Che il Mose non fosse altro che un disastro annunciato – e di proporzioni epiche, per il delicatissimo ecosistema della laguna veneziana – lo si sapeva fin dall’inizio. Così come si sapeva che le opere – irreversibili – erano state autorizzate in spregio alle norme di salvaguardia e di perlomeno una mezza dozzina di direttive comunitarie. La novità è che adesso se ne è accorto anche il ministero dell’ambiente.
Il ministro Alfonso Pecoraro Scanio ha inviato una formale lettera al Magistrato delle Acque in cui si chiede di fermare i cantieri del Mose in quanto sono in corso di realizzazione opere sostanzialmente diverse da quelle presenti nel progetto iniziale. Il ministro dei Verdi si riferisce in particolare al gigantesco cantiere piattaforma che, se sarà realizzato, cementerà mezza isola di Pellestrina e al villaggio prefabbricato per i quattrocento operai che andrà a cementare l’altra mezza. Sono opere queste, scrive il ministro, non presenti nel piano originale, che coincidono con aree Zps e Sic, e per le quali è indispensabile richiedere una Valutazione di impatto ambientale.
La presa di posizione di Pecoraro ha fatto infuriare non poco il governatore del Veneto, il forzista Giancarlo Galan, che ha chiesto senza mezzi termini al ministro di dimettersi e di «tornare a Napoli, l’immondezzaio d’Italia».
La lettera ministeriale è arrivata negli stessi giorni in cui l’Osservatorio della laguna presentava al sindaco di Venezia Massimo Cacciari, un drammatico rapporto sulla distruzione dell’habitat lagunare ad opera dell’incombente Mose. Il documento contiene dati che fanno stringere il cuore.
Nove ettari di fondale marino distrutto, altri 6 radicalmente alterati. Oltre 32 ettari di zona costiera andati per sempre, tra i quali il noto «bacan» davanti a Sant’Erasmo che era considerato dai veneziani come la loro spiaggetta privata. Mezzo chilometro di battigia e di litorale distrutto nella sola Pellestrina, 14 ettari di demanio marittimo occupato da opere in cemento. Sono state riempite pozze salmastre di risifonamento e si cominciano a registrare radicali modifiche ai flussi di marea e l’innesco di fenomeni di erosione costiera. Gli habitat naturali delle tante specie animali e vegetali che arricchivano l’area umida veneziana sono stati definitivamente sconvolti.
Dati questi, considerati «ridicoli» e «non pertinenti » dal presidente della regione Galan che ha ironizzato: «Il Comune di Venezia pretende di dire la sua anche sullo scudo stellare». Galan si fa forte del rinnovato appoggio del ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro che recentemente ha dichiarato: «Non bisogna lasciare Venezia esposta al mare quando verrà l’onda d’urto». Intanto, il 6 giugno ci sarà la prima udienza del processo contro i No Mose che avevano occupato i cantieri. Ma la lettera di Pecoraro basterà a riaprire la partita sul Mose? «Ci auguriamo di sì – spiega Luciano Mazzolin, portavoce dell’assemblea permanente NoMose –. L’importante è che il suo intervento non si fermi qua e che sia seguito da provvedimenti più ultimativi, come un’ordinanza di sequestro, anche se sappiamo che ciò significa scatenare una guerra intestina al governo».
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