Ancora su Georgescu-Roegen

Nella discussione su come affrontare la crisi recessiva della rubrica del Manifesto “Nel nome di Caffè” mi ha sorpreso come chi propone o di stimolare la domanda o di sostenere l’offerta di beni e servizi, non entri nel merito delle modifiche degli stili di vita, consumo e produzione collegate a tali opzioni, così come invece viene delineato dalla critica radicale dell’attuale modello di sviluppo avviata, seppur con accenti diversi, dalle varie componenti del movimento altermondialista.

Per motivi diversi sono stato colpito da come sono state riprese, sempre su questi temi, le posizioni del bioeconomista Georgescu Roegen (GR). Lucarelli nel suo intervento del 5/8 “Roegen e l’ambiente” ha sostenuto che “…decrescere … e consumismo … non costituiscono il punto teorico cui la riflessione di Georgescu Roegen conduce”. Ora, ritengo che affermare questo significa ingnorare la produzione scientifica di GR degli ultimi venti anni (in pratica quella successiva al 1971: cfr.N. GR, Bioeconomia, a cura di M. Bonaiuti, Bollati Boringhieri, 2003.) Limitazione della crescita e dei consumi sono la conclusione centrale del pensiero bioeconomico di GR, e per rendersi conto di questo è sufficente consultare il suo “programma bioeconomico minimale”. (Bioeconomia, cit.). Il fatto è che molti economisti ‘tradizionali’ (sia neoclassici che marxisti) continuano a ri-conoscere solo la produzione del primo GR., quella appunto assimilabile all’interno della teoria economica ortodossa, e a misconoscere ciò che Georgescu stesso riteneva la parte essenziale del suo contributo scientifico, la bioeconomia appunto. Questo per l’ovvia ragione che le conclusioni della teoria bioeconomica mettono in discussione le teorie neoclassiche (ma anche quella marxista…), che si basano sulla radice comune: la fede nella crescita illimitata, correlata al pensiero positivista e ‘quantitativo’ di fine ‘800. Data la necessaria brevità mi limito a richiamare dagli scritti di GR alcuni passaggi chiarificatori : "…credo fermamente che qualsiasi progetto inteso a mantenere una esistenza tollerabile per tutta l’umanità in futuro debba intervenire principalmente dal lato della domanda e non da quello dell’offerta…In poche parole il mio programma bioeconomico richiedeva la rinuncia a tutti i lussi e a qualche comfort…". E ancora: “La mania della crescita è ancora molto forte…Tutto ciò comporta essenzialmente il ‘desviluppo’ [undevelopment] dei paesi sviluppati…”(Bioeconomia, cit.)

Le principali riflessioni di Georgescu insistono quindi sulla necessità di invertire il modello di sviluppo occidentale, e nascono da una analisi approfondita, in rapporto con l’evoluzione che la fisica quantistica ha portato nel pensiero scientifico, sul degrado entropico irrevocabile dell’energia/materia disponibile sul nostro pianeta.

A questo proposito concludo con una citazione da un’intervista di Georgescu apparsa sul New York Times nel 1980 che dovrebbe far pensare chi sor-ride di coloro “… la cui critica del capitalismo si risolveva in ’ profezie più o meno gravide di paura’…” (Cavallaro in “Nel nome di Caffè” del 12/8): “Se non verrà presto realizzata un’azione seriamente concertata per razionalizzare la produzione e la distribuzione dei carburanti fossili, i missili probabilmente voleranno per assicurarsi l’ultima goccia di petrolio”. Poi ci sono state le invasioni USA dell’IRAQ del 1991 e quella in corso…

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