La metafora dell’aereo che corre senza pilota rappresenta bene, a nostro avviso, la condizione del vivere in questa fase storica. Viviamo, infatti, all’interno di un grande aereo che va senza guida e senza una direzione certa e malgrado la maggioranza della popolazione non abbia chiesto di salire a bordo vi è stata trasportata a sua insaputa o con l’inganno. A questo punto c’è poco da fare: siamo di fronte ad alternative secche che comportano effetti irreversibili. Proviamo a formulare alcune ipotesi per capire meglio i termini della questione.
Ipotesi 1
Finisce il carburante e l’aereo precipita. È quanto potrebbe accadere se l’economia globale entrasse in una profonda crisi. E quanto sta accadendo nel mercato borsistico, nel mercato della moneta digitale, virtuale, dove ogni giorno si scambiano qualcosa come 1800 miliardi di dollari (quasi due volte il Pil dell’Italia). Nell’ottobre del ‘97 il crollo del le borse nel sud-est asiatico comportò il tracollo di molte economie reali dell’area delle famose “tigri”, così chiamate per le loro performances economiche negli anni ‘80. Dallo scoppio della bolla finanziaria nel ’90 il Giappone, cioè la seconda potenza economica del mondo, non si è più ripreso ed oggi la sua economia reale rischia di entrare in una spirale perversa, in un tunnel dove è difficile vedere una via d’uscita. La crisi finanziaria dell’America Latina, provocata dalle velenose ricette del FMI, la conseguente dollarizzazione del continente, stanno provocando una caduta verticale delle condizioni di vita della popolazione già impoverita dalle politiche di “Sviluppo” dei decenni passati. Tutto ciò per dire che se l’aereo dovesse definitivamente precipitare, se si registrasse un crollo definitivo di Wall Street le conseguenze sarebbero disastrose.
L’abbiamo già visto nel ‘29, il crollo delle borse, lo sganciamento dall’oro della sterlina, seguita poi da tutte le altre monete, provocò una pesante recessione che ebbe come sbocco la seconda guerra mondiale. E’ quella che Karl Polanyi chiamò “La grande trasformazione” (1), mostrando come la fine di un equilibrio economico-politico- monetario, la crisi del liberalismo, ci portò ad una serie di reazioni, di risposte al mercato globale che ebbero la valenza del fascismo e del nazismo. Non diversamente oggi rischiamo che il crollo delle borse, la crisi da sovrapproduzione che caratterizza cicicamente il capitalismo ci portino verso il baratro di una nuova guerra.
Ipotesi 2
I passeggeri che stanno nelle prime file, nella business class decidono di versare altro car burante nel serbatoio dell’aereo per evitare che l’aereo precipiti. La scelta è quella di continuare a tutti i costi il viaggio anche se non si conosce la direzione. Anche la gente che affolla la “economic class” condivide questa scelta.
In questo caso occorrono misure drastiche che ruotano intorno ad un obiettivo preciso: Rilanciare lo Sviluppo. E’ un obiettivo che trova grandi consensi non solo tra i potenti della terra, ma anche a livello di gran parte delle organizzazioni dei lavoratori ed anche in una parte di chi cerca in buona fede le soluzioni per evitare il peggio. Ma per rilanciare lo sviluppo occorre trovare un modo per superare la sovrapproduzione che affligge la gran parte de mercati, occorre trovare un settore che funzioni da traino per tutta l’economia reale. Occorrono grandi investimenti che rimettano in circolazione il denaro e rilancino nelle borse le imprese che entrano a far parte del nuovo business.
Dopo i fallimenti e le delusioni generate dal crollo dei titoli legati alle tecnologie informatiche, al cosiddetto “e-commerce”, rimane solo la speranza nelle biotecnologie, ma l’opinione pubblica è su questo terreno divisa e timorosa e lo sviluppo di queste tecnologie, la loro applicazione su grande scala, potrà avvenire solo nel medio-lungo periodo.
Esiste un solo settore che può oggi essere usato per rilanciare con forza, ed in tempi brevi, lo Sviluppo: il settore militare. Bush, il presidente Usa l’ha capito perfettamente e l’ha inserito al primo posto del suo programma politico: realizzare lo “scudo spaziale”, lo scudo antimissili per una fantomatica guerra d’attacco agli Usa. Anche gli europei hanno capito che si tratta di una mossa strategica. Ci vogliono migliaia di miliardi di Euro, ma con questi investimenti si rilanciano settori produttivi di grande rilevanza e si continua a far girare il capitale e le grandi imprese, vero motore del processo di accumulazione. Così assisteremo ad una gara tra l’Europa e gli Usa per la costruzione degli “scudi spaziali”, ma questa scelta se potrà rilanciare lo sviluppo nel breve-medio periodo non risolve nessuno dei problemi drammatici che stiamo vivendo. Anzi li aggraverà.
