IL CEMENTIFICIO di Torviscosa è la linea oltre la quale non intendiamo arretrare»: questo passaggio del comunicato stampa dei Verdi del Friuli Venezia Giulia, datato 24 aprile sancisce l’uscita dei Verdi dalla maggioranza di centrosinistra che sorregge la giunta di Riccardo Illy. Sul cementificio di Torviscosa la giunta Illy non vuole arretrare e il governatore ha risposto algido che «l’uscita dei Verdi dalla maggioranza non cambia nulla »: posizione condivisa dalla giunta, che ha deciso di dare fiducia alla linea del governatore con l’eccezione dell’assessore Prc, Roberto Antonaz, dissenziente ma contrario a rompere.
Il cementificio rappresenta un tassello dell’intricato disegno di «sviluppo» dell’area friulana e giuliana. L’Alta velocità, la terza corsia dell’autostrada Venezia–Trieste, la nuova autostrada che collega l’A27, in Veneto, alla A23 in Friuli, sono alcune delle grandi opere in programma, che hanno bisogno di cemento in gran quantità. La filiera cave- cemento-opere segue le sue inossidabili regole. E così Torviscosa, città-fabbrica nata sotto il fascismo attorno ad un grande industria di fibre artificiali, oggi potrebbe divenire centro motore della nuova monoeconomia delle infrastrutture. Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi, racconta: «È necessario respingere i diktat, i dodecaloghi, le scelte del principe. La scelta del cementificio in spregio alla volontà popolare segna ancora una volta la crisi della rappresentanza della politica: occorre prenderne atto e agire di conseguenza ». Dal punto di vista numerico la scelta dei Verdi non dovrebbe influire sulla stabilità della maggioranza consiliare di centrosinistra, bisognerà però valutare le sue ricadute politiche.
La giunta guidata da Riccardo Illy ha rappresentato, per un centrosinistra incapace di acquisire consensi nel nord del paese, un modello politico. Illy, imprenditore prestato alla politica ormai da più di dieci anni, è stato in grado di imprimere stile e contenuti indelebili alla politica regionale: efficienza, alleanza con i potentati economici, personalismo, ultraliberismo, insofferenza per le mediazioni sono la cifra della sua gestione. Le quattro pagine del suo programma di governo dedicate alla partecipazione sono rimaste sulla carta e il programma per le elezioni del 2008 si annuncia ancora più rigido e liberista del primo. Illy rimane convinto della sua insostituibilità, quasi tutti i partiti della sua maggioranza, oltre a crederci, non sembrano aver nulla da obiettare al credo ultraliberista. E così la politica rimane sotto scacco. La «mossa del cavallo », che potrebbe spiazzare gli esoterici cultori della politica istituzionale, è rappresentata dai movimenti: il 25 aprile in piazza a Torviscosa, cittadina che conta 3 mila abitanti, c’erano più di mille persone, oltre a 24 sindaci dei comuni limitrofi. La mobilitazione contro il cementificio ha ricevuto l’appoggio dei diversi comitati che in regione si battono contro le politiche sviluppiste di Illy e per la tutela dei beni comuni.






