Settecentoquaranta immobili abusivi individuati attraverso l’analisi cartografica, venti giovani architetti impegnati a monitorare e rilevare, passo dopo passo, le ferite inferte dal cemento e dalla speculazione alla costa calabrese ed alle aree umide, nove interventi di abbattimento e rinaturalizzazione già programmati, già finanziati dal Cipe ed in corso. L’ecomostro di Stalettì ha ricevuto i primi colpi di ruspa il 16 gennaio. L’intervento “Paesaggi & Identità” che l’assessorato all’urbanistica ed al governo del territorio della Regione Calabria ha lanciato alcuni mesi fa segue l’approvazione delle linee guida per l’applicazione della legge urbanistica regionale centrata sui criteri della sostenibilità, della partecipazione, della ricostruzione del paesaggio quale elemento qualificante degli scenari locali e della narrazione di se. La fase dell’indagine sul campo è affidata all’Università Mediterranea [Renato Nicolini coordina il progetto], mentre chi scrive lo segue per conto dell’Università della Calabria.
Il risanamento paesaggistico ed ambientale e la battaglia contro gli ecomostri non possono prescindere dalla mobilitazione sociale, che in molti casi prende l’avvio da conflitti che investono i rapporti di potere, le lobbies trasversali e le istituzioni locali. Ma a queste ultime, in particolare ai municipi, è affidato il compito di progettare–al di là dei vecchi piani regolatori–piani e scenari sostenibili. Si tratta da un lato si costruire una “mappa dei paesaggi calabresi” e dell’altro di andare verso l’istituzione di laboratori territoriali partecipati, con il coinvolgimento delle associazioni, degli esperti, degli abitanti.
Il concetto di ecomostro–quale immobile, manufatto, infrastruttura o intervento realizzato sul territorio–ha molte facce e si riferisce non soltanto all’impatto sull’ecosistema e sul paesaggio. Esso concerne l’ambito urbanistico come consumo abnorme di territorio e sottrazione di spazio pubblico; l’ambito sociale, in quanto genera squilibrio nella distribuzione e nell’accesso a risorse comuni, sottrae qualità e bellezza alla vita quotidiana, penalizza i ceti meno abbienti; la sfera economica in quanto è spreco di risorse finanziarie [spesso pubbliche]); la sfera etica e morale, in quanto l’ecomostro è il risultato di azioni speculative, di corruzione, di violazione di norme che dovrebbero salvaguardare l’equità e la intangibilità dei beni comuni. È ecomostro, più in generale, il degrado che emerge dalla overurbanizzazione, dalla speculazione che produce disfunzionalità e che compromette la percezione del luogo. Demolizione, riqualificazione e/o riuso e rottamazione sono gli esiti possibili di questo processo.L’abbattimento di un ecomostro, che dunque non è soltanto il grande edificio illegale [ad esempio Punta Perotti], ma rappresenta il prodotto di una pratica diffusa, favorita da condoni e intrecci di interesse, è un intervento politico in senso lato, che se portato a compimento può rappresentare, in particolare in Calabria, un fatto davvero rivoluzionario.
L’intervento infine fa emergere clamorosamente le contraddizioni dell’apparato politico e delle classi dirigenti calabresi: è chiaro che se si approva un programma come “Paesaggi & Identità” diventa davvero difficile sostenere la realizzazione di progetti come Europaradiso, di alberghi o villaggi sul demanio progettati da amici degli amici, di “varianti in corso d’opera” e revisioni di piani regolatori. D’altro canto occorrerà ricordare che Michelangelo Tripodi, combattivo assessore all’urbanistica della Regione Calabria, ha sin dall’inizio sostenuto la battaglia contro il ponte sullo Stretto ed è anche noto per la sua attiva solidarietà nei confronti dei movimenti locali per la riappropriazione della sovranità degli abitanti sui loro territori e nei confronti del movimento No Tav.