Ipotesi 3
Malgrado la ripresa economica dia qualche segnale positivo, molti nella business class si domandano se sia possibile continuare a viaggiare senza un pilota, un vero pilota con tanto di brevetto e centinaia di ore di volo, nonché un suo sostituto altrettanto bravo. Si cerca di trovare tra i passeggeri chi abbia queste capacità. Maledettamente sono tanti che si offrono di guidare l’aereo, ma non c’è nessuna garanzia che siano capaci. Soprattutto è difficile metterli d’accordo.
Fuor di metafora questa è l’ipotesi del governo mondiale. L’idea del governo mondiale è una vecchia idea della sinistra europea, del movimento dei lavoratori. E’ un obiettivo di derivazione marxista in quanto legato all’idea del superamento dell’anarchia endemica nel modo di produzione capitalistico. Ma oggi appare non solo poco credibile, ma addirittura perniciosa. Il governo mondiale esiste già ed è operante.
Come ho avu to modo di mostrare (2) esiste un governo mondiale con i suoi relativi organi e ministeri: Interni (Nato), Commercio (World Trade Organization), Sviluppo, Ambiente e Politiche Sociali (Banca Mondiale), Finanze e Tesoro (Fondo Monetario Internazionale). Ogni tanto si riunisce il Consiglio del Governo Mondiale (G7) e cerca di affrontare le crisi economiche e finanziarie ricorrenti, nonché di rilanciare lo Sviluppo, magari inventandosi–come si è fatto ultimamente a Napoli–una via digitale allo sviluppo per i popoli del sud del mondo. Cosa fare per le masse di contadini che la desertificazione ed i bassi prezzi dei prodotti agricoli hanno cacciato via dalle campagne? cosa fare per chi è rimasto, circa 1,5 miliardi di persone, a fare il contadino o il pastore? e per gli operai delle fabbriche che chiudono , per i giovani delle megalopoli senza futuro? Regaliamo loro un computer e facciamo un corso di inglese ed informatica–questa è la risposta del Governo Mondiale. Ridicola? non proprio. Con un megaprogramma di espansione dell’economia digitale si possono vendere milioni di computer ed annessi ai popoli del sud del mondo e rilanciare le grandi imprese occidentali. Ma se una persona non ha l’acqua potabile, non ha strade e fogne, muore per la diarrea o la malaria, che se ne fa del computer, se lo mangia? Non è questo il problema per il Governo Mondiale. La questione di fondo è una sola: come rilanciare e governare lo SVILUPPO. Tutto il resto verrà risolto dopo e come conseguenza dell’aumento del la ricchezza mondiale. Purtroppo, per questi signori del G7 e G8, sempre meno gente crede a questa favoletta che viene ripetuta senza sosta da mezzo secolo. Il Governo Mondiale non ha alcuna legittimità: è l’unico governo al mondo che non ha più un posto tranquillo dove riunirsi in santa pace. Dopo la ri volta di Seattle è arrivata Praga, poi Davos, Nizza ed infine Napoli. Indipendente da qualunque sia l’argomento all’ordine del giorno, c’è una parte crescente della popolazione mondiale che protesta contro questo governo dell’umanità.
Il Governo Mondiale non solo è screditato, ma non riesce ad affrontare seriamente nessuno dei grandi problemi del nostro tempo. A cominciare dal degrado ambientale, dalla mercificazione della natura, dai mutamenti climatici indotti dallo Sviluppo che rischia di fare precipitare il nostro aereo prima di ogni pessimistica previsione.
