Il Friuli Venezia Giulia, più di altre regioni, in quanto terra di confine e per i significati ambivalenti che i confini stanno assumendo in epoca di globalizzazione, sembra trovarsi nell’occhio del ciclone della rivoluzione spaziale che accompagna il trionfo del declino – del neoliberismo. Per delineare identità e prospettive di questi territori, mettendo al lavoro il tema promettente, e forse fertile, della decrescita, a Pordenone sabato 24 novembre ci sarà il primo incontro del Cantiere sociale del Friuli Venezia Giulia [presso l’auditorium della Regione, via Roma 2].
«Decrescita in movimento. Un’idea per creare una nuova convivenza
e tutelare beni come democrazia» è il titolo completo del cantiere.
Una mattinata di discussione suddivisa in due momenti: si comincia ragionando sul tema della decrescita declinata nel locale mentre, nel secondo momento, verrà aperta la discussione a tutti i partecipanti con una domanda al fondo: «Lo vogliamo fare una cantiere sociale? Vogliamo metterci – noi comitati, associazioni, intellettuali, attivisti e semplici abitanti in comunicazione tra di noi per iniziare una nuova narrazione – e quindi una pratica , fuori dai paradigmi e dalle ossessioni della crescita e del mercato?
Il primo appuntamento, alle ore 9, è con l’incontro «Il Friuli Venezia Giulia… che cambia: un confronto a più voci» con Francesco Stoppa [psicologo-psicoterapeuta, Dipartimento di Salute mentale, Pordenone], Pierluigi Di Piazza [direttore del Centro di accoglienza Ernesto Balducci], Francesco Marangon [docente di economia dell’ambiente, Università di Udine] e Marco Iob [Comitato italiano per il contratto mondiale sull’acqua]. Alle 11, seconco incontro dal titolo «Utilità e ruolo dialogo pubblico aperto alle reti sociali, agli amministratori, alle associazioni, ai movimenti e ai comitati», interviene, tra gli altri, Tonino Perna. Al termine del dibattito, alle ore 13, verrà anche proiettato il video «Aviano, Italia» a cura di «Produzioni dal basso» curato tra gli altri da Daniele Bonazza che sarà presente in sala.
L’obiettivo dell’incontrom dunque, è «stabilire una comunicazione tra le molteplicità di voci che emergono dal territorio» come ci racconta Toni Peratoner, udinese, tra i primi promotori del Cantiere. «Stando all’interno dei movimenti ci si accorge che manca un luogo di condivisione capace, magari temporaneamente, di mettere insieme le voci di chi crede in un’alternativa per questi territori» dice Raffaella Cavallo, attiva nel movimento per l’acqua e promotrice pure lei dell’incontro.
Un appuntamento che cerherà quindi di riconoscere e connettere i pezzi che disegnano un nuovo radicamento sociale, nuove coscienze territoriali fatte dall’opposizione ai «progetti della modernizzazione» e dalla sperimentazione di nuove forme di convivenza con gli altri e l’ambiente. La scommessa, secondo i promotori del cantiere, è che questo nuovo «disegno» possa cominciare a brillare di luce propria e fornire la nuova mappa per i tanti «naufraghi dello sviluppo».
Nella lettera con la quale è stato convocato il cantiere, tra l’altro, si legge: «L’idea di un Cantiere sociale – Friuli Venezia Giulia nasce con l’intenzione di creare un luogo di dialogo e elaborazione tra i diversi comitati, movimenti, associazioni, cittadini protagonisti di conflitti e sperimentazioni di nuove convivenze ed economie. Pensiamo che la crisi della convivenza sia figlia della crescita che ha mangiato gli ingredienti stessi della proprio successo: coesione sociale, culture condivise, biodiversità. Spaesamento, insicurezza, pregiudizi, sembrano prevalere nel clima sociale, paradossalmente e contestualmente impoverito dalla maggiore disponibilità di beni materiali. Anche per questo individuiamo la decrescita come tema generatore com
plesso in grado di descrivere l’orizzonte di cambiamento verso il quale vogliamo tendere. Pensiamo che sia utile trovare un luogo di dialogo e elaborazione che tenti di confrontarsi con la profondità e l’ampiezza della crisi in corso» [estnord@carta.org].
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