«Postfuturo», il libro in edicola in questi giorni con Carta

Non sono il più adatto a invitare alla lettura di «Postfuturo». Primo, perche? non sono un critico letterario e se fossi un libraio il libro lo metterei nella rastrelliera della narrativa [forse della storia, non certo della saggistica]. Secondo, perche? una recensione richiede distacco, ed io sono affettivamente coinvolto con l’autore. Terzo, perche? non ho critiche da fare.
Ne ho fatto quindi una lettura scorretta, che non restituisce il «piu? bello» del libro – un irruente racconto in prima persona lungo trentacinque anni di duro «lavoro giornalistico», di cronache appassionate, condotte sempre «sotto la superficie» patinata del sistema dominante dei media [dal Quotidiano dei lavoratori al manifesto, alla «sua» Carta]. Una lunga storia, che Gigi sente di dover mettere in piazza per due motivi – per come la capisco io. Perche? quando si comincia ad avere dei nipoti [il suo si chiama Davide, ha undici mesi ed e? il vero protagonista della storia] ti viene del tutto naturale misurare il tempo non sulla scala delle urgenze del domani, ma su quella lunga della vita dei nuovi nati. Secondo, perche? siamo tutti [non proprio tutti; ma i collaboratori, i sostenitori, i lettori di Carta si?] chiamati a pronunciarci sul futuro della
piccola-grande impresa giornalistica che ci e? tra le mani.
Lui, Gigi, il direttore, e? stanco ma ci crede ancora. Almeno cosi? l’interpreto io. Pero? c’e? sempre un tipo, un compagno della sua eta?, con la barba e con il fare di chi di politica se ne intende [il prototipo della sinistra di buon senso], che in ogni dibattito si alza e pone quesiti che fanno cadere in depressione il nostro relatore-autore impegnato in una delle tante conferenze, incontri, dibattiti in giro per l’Italia. Questo signore compare nel libro quattro o cinque volte. Pensa che la «decrescita» sia una idea bislacca per chi non arriva a fine mese – spiegagli tu che e? l’unica alternativa all’impoverimento! Non capisce la differenza tra locale e localismo – se parli di «coscienza di luogo» [e non di classe] ti sospetta leghista. Pensa che la battaglia sull’informazione sia quella per il pluralismo delle televisioni e dei giornali – non arriva a capire che vi sono meccanismi strutturali di mercato e condizionamenti politici che regolano, cosi? e solo cosi?, i media. Pensa che lo Stato sia li? a difendere gli interessi dei poveri contro i poteri forti. Infine, ed e? la stessa cosa, pensa che non si possa fare a meno del partito, certo rinnovato nella sua «forma», democra-
tizzato e radicato, unificato o radicalizzato, di lotta e/o di governo, a seconda dei casi, delle convenienze, delle preferenze – del caso, appunto.
Alle elementari, quelle pre-sessantotto, prese a modello dal nuovo governo post-fascista, a cui andavo con grembiule nero e fiocco celeste, e dove sulla cattedra c’era sempre un minaccioso righello di legno che serviva alla maestra per colpire di piatto il dorso delle mani di un mio compagno, uno spilungone ripetente, sempre lui, quando la stessa terribile signora urlava rossa in viso: «Chi e? stato?», mi veniva sempre voglia di alzarmi e dire «io», non per eroismo, al contrario, ma per far finire presto la indecorosa scenata. Cosi?, per questa mia debolezza psicologica, mi sono immedesimato con l’immaginario interlocutore che sostiene i discussing [anglo] e che Sullo descrive cosi? somigliante a me: non mi rado la barba ingrigita, non riesco a non dirmi comunista, penso continuamente a quel che di buono che potrebbe fare il tale assessore o il tal altro ministro, mi commuovo alle manifestazioni di massa, sono sempre
andato a votare, peggio, ho perso un mare di tempo a fare tessere e riunioni di partito, a chiedere e contare voti, a fare e disfare coalizioni, programmi, liste. Il governo [o l’opposizione, che e? poi lo stesso] e? stato l’orizzonte del mio pensare alla politica. Non che fossi scemo, ma il resto, la «battaglia delle idee»,
la formazione profonda delle convinzioni, era compito di altri; dei pensatori, degli ideologi, degli scrittori, persino dei giornalisti di Rinascita, dell’Unita?, del manifesto…
E?da relativamente poco tempo [dalla «questione morale», dalla Bolognina, da Sarajevo, dal Chiapas, da Seattle, da Genova…?] che ho cominciato a capire a quale catastrofe avrebbe portato lo slittamento delle due faglie. La riduzione della politica e del sindacato a tecnica in mano ad una casta professionalizzata da una parte, il baronato opinionista dall’altra. Il risultato, come dice Sullo, e? che la politica e? diventata «fiction» e la «fiction» politica. Democrazia e un’altra serie di parole comuni hanno perso il loro senso comune.
«Postfuturo» lancia uno sguardo lungo e profondo su un mondo che ha subito una trasformazione antropologica devastante. Ma allo stesso tempo Gigi Sullo riesce sempre a scoprire anche gli elementi di attrito, di re-esistenza [scriverebbe Salinari], di progettualita? altra che emergono dalla fitta rete di rapporti interpersonali che comunque gli individui sanno intessere e mantenere in quelle «comunita?» che rispondono sicuramente al «principio femminile» della cura e della mutualita?. Anche nelle situazioni piu? disgraziate, nella lenta catastrofe in atto.
Quando Sullo scrive «noi» aggiunge sempre, provocatoriamente, «noi chi?». Ci chiama a pronunciarci. Vorrebbe che facessimo di piu? per il suo [nostro] giornale. Per parte mia, credo di si?, che sia la strada giusta. Ha scritto Massimo Carlotto, pensando anche a noi: «I blog, la cara vecchia carta stampata, la narrativa, il teatro, la musica, il documentario, il cinema, e tutto quello che puo? suggerire la creativita? sono strumenti straordinari che abbiamo a disposizione per agire la realta? che ci circonda». Carta come strumento di collegamento vero, moltiplicatore di co-ricerche e auto-inchieste. I Cantieri sociali come strumento capace di promuovere e allargare alleanze, sinergie, convenzioni aperte e stabili tra comunita? scelte e libere di cittadini attivi, di abitanti sovrani, di consumatori consapevoli, di produttori solidali, di contadini presidianti, di studenti critici…
Servira? ancora tempo e pazienza per convincere i compagni con la barba che per conquistare una «buona vita» serve praticare una «buona politica». Ma, se non noi, Davide ce la fara?.

«Postfuturo», 149 pagine, edito da Carta / Intra Moenia, è? in edicola, allegato a Carta settimanale,
dal 21 al 26 novembre 2008, al prezzo complessivo di 13 euro [10 euro piu? il prezzo del settimanale]
nelle edicole delle principali citta? italiane.

http://bottega.carta.org/index.php?main_page=product_info&products_id=233

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