Ipotesi 4
I passeggeri dell’immenso aereo che affollano le ultime file maleodoranti hanno capito che non c’è proprio da stare tranquilli ascoltando i messaggi che gli assistenti di volo, stuarts e hostess, inviano incessantemente per evitare il panico. Hanno creduto per troppo tempo che chi comanda l’aereo avrebbe trovato le soluzioni più opportune. Prima hanno creduto che tutto dipendesse dalla mancanza di carburante (leggi: Sviluppo), poi hanno creduto che per evitare di andare a ramengo nello spazio, rischiando di andare a sbattere su qualche picco di montagna, occorressero dei bravi piloti; poi hanno sentito parlare di rendere l’aereo più leggero e “flessibile” ed hanno visto che questo significava scaricare dall’aereo chi stava nelle ultime file (i famosi esuberi!). Adesso non se la sentono più di continuare a fare la parte della zavorra: devono trovare una soluzione per evitare di essere buttati giù alla prossima dichiarazione di insufficienza del carburante. Devono trovare, per esempio, un paracadute per scendere dall’aereo senza rimetterci la vita. Ma siccome è evidente che non ci sono paracaduti sufficienti per tutti, bisogna trovare delle soluzioni collettive per salvare il maggior numero di persone. E’ evidente che non c’è una sola soluzione, ma una pluralità di strade da seguire.
La prima sicuramente è quella di far planare dolcemehte l’aereo. Ma come riuscirci?
Non è facile ed è anche rischioso. Ma è un obiettivo irrinunciabile per salvare la maggioranza della gente.
Strategie per un atterraggio morbido
Attrezzarsi per un atterraggio morbido significa opporsi al fatto che l’aereo continui ad essere condotto ad una velocità folle senza una direzione certa ed umanamente accettabile. Per questo obiettivo ambizioso bisogna prepararsi con mezzi e strutture adeguate. Vediamo alcuni esempi concreti.
Il lavoro fatto dal gruppo di Wuppertal, diretto da Wolfgang Sachs, va in questa direzione (3). Prefigura una costruzione di un’economia leggera che ci permette di ridurre l’impatto ambientale, che ci consente migliori e più giuste relazioni sociali e distribuzione del reddito. E’ un lavoro di lunga lena che richiede di partire dalla dimensione locale per trovare tutte le alternative possibili che vanno in questa direzione.
L’opposizione all’introduzione delle biotecnologie in agricoltura va nella stessa direzione perché difende i produttori del sud del mondo quanto i consumatori del nord, ma soprattutto impedisce che un altro elemento di grave instabilità venga introdotto negli ecosistemi.
La sperimentazione in campo aperto di prodotti modificati geneticamente ed ancor più l’uso commerciale di questi prodotti introduce nel ciclo alimentare, come ha dimostrato J. Rifkin (4) con un’ampia documentazione, una bomba nucleare che si sa come si innesca , ma nessuno sa come si possa fermare e tornare indietro.
Sempre su questa strada è importante difendere e moltiplicare le aree protette, i parchi na turali, le zone paesaggisticamente vincolate, le aree ancora “esterne” ai processi di mercificazione globale. Fondamentale è opporsi alla realizzazione delle mega infrastrutture (grandi autostrade, ponti, grandi dighe, alta velocità, ecc.) che impattano pesantemente sull’ambiente, oggi fortemente rilanciate dai sacerdoti dello Sviluppo come ricetta di contrasto alla stagnazione economica.
I movimenti antiglobalizzazione possono giuocare un ruolo centrale nel mantenere accesa l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto a questi temi, ma è necessario che i movimenti rimangano culturalmente plurali e compositi, evitando sia di cadere nella trappola della violenza che i media ricercano per criminalizzarli, sia di cedere all’illusione che con qualche rappresentanza nelle sedi dei vari organismi internazionali sia possibile modificare la rotta di volo.
Quest’ultima è stata “l’illusione fatale” per diverse Ong di cooperazione internazionale che sono entrate nelle stanze dei Ministeri nazionali o sono finite nelle tavole sterili della Banca Mondiale puntando su un’improbabile riforma di questa potente istituzione.
Come ha tentato di dimostrare Richard Falk non esiste la possibilità concreta di creare un “governo a misura d’uomo” mediante radicali riforme delle Nazioni Unite oppure come risultato di una convenzione mondiale istitutiva.
“Lo scenario più probabile, nel quale il governo mondiale troverebbe piena attenzione politica, deriverebbe dalla pressione esercitata dalle forze di mercato mondiale per ottenere un maggior grado di istituzionalizzazione politica…. Viceversa "un governo a misura d’uomo può essere raggiunto senza un Governo Mondiale, e che questa linea d’azione è, oltre che auspicabile, la più probabile nel prossimo futuro…” (5).
