Nella notte tra il 23 e il 24 settembre 2006, il fuoco ha distrutto l’unico impianto di selezione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata della provincia di Udine. Un rogo apparso subito doloso. Anche all’Idealservice, la cooperativa che gestiva l’impianto, sono di questa idea. L’attacco del presidente, Enzo Gasparutti, è di quelli che in un paese normale farebbero chiasso: «Il nostro impianto funzionava troppo bene, per questo ci hanno bloccati».
Ma chi avrebbe avuto interesse a fare questo? A chi giova, in una realtà apparentemente al margine dei circuiti della criminalità organizzata? Gasparutti non dice altro, c’è il vincolo delle indagini in corso, aggiunge solo che alcuni giorni dopo gli hanno incendiato anche un camion. Secondo lui è un altro segnale del clima ostile all’Idealservice, la più grande cooperativa del settore pulizie e ambiente della regione, 900 dipendenti e appalti anche in Veneto ed Emilia Romagna.
Nell’impianto di Rive d’Arcano si trattavano 150 tonnellate di rifiuti al giorno, prodotte in un centinaio di comuni. L’85 per cento di ciò che entrava veniva inviato al recupero, il resto finiva in discarica. Un sistema che aveva consentito ai comuni di raggiungere percentuali di raccolta differenziata sopra il 35 per cento, vicino agli obiettivi del 40 per cento che la legge vorrebbe realizzare entro il 2007, ma ancora lontani dal 60 per cento che viene ottenuto nel vicino Veneto.
I prezzi per lo smaltimento aumentano
Sono passati sette mesi, e della riapertura dell’impianto non si ha certezza. Va fatta una gara per ricostruire i capannoni, chiuse le pratiche dell’assicurazione, ottenuta una nuova valutazione di impatto ambientale, spiegano i proprietari dell’impianto, la Comunità collinare. Insomma, un iter non breve. Nel frattempo la questione è diventata, da calda, bollente. I prezzi per il conferimento in discarica sono lievitati perché le discariche aperte sono poche e quasi tutte esaurite. Una situazione senza precedenti, che ha mostrato la fragilità del sistema di gestione in questo angolo d’Italia.
Walter Ganapini, uno dei maggiori esperti nel settore rifiuti, attuale presidente di Greenpeace Italia, nel 2003 accettò l’incarico di presidente della Net, la società creata dal comune di Udine per la gestione dei rifiuti. Un’esperienza che si chiuse tra le polemiche dopo appena un anno. Troppe cose fuori dalle regole, spiegò Ganapini prima di andarsene. «Negli anni ottanta questa zona era all’avanguardia in Italia per la gestione dei rifiuti–dice–Ma ora è molto più indietro del Veneto, dell’Emilia Romagna, della Lombardia. I prezzi del conferimento in discarica vengono stabiliti dai proprietari delle discariche a loro piacimento, una situazione che non ho visto da nessuna altra parte in Italia. Ed è incredibile che in una provincia come quella di Udine, con appena 560 mila abitanti, ci siano cinque soggetti, e non un gestore unico».
E poi c’è la Exe, la cui sigla sta per «Ecologia per esempio». La Exe venne creata negli anni novanta dalla Provincia di Udine per favorire la fusione dei vari soggetti che operavano nella raccolta. La società aveva una funzione temporanea ma è diventata una Spa, che controlla l’unica grande discarica in attività. Un storia travagliata, quella della Exe. Inizialmente, tra i suoi soci c’erano anche le organizzazioni degli imprenditori e alcune associazioni. Oggi, di «privati» è rimasta solo Legambiente, che mantiene una quota dello 0,01 per cento.
«Hanno offerto anche a noi dei soldi per uscire–spiega Elena Gobbi, presidente regionale di Legambiente–Siamo rimasti dentro perché volevamo un confronto sul gestore unico, ma abbiamo visto che non c’è questa volontà». Rincara la dose Marino Visentini, animatore del circolo udinese: «Il consiglio di amministrazione si muove come vuole, anche per noi è difficile sapere cosa faccia, perché gli atti non ci vengono dati. C’è confusione di ruoli, gli amministratori fanno allo stesso tempo i controllori e i controllati».
Il presidente della Exe è Piero Mauro Zanin, ex democristiano ed ex assessore provinciale all’ambiente con il centrosinistra. Oggi la Provincia è in mano al centrodestra, e Zanin è capogruppo in consiglio provinciale di Forza Italia. Fino a poche settimane fa era anche presidente della commissione ambiente, ma si è dimesso dopo che i suoi alleati gli hanno fatto presente l’inopportunità di tutti questi incarichi. Abile nel gestire più ruoli, Zanin lavora pure come consulente e progettista di discariche, la cui autorizzazione è in capo alla Provincia. È suo il progetto per una discarica la cui apertura è bloccata, dopo le contestazioni dei comitati dei cittadini e dei comuni interessati, la «Di là de Tor». È amministratore unico della Linfa Srl, società che si occupa di consulenze nel settore ambientale.
Dalla dichiarazione dei redditi del 2001, risultava avere interessi anche in altre due società, la Time Ambiente Srl e la Time Trentino Ambiente Srl, in quest’ultima in qualità di amministratore unico. Purtroppo, l’Ufficio relazioni con il pubblico dell’ente provinciale non è stato in grado di rilasciare dichiarazioni più recenti. «Se ne occupa l’ufficio atti del consiglio», ci hanno spiegato. L’impiegato referente cade però dalle nuvole: «Ma chi vi ha detto questo? Io mi occupo di tutt’altro. Chiedete alla segreteria della presidenza o all’ufficio stampa». All’ufficio stampa il clima è più cordiale, ma niente da fare: la promessa di rilasciare almeno una dichiarazione patrimoniale vecchia di un anno non viene mantenuta.
