione europea sul futuro della Pac dopo il 2013.
L’Europa contadina non è solo quella dei quindici paesi che hanno dato vita al Cevc. Occorre ora aprire all’inclusione dei paesi dell’Est europeo. Non sarà facile, ma neanche impossibile, come questo primo importante passo fatto a Madrid ha dimostrato.
Occorre procedere ad elaborazioni di proposte progettuali di politiche agricole condivise, riguardanti la Pac e non solo, iniziando a costruire un movimento europeo per la sovranità alimentare, senza la quale nessuna politica sarà mai in grado di fare fronte alle sfide per vincere la fame che uccide centinaia di miloni di esseri unmani all’anno.
In tema d’agricoltura, crisi alimentare, cambiamenti climatici, agrocarburanti, ambiente, cibi contaminati da Ogm, biodiversità, il 2008 può essere definito, senza tema di smentita, un anno tragicamente fallimentare delle politiche agricole e ambientali.
Il vertice Fao sulla crisi alimentare nel mondo, tenutosi a Roma dall’uno al quattro giugno 2008, è approdato a una conclusione vergognosamente fallimentare. Non meno fallimentare e vergognosa è stata la conclusione del Wto per la spartizione dei mercati e come arricchirsi più velocemente con la gestione del commercio del cibo a danno dell’intera umanità.
Di fronte al baratro economico in cui il mondo è stato precipitato dal fallimento dei modelli economici liberisti , occorrono sforzi immensi per costruire politiche d’alleanze e unitarie. Non sarebbe poi tanto peregrino e retrò rispolverare e aggiornare l’appello: «Proletari di tutti paesi uniamoci».
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