La Tav in francese

In una democrazia, non vedo in nome di cosa potremo impedire di mangiare fragole d’inverno". Alain Rousset, presidente socialista della regione Aquitania, pensa che nulla possa rimettere in questione il sacro principio della circolazione delle merci. La crescita richiede “scambi”, la regione deve essere piena di nuove strade e di linee ad alta velocità. Un raccordo annulare a Bordeaux è “indispensabile”. Un’autostrada Langau-Pau “capitale” per l’economia del Béarn. La Tav Bordeaux-Tours, Bordeaux-Toulouse o Bordeaux-Bayonne sono talmente utili che se non fossero costruite, “i nostri nipoti ce lo rimproverebbero” secondo Alain Juppé ex premier e sindaco di Bordeaux.

Ovunque in Francia la stessa urgenza impone la Tav Lione -Torino, l’autostrada Bourges-Troyers, il nuovo aeroporto in Loira-Atlantica. Entro il 2025, tremila chilometri di autostrada e altrettanto vie ferrate per l’alta velocità devono essere costruite.

Il trasporto emette il 38 per cento del diossido di carbone rilasciato dall’attività umana, il 45 per cento se vi aggiungiamo la raffinazione di petrolio, la costruzione di auto e di strade. Ci preocupiamo del riscaldamento climatico, ma chi ha interesse allo sviluppo delle strade? Un camionista che lavora per l’industria automobilistica ci mostra il suo carico di pezzi di ferro: “Provengono dal Portogallo, perché la manodopera costa meno – spiega -, le porto nelle Vosges. Lì saranno saldati e dipinti. Quando gli schienali saranno finiti, ripartiranno in un’altra fabbrica di Madrid, dove monteranno la gommapiuma, il tessuto, la cintura di sicurezza. Poi un altro camion li porterà nella regione parigina per il mantaggio finale”. Finiranno su una Peugeot 207, venduta come “macchina pulita”.

Chi protesta rischia di vedersi ridotto dai media a “tradizionali” movimenti “nimby” [Not in my backyard]. Segno del riscaldamento climatico o del rifiuto dello “sviluppo”, molte associazioni evolvono dal “nimby” a un “né qui né altrove”. I promotori delle autostrade devono fronteggiare mobilitazioni massice che rimettono in questione un intero sistema e non solo questo o quel tracciato. Il paese di Bostens, destinato al macello dal tracciato del A65, ha lanciato una moratoria nazionale “contro ogni nuova infrastruttura stradale”. Quando un luogo di vita è minacciato, la protesta può andare fino all’azione diretta, come in Val di Susa.

La Tav ha un’immagine ambientalista perché non va a petrolio. Serve però a aumentare gli spostamenti di turisti, quadri e studenti. Laddove passa si costruiscono stazioni in mezzo alla campagna, che devono essere collegate a nuove quattro corsie perché si possa andare da qualche parte. Meno veloci e con un servizio in troppi comuni, le vechie “grandi linee” sono abbandonate. “La gente inizia a capire che siamo a un punto in cui i danni all’ambiente sono superiori ai vantaggi delle infrastrutture”, nota Denise Cassou. Il suo villaggio, in Gironda, potrebbe diventare il crocevia della Tav Bordeaux-Tolosa e Bordeaux-Madrid. Ma molti anche tra i difensori dell’ambiente, temono di passare per degli eretici del culto della crescita. Accontentarsi di mettere le merci dei tir su dei treni o delle imbarcazioni, non è dimenticarsi di interogare questa circolazione? Il prefetto della Gironda incarna questo pensiero che non può immaginare di rallentare, uscire dalla macchina e dal trasporto. Quando li si chiede se potrebbe vietare il traffico di tir a certe ore sulla strada per Bordeaux risponde: “Non volete che vieti l’attività economica?”.

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