Ragionando su BiodiVino

La quarta rassegna BiodiVino è in pieno svolgimento. Il lavoro, i contatti e il coinvolgimento dei produttori avviati nel corso degli anni, consentono di disporre di un punto di osservazione veramente privilegiato su quella che è la realtà delle aziende biovitivinicole italiane.

Sono più di 300 i vini che sono stati ammessi alla rassegna di quest’anno. Nel nostro paese, la superficie vitata indirizzata all’agricoltura biologica supera i 37.000 ha e il numero delle aziende impegnate è pari al 10 per cento del totale delle aziende biologiche, ovvero oltre 5.000 aziende. Se vogliamo fare un raffronto con altri paesi, in Francia ci sono circa 1.900 aziende bio vitivinicole e in Spagna 900.
Moltissime aziende non sono ancora arrivate a valorizzare il vino come “produzione biologica” e le uve, e i vini, finiscono indistinti nel mercato “convenzionale”, anche se, ogni anno, si incontrano nuove aziende che incominciano ad “imbottigliare”.

Le cantine non fanno fermentare solo il succo dell’uva pigiata, poiché stanno emergendo proposte, progetti, idee che si confrontano e anche si contrappongono. Non ci sono solo i “biologici” ed i “biodinamici”, ci sono anche i “critical wine” ed i “vini veri”, o i “vini naturali” per non citare che alcune dei filoni di iniziativa e di aggregazione. C’è attenzione al “consumatore” e si privilegiano i contatti diretti. C’è “voglia di fare”, di far emergere la propria identità di “vigneron”, di promuovere scelte di ecosostenibilità, di difesa e valorizzazione dei territori e delle biodiversità, di resistenza all’omologazione. Non mancano i risultati di eccellenza organolettica, con una decisa impronta personale nei vini, fortemente legati alle caratteristiche del “terroir”.

Qualcuno diceva che molte “rivoluzioni” sono nate in cantina e l’affermazione è di buon auspicio, visti i cambiamenti che sono necessari per la nostra agricoltura e per la nostra economia. Il biologico può guidare una “pacifica rivoluzione”, capace di conquistare l’interesse dei consumatori.
Ma ci sono i cambiamenti climatici, con l’aumento delle temperature e la siccità, con cui anche in vigna ci si deve confrontare.

Jeremy Rifkin in una sua intervista ha detto che “non possiamo permetterci di perdere un solo minuto, dobbiamo salvare il pianeta e la razza umana”. Un aumento di tre gradi della temperatura terrestre nei prossimi anni, potrebbe provocare l’estinzione del 50 per cento delle specie viventi, poiché ritorneremo a una temperatura come quella che c’era 3 milioni di anni fa, nel “pliocene”.

Da dove cominciare? “Abbiamo bisogno–sostiene ancora Rifkin–di cercare di far accadere immediatamente una nuova rivoluzione energetica nel mondo”. Le più grandi rivoluzioni economiche della storia, almeno le più importanti,–sostiene Rifkin–si sono avute quando si sono registrati due importanti cambiamenti di base. Il primo nell’organizzazione energetica del pianeta ed il secondo nell’innovazione nei sistemi di comunicazione, indispensabile per organizzare i nuovi regimi energetici. Per fare un esempio, prima Gutemberg ha inventato la stampa, i caratteri per la stampa, una rivoluzione. Poi Watt ha perfezionato la macchina a vapore, alimentata con l’utilizzo del carbone ed è stata la prima rivoluzione industriale. Nel XX secolo sono arrivati l’elettricità, il telegrafo ed il telefono, si è passati all’introduzione del motore a scoppio e allo sfruttamento delle fonti petrolifere, che hanno fatto decollare la seconda rivoluzione industriale. Oggi, sostiene ancora Rifkin, siamo di nuovo all’alba di nuovi cambiamenti, con i computer e internet, il Wifi, la comunicazione via satellite. Tutti strumenti che aiuteranno forse a costruire, un nuovo regime energetico mondiale, che utilizzerà fonti rinnovabili. Potremmo avere quindi una griglia energetica intelligente, furba e distribuibile. Ogni casa, ogni azienda diventerà produttrice di energia.

Uno scenario interessante, possibile, anche se rimane ancora un lungo percorso da fare. Ma vale la pena di prendere le distanze da desideri di nuove “rivoluzioni industriali”, da scelte di sviluppo infinito. Occorre rimettere al centro la nostra relazione con il territorio in cui viviamo, il ruolo dell’agricoltura, il nostro rapporto con il cibo. L’uomo è ciò che mangia e lo stile alimentare caratterizza l’uomo. Dobbiamo adottare uno stile di vita non solo “Slow” ma “Bio Slow”, dobbiamo assumere comportamenti “frugali e conviviali”, per valorizzare, più che la quantità di beni materiali a disposizione di ciascuno, l’affetto, l’empatia, l’intimità, la scelta di diventare davvero esseri sociali, che si scambiano cose reciprocamente.
Per questo è necessaria una nuova relazione tra “agricoltori”–che diventano agritutori–e “consumatori”,–che diventano protagonisti a tutti gli effetti di un progetto comune. Aiab e Città del Bio hanno promosso @gricenobio per sostenere le “adozioni bioalimentari”, per contrastare una filiera agro-alimentare in cui la logistica e l’intermediazione distributiva incide per oltre l’80 per cento del prezzo finale di vendita. È necessario ricostituire questo rapporto, questa alleanza, anche immaginando la nascita di vere e proprie “comunità del cibo”, dove i contadini sono accompagnati e sostenuti dai “co-produttori”, sin dall’inizio delle scelte e delle metodologie produttive, oltre che nell’investimento necessario per l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Le aziende agricole biologiche sono un riferimento concreto per investire nella produzione di energia pulita. A “BiodiVino” presenteremo “Adotta un vigneto”, che sarà tra i protagonisti della “festa”, che verrà organizzata a Trisobbio (Al) il 23–24 giugno prossimo, per la premiazione dei vincitori, a conclusione della rassegna.
La convivialità è un’opportunità per ricostruire circuiti di relazione, di conoscenza e di confronto. Anche il nascente Partito Democratico sente la necessità di invitare ad un caffè i propri simpatizzanti, anziché proporre l’incontro in una fumosa e oscura “sezione”. E perché no, allora, un circuito “ArciBio” di “osterie”, “piole”, “vinerie” oppure “winebar” se preferite essere anglofili, dedicate ai buoni vini biologici e biodinamici? L’occasione di spezzare il pane e bere il vino con gli amici sarà sicuramente un’esperienza felice, che ci aiuterà a guarire questo pianeta e creare una compatibilità con il nostro sogno.

Ignazio Garau, presidente Aiab Piemonte “biodivino@aiab.it”:mailto:biodivino@aiab.it]

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