PARLARE CON FRANKIE Hi Nrg equivale a farsi travolgere da una velocissima sequenza di ragionamenti e riflessioni acute che chi ha ascoltato i suoi dischi ha ben presente. Un libro aperto sul mondo, alcuni capitoli del quale di volta in volta vengono riscritti in metrica e rime nelle sue canzoni. Questa è solo una piccola parte di una lunga intervista con la quale Frankie ha aumentato a dismisura la nostra attesa per il concerto che terrà il 13 luglio a Grottammare [sulla spiaggia tra Grottammare e Cupra, ore 22,30], e per il suo prossimo album, il cui singolo sarà disponibile a partire da ottobre.
Vivi in una piccola città, Cremona, e parteciperai all’Altra campagna. Che rapporto hai con le tematiche che accompagneranno i tre giorni della festa di Grottammare?
Sono un fruitore dell’agricoltura biologica, certamente, ma purtroppo non mi sono mai accostato alla produzione, che ha dei ritmi e dei tempi che non sono compatibili con il mio lavoro. Credo che al giorno d’oggi prima di tutto manchi l’educazione del compratore, l’attenzione per le piccole ma fondamentali cose, quel piccolo passo che ti porta per esempio, come facciamo io e mia moglie quando facciamo la spesa, a guardare sempre la provenienza dei cibi che acquistiamo, cercando di comperare un prodotto che a parità di costi venga da vicino, avendo così certamente inquinato di meno di altri.
Ti racconto un aneddoto. Mi sono trovato un po’ di tempo fa, a visitare un piccolo centro vicino dove vivo che si chiama Monticelli Dongina, la capitale mondiale dell’aglio. La cosa scandalosa è che tanto nei supermercati della grande distribuzione a Cremona, quanto e soprattutto nei negozi di frutta e verdura o al mercato il sabato e la domenica, era impossibile trovare l’aglio di Monticelli. C’era esclusivamente quello prodotto in Cina, in Portogallo, in Francia.
Un bel giorno ho segnalato questa cosa durante un mio concerto in provincia di Piacenza, non distante da Monticelli. Sarà un caso, ma la settimana dopo in ognuno dei supermercati della mia città c’erano dei cestoni con dei bei cartelli scritti a mano che recitavano «Aglio di Monticelli Dongina». Questo per dire che solo sollevando a gran voce questi problemi riusciremo a catalizzare l’attenzione delle persone, e l’aver potuto comperare l’aglio di Monticelli a Cremona l’ho vissuto come una piccola vittoria.
La cosa più triste è che, passi la grande distribuzione che ha un sacco di meccanismi che trascendono l’umana comprensione, ma i negozianti e le bancarelle del mercato, loro per primi non dovrebbero dipendere dai dettami del macromercato, facendosi invece promotori di un altro mercato e di una sensibilità diversa, istillandola soprattutto nel compratore.
La mia impressione è che tanti anche tra i più piccoli, quelli che dovrebbero fare il possibile per valorizzarsi localmente in maniera autonoma o riuniti in consorzio, invece spesso preferiscano, da globalizzati, offrire tutti la stessa merce dello stesso fornitore. E quando in un mercato, troviamo di banco in banco sempre lo stesso prodotto, cessa il concetto di «mercato » e si entra nel concetto di «mall», [termine inglese per indicare i grandi ipermercati, Ndr]
Parafrasando il cubo di Rubik, hai parlato di «cubetti tricolore», per descrivere il rompicapo dell’onnipresenza storica della Democrazia cristiana. Che fine hanno fatto?
Si stanno spostando, sono sempre in movimento. L’importante è che abbiano sempre la faccetta bianca ben in vista. Mi sembra che si stiano rimescolando, e non credo che alla fine si arrivi alla soluzione del gioco, tutto è ancora un work in progress. Ho paura che quando c’è stata l’assemblea costituente, non si sia rimescolato il famoso cubo magico di Rubik con l’intento definitivo di risolverlo. Il cubo è stato smontato e rimontato a caso, per rallentare la sua risoluzione. Perché si sa, è il tentare di risolverlo che motiva, a volte più della soluzione stessa.
Sei sempre stato in prima linea nella campagna per l’abolizione della pena di morte, cui hai dedicato la canzone «Tieni giù le mani da Caino».
Gli Stati uniti sono preda di enormi lobby che pretestuosamente continuano a sostenere la pena di morte come termine primo di un insensato controllo sociale. Il problema più grande poi è il sempre più diffuso sentimento popolare, che trascende dal diritto, di rivalsa definitiva nei confronti di chi commette qualcosa di troppo grande per poter essere perdonato, compreso o punito in una maniera intesa come esaustiva.
Recentemente, a Roma, c’è stata l’aggressione da parte di una squadraccia fascista nei confronti di chi aveva appena finito di assistere al concerto della Banda bassotti. Come giudichi quanto successo?
Spero vivamente non succedano più queste cose. Forse questo è anche il frutto del tentativo di sdoganare alcune forze di estrema destra da parte di altre correnti istituzionali, per cercare di far entrare quanta più gente possibile tra le proprie file, in questo caso anche i peggio. Con l’obiettivo, magari, di fare volume per poi prendersi tutto il cucuzzaro. Ma attenzione, è una cosa che tra l’altro è tristemente simile a quanto succede anche per alcune frange della sinistra estrema. Non sono contro gli estremi, ma contro gli estremismi, e quanto è successo a Villa Ada è un crimine, che merita una punizione veloce, seria e perentoria, oltre a un processo per direttissima. Ragiondando per assurdo, anche se facessi parte del popolo della destra sarei estremamente allarmato per quello che è successo e per il fenomeno che evidenzia.
Ci parli del tuo prossimo disco?
L’album uscirà a gennaio e il singolo che lo precederà sarà pronto a ottobre. I testi ruotano soprattutto attorno al mondo del lavoro. Precarietà, disagio lavorativo, incidenti, morti bianche e la necessità costante di re-inventarsi. Ci saranno tante partecipazioni, e i campionamenti saranno prevalentemente di musicisti italiani. Fabrizio De Andrè su tutti.
Consigliaci un libro e un disco per ripartire da zero.
Il libro sono «I Vangeli apocrifi», una via laica alla religione, una via cristiana al laicismo. Come disco certamente «La buona Novella» di De Andrè.