«Uno dei borghi più belli d’Italia». Il cartello con questa scritta è all’ingresso di Clauiano, paesino a sud di Udine dove ha sede la discarica della Exe. Al sindaco Francesco Martines, consigliere provinciale dei Ds, la doppia identità della sua frazione non sembra creare problemi. Anzi, spiega che proprio il fatto di ospitare la discarica ha dato grandi benefici al comune: «La discarica è la meglio gestita della regione – dice–Grazie agli indennizzi abbiamo fatto investimenti pubblici e mantenuto basse le tasse, inoltre, sfruttando il biogas prodotto dai rifiuti, alimentiamo l’illuminazione pubblica».
A giudicare dai molti lenzuoli appesi in paese con scritte tipo «No alle discariche», non tutti sembrano pensarla allo stesso modo, ma per il sindaco si tratta «solo di quei quattro dell’opposizione». Alla Exe riconosce il merito di «aver colmato il vuoto della politica », ma definisce Zanin «un’anomalia» che andrebbe risolta. Attacca la Provincia per le deficienze del sistema, ma le ricette che propone sono le stesse: apriamo altre due discariche e costruiamo un inceneritore. Il gioco è questo. Fermo l’impianto di Rive d’Arcano è cominciato un clamore pubblico per sostenere l’apertura di nuove discariche ma, soprattutto, la costruzione di un inceneritore.
Facciamo un passo indietro. Aprile 2006: sulle pagine di Udine Economica, organo della Camera di commercio, si legge: «Elaborato un progetto per costruire un termovalorizzatore sul modello nipponico. Top secret la collocazione geografica. Si spera in un ampio consenso popolare». L’articolo riporta le riflessioni del direttore della Exe, Aldo Mazzola, ricordando che un progetto simile era già stato avanzato sedici anni prima dalla Provincia: ma non se ne fece nulla per la «sollevazione popolare». Non dice, tuttavia, l’articolista, chi era l’assessore competente all’epoca. In basso, sotto l’occhiello «Termovalorizzatore–La parola all’esperto», viene interpellato Adriano Luci, vicepresidente dell’Assindustria provinciale.
Ora un salto in avanti. 12 gennaio 2007: nella sede di Assindustria viene presentato il progetto per un «termovalorizzatore» in grado di bruciare 120 mila tonnellate di rifiuti l’anno. A proporlo è un consorzio di imprese che comprende proprio il Gruppo Luci e i principali gestori di discariche della provincia, la Ifim, la Eco-Energy e la Friul Julia Appalti.
La Ifim, va ricordato, è la ditta che ha commissionato al presidente della Exe, Zanin, la progettazione della discarica «Di là de Tor». Anche Zanin, come Mazzola, è un ex assessore all’ambiente.
Il procuratore aggiunto di Udine si chiama Giancarlo Buonocore. Nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2007 ha sottolineato le gravi carenze in materia di controlli nel settore rifiuti. Ha parlato di «una preoccupante emersione di forme di illecito smaltimento di rifiuti, non occasionali ma organizzate». Ne sono seguite polemiche. «Ho solo fatto presente che troppo spesso la procura deve sopperire alle carenze di chi dovrebbe vigilare in questo settore», spiega. «Non abbiamo percezione di una nuova tangentopoli, ma nel settore rifiuti la complessità della normativa e le carenze dei controlli consentono anche alla criminalità dei ‘colletti bianchi’ di inserirsi».
A chi spettano i controlli? Agli enti locali. Andiamo allora a sentire cosa ha da dire l’assessore provinciale Fabio Marchetta, di An. «Siamo sotto organico, è colpa del governo che ci toglie le risorse e delle leggi che limitano i contratti a termine», puntualizza stizzito. Eppure la giunta provinciale ha trovato 53 mila euro per assumere in «extradotazione organico» un giovane avvocato come dirigente proprio del settore ambiente. Un’assunzione ordinata dalla giunta, «malgrado i pareri tecnici della Direzione d’area personale». Insomma, soldi non ce ne sono ma si assume lo stesso.
Una carriera rapidissima
Le sorprese non finiscono qui. Il nuovo dirigente, Marco Zucchi, 32 anni, è stato iscritto all’Albo degli avvocati ai primi di ottobre e alla fine del mese era già dirigente provinciale. Una carriera rapidissima. Di fronte a queste storie il rogo che ha distrutto l’impianto di selezione di Rive D’Arcano rischia di venire dimenticato.
A metà febbraio il sostituto procuratore responsabile delle indagini, Alina Rossato, ci aveva detto che le indagini erano a buon punto ed entro un mese sarebbero arrivate novità. L’abbiamo richiamata a fine marzo e ci ha detto che tutto è come prima, che nemmeno le perizie tecniche sono state completate. Perché questo passo indietro? Forse c’entra qualcosa l’arrivo del nuovo procuratore generale, giunto in città a breve distanza dalle dichiarazioni «forti» di Buonocore?
Per ora ci si può solo chiedere: a chi ha giovato l’incendio di Rive d’Arcano? Non ai comuni, che hanno dovuto aumentare le tasse sui rifiuti del 20 e in alcuni casi anche del 40 per cento. Non a chi si era organizzato per la raccolta multimateriale, che ha dovuto tornare alla meno fruttuosa monomateriale. E di certo non all’Idealservice, che dovrà ripartire da zero.
«Il rogo ha giovato a molti–dice Debora Serracchiani, consigliera provinciale dei Ds, rompendo un muro di silenzio che coinvolge anche la sua parte politica–Sull’onda dell’emergenza si è spinto il piano per le discariche e anche per il termovalorizzatore, che prima nessuno voleva. E adesso i comuni fanno a gara per ospitarlo».