Strategie per salvarsi nel caso l’aereo dovesse precipitare
Siccome nessuno ci può garantire che l’aereo non precipiti, dovremo sempre più attrezzarci per non essere colti totalmente impreparati dal crollo dell’economia globalizzata. D’altra parte la stessa opposizione alle riunioni dei potenti della terra, ai consigli di amministrazione del Governo Mondiale, sono una necessità, non certo una soluzione. Il popolo di Seattle può essere orgoglioso di aver fatto fallire alcuni vertici mondiali, non certo può dire che in questo modo il mondo sia migliorato. Per questo è stato importante l’appuntamento di Porto Alegre alla fine di gennaio. Esso è nato dalla convin zione che non basta resistere alla strategie del Governo Moniale, bisogna trovare delle strade alternative. Se i vertici dei G7 falliscono non è per questo che i poveri, gli sfruttati, gli ecosistemi migliorino automaticamente. Il capitalismo ed il mercato mondiale hanno funzionato anche senza questo sterile governo mondiale.
Pertanto, bisogna lavorare su due fronti: da una parte ,come abbiamo visto prima, tentare di far planare dolcemente l’aereo impazzito, dall’altra, attrezzarsi di fronte alla probabilità non remota che l’aereo precipiti. Su quest’ultima opzione stanno la vorando da anni decine di migliaia di associazioni, gruppi, cooperative, piccole imprese, ecc. impegnate nel mondo della finanza etica, del commercio equo e solidale, delle produzioni biologiche, del risparmio energetico, ecc. Per capire la rilevanza e la valenza di queste reti di economia solidale rispetto al possibile crollo dell’economia globale, basti riflettere su quanto sta accadendo nel nostro continente da quando la “mucca pazza” ha terrorizzato i consumatori europei.
C’erano diversi produttori marginali nelle aree periferiche d’Europa, dal Mezzogiorno d’Italia al nord del Portogallo, che per decenni sono stati visti come lavoratori marginali, che vivono in aree sottosviluppate e che andavano “redente” (cioè trasformate in aree sviluppate). Ebbene oggi questi lavoratori marginali che vivono in aree ritenute non interessanti per gli investimenti del capitale, hanno scoperto di avere una grande ricchezza. Le loro produzioni, tecnologicamente arretrate, rappresentano un “paracadute” per tutti quei consumatori che non vogliono rischiare la loro salute restando anonimi nel grande mercato mondiale. Allo stesso modo, i produttori di caffè che hanno creduto nel “fair trade” (6) ed hanno resistito alle lusinghe del mercato mondiale, oggi si sono salvati dal crollo del prezzo del caffè (fino a–40% nei primi mesi di quest’anno) che ha travolto centinaia di migliaia di coltivatori dell’Africa e dell’America Latina.
Lo sganciamento dal mercato mondiale non significa rinchiudersi in un’economia autarchica, ma significa ridurre il grado di dipendenza da meccanismi perversi ed incontrollabili per la maggioranza della popolazione. Significa, ad esempio, costruirsi delle “monete locali” nell’era delle megamonete (dollaro, Euro) che dominano il mondo. E quanto, fra gli altri, stanno sperimentando in Equador le organizzazioni indigene che di fronte ai processi di dollarizzazione del paese, per cui se non hai un dollaro non hai diritto a comprare niente, hanno creato una moneta locale che circola a livello comunitario per soddisfare bisogni basici.
Tutte queste sperimentazioni sociali, tutti questi strumenti nuovi e tradizionali vanno nella direzione della costruzione di quei “paracaduti” che diventeranno vitali nel caso certamente non auspicabile, che l’aereo dovesse precipitare. C’è un imperativo morale non eludibile nel nostro tempo: separare il cammino dell’umanità dalle performances del Mercato Mondiale per garantire noi e le generazioni future.
Note
(1) K. Polanyi, La grande trasformazione, Einaudi, Torino, 1978. (torna su)
(2) Vedi in particolare T. Perna, Il Governo Mondiale dell’Economia, “Carta”, giugno 1999. (torna su)
(3) Wuppertal Institut, Futuro Sostenibie, EMI, Bologna, 1997. (torna su)
(4) J. Rifkin, il Secolo Biotech, Baldini&Castoldi, Milano 1999. (torna su)
(5) R. Falk, Per un governo umano, Asterios ed., Trieste, 1999. (torna su)
(6) Per un approfondimento dei meccanismi del commercio equo, vedi T. Perna, Fair Trade: la sfida etica al mercato mondiale, Bollati-Boringhieri, Torino, 1998. (torna su)






