Ecco perché non è più possibile ignorare Terra futura

Presentata a Roma, nel palazzo della Fao, la sesta edizione di Terra futura, mostra-mercato internazionale promossa dal gruppo Banca etica e altri, in programma alla Fortezza da Basso a Firenze, dal 29 al 31 maggio.

«Vivi semplicemente. Questa terra ha risorse per tutti, ma non per l’avidità di tutti». Con le parole del Mahatma Ghandi, è stata presentata oggi a Roma, per il secondo anno ospite dei palazzi della Fao, «Terra Futura» la sesta edizione di quella che a oggi resta una delle più grandi mostre-convegno internazionali, dedicata alle «buone pratiche di vita, di governo e d’impresa verso un futuro equo e sostenibile», che si svolgerà ancora una volta alla Fortezza da Basso, a Firenze, dal 29 al 31 maggio. Un appuntamento promosso dalla Fondazione culturale responsabilità etica, insieme a tante organizzazioni nazionali impegnate nella costruzione e progettazione di un mondo ‘sostenibile’. Ma anche studiosi di fama internazionale, come Saskia Sassen, Wolfgang Sachs e Vandana Shiva, che offriranno il loro contributo per un confronto aperto sulle «buone prassi» della sostenibilità economica, sociale e ambientale, declinate in termini di equità, solidarietà e responsabilità. Convegni e seminari, workshop, laboratori, ma anche momenti di animazione e spettacolo, si alterneranno tra le centinaia di stand di associazioni, cooperative e imprese, enti locali e media [tra cui anche Carta] che approfitteranno dell’occasione per presentare il loro lavoro.
«Stiamo assistendo a una crisi imponente: le venti banche principali banche del mondo sono tecnicamente fallite. A questo dobbiamo rispondere con una proposta alternativa, mutuata dalla buone pratiche. – spiega Fabio Salviato, presidente di Banca popolare etica – Durante l’appuntamento fiorentino offriremo una panoramica quanto più completa possibile delle tante realtà che stanno già contribuendo non solo alla progettazione, ma anche alla realizzazione di un mondo ‘sostenibile’». Oltre al confronto e al dibattito, l’obiettivo della tre giorni è un altro: «Con questo appuntamento vogliamo dimostrare tutta la nostra competenza e professionalità nell’ambito della progettazione di soluzioni alternative al modello economico ormai in crisi, e soprattutto, la nostra autorevolezza. Al momento di legiferare, ignorare una risorsa del genere diventa ogni giorno più grave, perché, e a Firenze lo diremo chiaramente, è proprio dalla società civile che arrivano le alternative concrete a un mondo oggi messo in ginocchio dalla massimizzazione dei profitti». Anche se, parlando di obiettivi, il governo italiano sembra voler mancare anche questo. Investire nel nucleare di terza generazione, per esempio – quindi strutture vecchie oggi, paleontologia nucleare alla loro inaugurazione – disdegnando le energie rinnovabili, oltre a ignorare tutti i fattori [alti] di rischio e di impatto ambientale per la produzione di scorie, non sembra essere una scelta lungimirante neanche guardando alla crescita economica del paese. A giudicare dalle cifre, infatti, la Green economy paga, eccome. In Germania, per esempio, 2 milioni di persone sono attualmente occupate nel settore dell’energia pulita, il doppio dell’indotto complessivo Fiat, a fronte di una «solarizzazione» [potenziale solare, ndr] tre volte inferiore all’Italia. «Gli studi che conduciamo come Banca etica – continua Salviato – dicono che se tre milioni di italiani decidessero di avere un pannello fotovoltaico a testa, questo basterebbe a produrre un’energia equivalente alle quattro centrali previste dal governo, ma con ricadute economiche, sociali e ambientali di gran lunga più vantaggiose». Senza contare che investire nelle rinnovabili significherebbe anche risparmiare i circa 3,6 milioni di euro di multa giornalieri, a oggi quantificabili in quasi 2 miliardi di euro, per lo sforamento delle emissioni di Co2 dell’Italia rispetto all’obiettivo previsto dal protocollo di Kyoto.
«Un altro tema importante per rispondere alla crisi è il microcredito – aggiunge Salviato – In Francia è già attiva una sperimentazione per cui le grandi associazioni nazionali possono loro stesse erogare microcredito», con un risparmio non indifferente per le banche, che sostengono dei costi fissi per i prestiti, e quindi non proporzionati all’entità del credito, cosa che rende il microcredito ancora oggi un’operazione «in perdita» per le banche. Per questo Banca etica sarà presente con una propria proposta all’incontro per l’elaborazione della normativa europea in materia, previsto per i primi di giugno a Milano. Ma la vera «buona pratica» sarà trovare il giusto coinvolgimento della società civile con gli organismi istituzionali e le sedi legislative, nazionali e non, come dimostra il manifesto «Riformiamo la finanza per un’economia civile e solidale» che Fiba-Cisl e Terra futura hanno iniziato a progettare ben un anno fa, in occasione dell’ultima edizione dell’incontro. Un appello che arriverà fino al tavolo dei G8 riuniti a L’Aquila: una proposta concreta, per un’economia solidale formulata a partire dalle buone pratiche già in campo da tempo, e oggi, grazie anche a Terra futura, sempre più unite in una solida rete. A maglie sempre più strette.

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